Erika Mantovan
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Vini ad Arte: per il Sangiovese di Romagna è tempo di casin(ò)

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Abbiamo aspettato qualche giorno prima di raccontare Vini ad Arte, l’Anteprima del Romagna Sangiovese, andata in scena anche quest’anno a Faenza nella splendida cornice del MIC (Museo Internazionale delle Ceramiche), per radunare al meglio i pensieri. Perché in Romagna siamo in piena roulette, ci sono molti – giovani soprattutto- produttori che ogni giorno hanno la voglia di puntualizzare il proprio stile e identità in un luogo a cui non manca nulla per essere a la page e motivo di orgoglio italiano, soprattutto all’estero. Dove si ricerca oggigiorno qualità, storia e personalità. Con buona parte della retina interessata a registrare i migliori prezzi, come giusto che sia.

 

 

La riflessione da fare è sull’incrocio tra passato e futuro, ed è davvero ottimo il lavoro svolto dal Consorzio Vini di Romagna che dopo esser stato uno dei primi a coinvolgere il buon Masnaghetti per mappare l’areale si promuove oggi anche con clip divertenti in cui a parlare sono proprio i produttori. Un approccio moderno e chiaro in cui gli sforzi sono rivolti ad enfatizzare il solo (al momento!) 3% di produzione imbottigliata come MGA che secondo le stime arriverà a 380.000 bottiglie nel 2016, ben l’80% in più rispetto al millesimo precedente. Numeri che parlano da soli, il sogno è possibile, il mondo è pronto ad accogliere queste sottozone che proprio perché “solo” 12 si riescono a decifrare e ricordare. Il prossimo obiettivo come giustamente chiesto da un giornalista straniero e amante di Borgogna, è quello di arrivare a mappare le vigne. Ma questa è tutta un’altra storia.

Quello che è certo, qui ed ora, è la presenza di una flotta di giovani, nuovi interpreti della zona che si sono fatti strada e che con il loro entusiasmo riportano al lavoro (sempre eseguito) dai produttori più storici che raccolgono ora al cubo i risultati del loro impegno. Un trend positivo confermato dalle parole di Giordano Zinzani, presidente del Consorzio Vini di Romagna, che ha dichiarato: «Ogni anno Vini ad Arte cresce nei numeri e nella qualità dei vini presentati. Non posso che sottolineare questo positivo miglioramento a livello di partecipazione e di organizzazione generale.

 

 

Quest’anno in modo particolare è stato apprezzato il format innovativo, chiaro ed esaustivo con cui sono stati veicolati i contenuti del seminario introduttivo. Nuovi strumenti a servizio dei giornalisti e del pubblico partecipante. Un successo arrivato grazie soprattutto all’equilibrio dei vari momenti e alle sinergie create tra tutti i soggetti coinvolti. Un plauso quindi all’organizzazione tutta, alle cantine che ci hanno creduto e ai partner, perché hanno dato voce ad un territorio unico nelle sue eccellenze e peculiarità enogastronomiche, confermando Vini ad Arte un appuntamento enologico di riferimento per cogliere l’evoluzione in costante crescita della Romagna».

Parlando di annate nella 2018 abbiamo un andamento climatico caratterizzato da una buona piovosità e quantità di uva maturata seguendo regolarmente il calendario e una vendemmia molto lunga confermata nei diversi periodi di raccolta delle varie MGA. Mentre nella 2017 il discorso cambia, annata calda ma diversa da quelle del 2003 e del 2007 con un germogliamento e raccolta anticipati rispetto alla 2016 che invece si conferma essere anche qui un’annata di equilibrio con punte di eccellenza.

 

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Ma quali sono le caratteristiche del sangiovese nelle diverse zone della Romagna? Se a Cesena domina l’incontro tra struttura e sfericità, a Meldola spicca su tutto e tutti il frutto, a Serra invece ci sono sapidità, acidità e tannini fini per vini da invecchiamento. Busighella è terra di argille in cui non manca complessità e valore a note balsamiche e speziate mentre a Marzeno i calanchi contribuiscono a dare potenza ed espressività ma è ad Oriolo, dove le sabbie gialle affiorano in terre argillose, in cui troviamo ampiezza, struttura ed eleganza con l’invecchiamento o vivace florealità in gioventù. Non troppo diversa neanche la zona di Castrocaro in cui gli affacci dello spungone fanno vivere ancora di più l’armonia dei fiori e la dolcezza di forti tannini che non perdono mai il ritmo.

E poi ci sono le arenarie di Modigliana con vini che si riconoscono tra mille, con frutto e sapidità a far bella mostra in vigne tra i 150 e i 400 metri s.l.m. in vini potenti, decisi ed austeri. San Vicinio si diversifica per i suoi terrazzamenti fluviali, i vini sono freschi e molto equilibrati. A Longiano le vigne sono più in basso, c’è sabbia e più profondità nel frutto per vini caldi e ricchi mentre a Bertinoro, territorio tradizionalmente vocato per l’Albana, il limo e le argille donano eleganza nei tannini in vini che meritano l’attesa. L’areale più interessante è forse quello di Predappio dove la roccia tufacea si manifesta più nel versante di destra con arenarie a fare la parte da leone nella parte più in alto in cui si producono vini longevi e di grande materia.

 

 

Premesse necessarie per anticipare le aziende che più ci hanno colpito durante la degustazione tecnica, il walk around e le visite in aziende. Partiamo con il bianco di Romagna, l’Albana. Dei 2018 spiccano l’”A” di Fattoria Monticino Rosso per la sua golosità, la sua carnosità e freschezza, tutto in equilibrio, così come validissime e curiose le sue versioni di vendemmia tardiva così intense e fresche da ricordare un riesling renano.

I Croppi dell’azienda Celli, invece, è sempre sinonimo di garanzia: sapido e carico di polpa in un centro bocca che ringrazia per cotanta simmetria. Ma sono i vini di Trerè quelli che rapiscono di più: la novità in bianco, l’Albana secca Amarcod d’un Bianc 2017, con passaggio in cemento delizia per la sua schiettezza, la sua purezza ed avvolgenza caratteristiche tutte esteriorizzate con leggerezza. Che non smetteresti più di berlo.

Una cantina, un progetto che oltre a produrre vino si apprezza per l’ospitalità e l’offerta tutta dell’agriturismo. E se oggi il valore dell’export è pari al 15%, c’è da scommettere nell’incremento anche grazie – non nascondiamo la bontà del vino rosso di punta a bacca rossa assaggiato da botte che uscirà più avanti, figlio dell’annata 2016- alle ottime riserve Amarcod d’un Ross e Violeo 2015 frutto di un singolo ettaro (su 35 totali) produttivo con cloni antichi di sangiovese.

 

 

I migliori Sangiovese di Romagna a Vini ad Arte:

  • I Sabbioni – Romagna Sangiovese Superiore Doc 2018 I Voli (Oriolo): floreale, ampissimo in un sorso che non delude mai per la sua consistenza ed eleganza. www.isabbioni.it
  • Tenuta Casali – Romagna Sangiovese Superiore Doc 2018 – Vigna Palazzina (San Vicinio): sono tannicità e struttura a condurre il movimento del frutto che non mente circa la sua zona d’origine. www.tenutacasali.it
  • Gallegati – Romagna Sangiovese Superiore Doc 2017 Corallo Rosso (Brisighella): un vino intelligente, con i suoi 12 giorni di fermentazione è tutto concentrato nel frutto gioioso e ruspante in cui i tannini saltano e ravvivano la beva. www.aziendaagricolagallegati.it
  • Tenuta La Viola – Romagna Sangiovese Superiore Doc 2017 Colombarone (Bertinoro): un bel grip, una divertente astringenza che chiude il succo per farlo poi ripartire. Tra i più divertenti dello show. www.tenutalaviola.it
  • Tenuta Santa Lucia – Romagna Sangiovese Superiore Doc 2017 Tàibo (San Vicinio): finezza e verticalità per questo sangiovese di energia solare che sfila con chiara personalità. Bella anche la Riserva Sassignolo 2016. www.santaluciavinery.it
  • Villa Papiano – Romagna Sangiovese Modigliana Riserva Doc 2016 I Probi di Papiano: sarà la bella annata, sarà l’indiscussa abilità di fare vino e la vision di Francesco Bordini, ma questo vino fa strike per traiettoria, evidente stacco per potenza e precisione, nato in un luogo del mondo certamente vocato interpretato al meglio a dar giustizia alla Romagna del vino. Quasi arrabbiato il tanino poi fitto, acuto e disteso. Vino di persistenza e tattilità incredibili. www.villapapiano.it
  • Fattoria Nicolucci – Romagna Sangiovese Superiore Riserva Doc 2016 Vigna del Generale (Predappio): le vigne vecchie di Predappio comandano ancora. Delicato, serico, ampissimo, cauto nel suo passo con tannini finissimi e perfettamente integrati alla polpa sposata ad un volto più minerale di Romagna. Freschissimo sarà ancora più elegante con un po di vetro. www.vininicolucci.com
  • Drei Dona’ – Romagna Sangiovese Superiore Riserva Doc 2016 Pruno (Predappio): altro vino in cui percepire la forza del suolo. L’ampio telaio tannico sostiene un succo perfetto nella sua maturità e freschezza.
  • Enio Ottaviani – Sangiovese di Romagna Dado 2016: incrocio di quattro parcelle per un vino scioccante per la velocità e l’energia. Nervo salino e tannini fini a stravolgere la viva polpa. Un vino di stoffa che fa parlare. www.ennioottaviani.it
  • Branchini – Romagna Sangiovese Riserva Doc 2015 (Imola): diventa difficilmente improbabile dimenticare la consistenza materica del frutto, scuro e pieno. Sorso ricco e sempre equilibrato. Stupendo da bere oggi. www.branchini1858.it
  • Conde – Romagna Sangiovese Superiore Riserva Doc 2015 Vigna Raggio Brusa (Predappio): mordente la polpa, sensuale e tannica, con parti floreali sempre in primo piano. Sempre più buoni anche i vini prodotti dell’emergente nuova generazione, Chiara Condello, al timone dell’azienda. Anche nel 2016 la Riserva Le Lucciole si inserisce tra le etichette più armoniose e vibranti capaci di metter d’accordo la più parte dei palati. Le luci sono accese, da un po’, a Predappio. Prepariamoci perché lo show è appena iniziato. www.conde.it

Così come per l’intera zona dove il numero di cantine di talento inizia ad esser interessante così come quello dei prezzi. Sperando di vedere sempre più vini nelle carte internazionali e fuori dalla Romagna, ringrazio e mi complimento per l’organizzazione ed accoglienza.

+info: www.consorziovinidiromagna.it

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