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Trump cancella il limite dei 1‑2 drink: le nuove linee guida USA sull’alcol fanno discutere

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Colpo di scena a Washington sul fronte delle raccomandazioni ufficiali in materia di alcol. L’amministrazione Trump ha presentato le nuove Dietary Guidelines for Americans 2025-2030 eliminando il riferimento storico al consumo moderato di 1 drink al giorno per le donne e 2 per gli uomini, in vigore da oltre quarant’anni.

Al suo posto, il documento federale si limita ora a invitare gli adulti a “consumare meno alcol per una migliore salute”, senza indicare soglie numeriche giornaliere, in aperto contrasto rispetto alla linea “no safe level” promossa dall’Organizzazione mondiale della sanità negli ultimi anni.

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Cosa cambia nelle linee guida 2025-2030

Le Dietary Guidelines for Americans sono aggiornate ogni cinque anni da Department of Agriculture e Department of Health and Human Services e rappresentano il riferimento per medici, nutrizionisti, programmi scolastici e politiche pubbliche.

Nell’edizione 2025-2030, la parte sull’alcol è stata completamente riscritta: spariscono le porzioni standard (1 drink/donne, 2 drink/uomini) e l’idea stessa di una “dose giornaliera raccomandata”, sostituita da un invito generico a ridurre il consumo e a evitare l’alcol in gravidanza, in presenza di patologie epatiche o familiarità per alcolismo.

Per la prima volta, la definizione delle raccomandazioni sull’alcol è stata gestita con un processo separato rispetto al resto della piramide alimentare, basandosi su due studi distinti: uno, avviato sotto l’amministrazione Biden, suggeriva un aumento dei rischi sanitari già a partire da un drink al giorno; l’altro, commissionato dal Congresso e apprezzato dall’industria, associava il consumo moderato a una minore mortalità complessiva.

Dieta “alla mediterranea” e blue zones: la narrazione secondo Oz

A spiegare il cambio di rotta è stato soprattutto Mehmet Oz, oggi figura chiave nel team sanitario federale, che in conferenza stampa ha definito l’alcol “un lubrificante sociale che aiuta le persone a stare insieme”.

Rispondendo alle domande dei giornalisti sul perché siano stati tolti i limiti numerici, Oz ha citato le cosiddette “blue zones”, le aree del mondo dove si vive più a lungo – tra cui regioni del Mediterraneo e del Giappone – ricordando che lì l’alcol è presente “in piccole quantità, consumato con grande giudizio e spesso in occasione di celebrazioni”, non certo “a colazione”.

La nuova piramide alimentare proposta dalla Casa Bianca dà enfasi a proteine di qualità, grassi considerati sani, frutta, verdura, cereali integrali e riduzione degli ultra-processati, in un quadro che richiama molti elementi del modello mediterraneo, pur senza usare esplicitamente l’etichetta “Mediterranean diet” nei documenti ufficiali.

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Tra OMS e nuove linee guida: due visioni del rischio

Le nuove Dietary Guidelines USA arrivano in un momento in cui il dibattito internazionale sull’alcol è particolarmente acceso. Da un lato, l’OMS ribadisce una posizione molto prudente, secondo cui non esiste una quantità “sicura” di alcol, mettendo l’accento sul fatto che anche consumi moderati possono aumentare il rischio di alcune patologie, in particolare tumori e malattie epatiche.

Dall’altro, i decisori politici statunitensi scelgono di non adottare lo slogan “no safe level” nelle linee guida ufficiali e di concentrarsi su un messaggio più generale – “bere meno è meglio che bere di più” – che lascia spazio a valutazioni caso per caso, in dialogo con medici e nutrizionisti e tenendo conto di condizioni individuali come fegato grasso, diabete o familiarità per dipendenza.

Moderazione, stili di vita e longevità

La rigidità del messaggio OMS viene percepita da una parte del mondo scientifico e dell’opinione pubblica come difficilmente conciliabile con l’evidenza che alcune popolazioni a più alta aspettativa di vita – dalle aree mediterranee a regioni del Giappone e della Corea del Sud – includono nel loro stile di vita anche un consumo moderato di alcol, spesso vino o birra, inserito nei pasti e in contesti sociali strutturati.

In questi Paesi, il quadro complessivo (alimentazione ricca di frutta, verdura, cereali integrali, legumi, pesce, attività fisica diffusa, forte coesione sociale) sembra giocare un ruolo più determinante della sola presenza o assenza di alcol: l’abuso resta chiaramente dannoso, ma il consumo moderato, all’interno di stili di vita salutari, non si associa agli stessi esiti negativi osservati in contesti di forte deprivazione o di binge drinking.

L’industria tra crisi e responsabilità

Per i produttori di vino, birra e spirits – già sotto pressione per inflazione, calo strutturale dei consumi in alcune fasce di età (specialmente la Gen Z e i più giovani), campagne di sensibilizzazione e maggiore severità sui controlli alla guida – il quadro è delicato: da un lato occorre riconoscere i rischi legati all’abuso, dall’altro evitare che il consumo moderato venga demonizzato al punto da assimilare ogni bicchiere a un comportamento patologico.

In questo scenario, la scelta americana di spostare il focus dalla “dose giornaliera” a un principio di moderazione e responsabilità può essere letta anche come un invito a rimettere al centro la qualità, il contesto di consumo e l’educazione al bere consapevole – temi su cui l’industria beverage, soprattutto nelle culture mediterranee, è da anni impegnata in progetti di comunicazione e di formazione rivolti a consumatori, trade e ristorazione.

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1 Commento

  1. Dagli americani si impara che bere si tratta di avere rispetto al vicino e la responsabilita`
    La patente di guida di Punti ci sta valutando tutti drogati e non responsabili speriamo

    anche italia e europa capisce che punire persone che lavorano e fanno festa con un
    po di alcol e poi distrutto la loro vita. Sarebbe ora di cambiare pensare invede di punti
    fare corsi di responsabilita e lavori sociali.

    Buon anno a tutti. Sprizz` n Roll
    Genetti Raimondo

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