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Il vino come cultura: la Valtellina innovativa di Aldo Rainoldi

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Per capire un’azienda di vino a volte un marchio non basta a raccontare e sintetizzare la storia cha sta dietro alle bottiglie. Nel caso della casa vinicola Aldo Rainoldi invece il rebranding dell’azienda ci dice molto eccome della filosofia produttiva di una delle cantine che stanno contribuendo a far rinascere la viticoltura valtellinese e portarla in alto. Un uomo stilizzato, non un simbolo preso a caso, ma si tratta di un’incisione rupestre rinvenuta nel comune di Chiuro risalente a un’epoca intorno al 2200-1800 a.C. Oggi questo omino è diventato uno dei simboli dell’azienda Rainoldi, lo troviamo in etichetta nella linea dei classici Inferno, Grumello e Sassella e anche al di fuori della sede dell’azienda, sita in Chiuro lungo la statale 36 che da nord prosegue verso Bormio, l’Alta Valle, quelle zone turistiche che diventeranno valli olimpiche per il 2026. Un’azienda vinicola sostenibile, anche dal punto di vista economico, alla ricerca della qualità dei vini senza dimenticare la redditività, aspetto importante per chi fa impresa.

FATTORE C “Ci vuole fortuna a vivere in un posto così bello come in Valtellina, siamo fortunati a lavorare in un ambiente vinicolo unico, quando vengono gli stranieri rimangono letteralmente folgorati da tante bellezza paesaggistica”. Aldo Rainoldi è un vigneron erede della tradizione di famiglia. L’attività inizia negli anni ’20 con il nonno di Aldo che portava il suo stesso nome. Un commerciante di vini più che un vero e proprio produttore, a cui si affianca negli anni a seguire il figlio Giuseppe, per tutti Peppino Rainoldi, lo zio di Aldo, un personaggio che ha fatto molto per lo sviluppo della Valtellina del vino intorno agli anni ’70 e ’80. Quando  il giovane Aldo Rainoldi si affaccia in azienda dopo gli studi in enologia ad Alba, porta una ventata di novità come succede in certi casi, ma anche vento forestiero. “Io sono valtellinese sino al midollo da parte di tutta la mia famiglia, ma per molti anni sono cresciuto con la famiglia a Bergamo lontano da questa terra, ho ancora ricordi indelebili quando venivo a trovare il nonno. Forse l’amore per il vino e per la Valtellina è nato inconsciamente in quel momento, una passione che mi ha fatto studiare e seguire il percorso da enologo”. Gli inizi in azienda di Aldo sono molto rispettosi del lavoro portato avanti dallo zio, ma piano piano inizia a portare la sua impronta sin da subito, scalpitando e tenendosi a freno, atteggiamento tipico dei giovani che vogliono lasciare il segno con alcuni vini anche perché non scontati per la Valtellina. “Il mio primo vino fu un Sauvignon, il Ghibellino che ancora oggi è nel catalogo dell’azienda, un vino bianco che a mio avviso ha le caratteristiche giuste sia per la parte produttiva per le caratteristiche che si trovano in Valtellina, perché un’azienda come la nostra sono convinto che debba essere in grado di soddisfare tutte le richieste della clientela come gamma, anche se chiaramente il nostro punto di forza è e rimane il Nebbiolo”.

 

RITORNO IN VIGNA Saliamo in macchina appena sopra la sede dell’azienda a vedere alcuni perni fondamentali di Rainoldi. Un capannone acquistato pochi anni fa dove vengono svolte tutte le operazioni di vendemmia e di vinificazione, uno spazio ideale per una cantina che può contare oltre che su nove ettari di vigna di proprietà anche su una rete di un’ottantina di conferitori. “Non so come riuscissimo a lavorare prima negli spazi che avevamo, qui con strumentazioni tecniche all’avanguardia riusciamo a non mutare la materia prima che arriva, uva straordinaria, riducendo al minimo gli impatti potendo contare sulla tecnologia per alcuni passaggi delicati come la fermentazione”. Basta salire poche centinaia di metri lungo la strada verso il comune di Ponte verso il Fruttaio Ca’ Rizzieri, che dà il nome al celebre Sforzato di casa Rainoldi. Intorno le vigne che stanno iniziando a produrre con i nuovi cloni di Nebbiolo, ulteriori innesti frutto di acquisti di terreni dove fino a qualche tempo fa venivano coltivate le mele, anche se storicamente Ponte in Valtellina è sempre stata un bacino del vino locale. “C’era un detto che testimoniava quanto era diffusa in questa zona la viticoltura, quando finisce il vino di Ponte finisce il mondo. Con la diffusione della coltivazione delle mele dagli anni ’70 la situazione si era ribaltata, oggi invece assistiamo a un ritorno della vite. Queste magari non saranno le zone più evocative della nostra denominazione come potrebbero essere Inferno, Grumello o Sassella con i vigneti terrazzati, ma sono convinto che grazie a queste vigne le nostre aziende saranno sempre più sostenibili anche dal punto di vista reddituale”. Vigneti ideali come base per il Rosso di Valtellina o per le uve da appassimento per lo Sforzato oppure da destinare alla spumantizzazione una nicchia produttiva di sicuro interesse con due bollicine rosé Rainoldi in grado di reggere il confronto con spumanti blasonati, uve per i bianchi coltivando vitigni internazionali, una scommessa questa che è stata vinta a distanza di anni.

VENDITA E COMMERCIALE Un’azienda moderna e dinamica quella di Aldo Rainoldi, in grado di capire l’importanza e il valore dell’accoglienza anche in chiave commerciale. Per questo da qualche anno è stata introdotta una figura specifica per accogliere gli enoturisti in cantina, fare degustazioni che rientrano nel progetto Wineclub di Rainoldi. “Bisogna crederci, senza andare a vedere subito i ritorni in chiave commerciale di vendite. La promozione è il nostro biglietto da visita, chi passa di qua deve avere la possibilità di visitare la nostra cantina storica, assaggiare qualche prodotto, non è matematico ma è molto probabile che queste persone acquistino delle bottiglie nel nostro wine shop, generando passaparola che è una delle armi più efficaci anche nell’era dei social, un canale che cerchiamo di presidiare in maniera costante. A distanza di un paio d’anni questa che era partita come una scommessa devo dire di essere soddisfatto”. Dal punto di vista commerciale invece Rainoldi oltre a gestire direttamente alcune zone con una rete interna di agenti si affida a degli specialisti della distribuzione come il Gruppo Meregalli. “Siamo molto soddisfatti di questa collaborazione, anche perché vendere vino è un altro mestiere e se vuoi essere posizionato in tutto il territorio nazionale nelle migliori carte dei vini dei ristoranti credo sia necessario affidarsi a dei professionisti, a noi spetta invece il compito di seguire il nostro territorio che include oltre alla Valtellina ormai anche il lago di Como dove abbiamo fatto un grande lavoro di promozione a livello di Consorzio Vini di Valtellina”.

VALTELLINA FUTURO Difficile parlare di vino di Valtellina con Aldo Rainoldi senza entrare nel merito di un Consorzio Tutela di Valtellina di cui è la massima espressione come Presidente guardando al futuro. “Ho sempre creduto anche prima nel Consorzio, da quando sono diventato Presidente circa un anno fa devo ammettere che gli impegni sono aumentati ma anche la passione e l’entusiasmo perché siamo una squadra compatta con una fascia di età compresa tra i 30 e 50 anni, persone che hanno una visione chiara delle loro aziende e hanno intuito la potenzialità del Nebbiolo. Oggi i produttori collaborano, si vendono piccoli fazzoletti di vigna, partecipano insieme a serate di degustazione, cose sino a qualche anno fa impensabili, abbiamo capito che solo con l’unione si possono raggiungere grandi risultati”. Un momento felice per la Valtellina, sono tanti i premi e i riconoscimenti ottenuti da tutto il comparto, anche se Aldo Rainoldi ha un sogno che presto si potrebbe avverare nel futuro immediato. “Quando ho iniziato questo lavoro ogni anni assistevamo quasi inerti a una diminuzione della superficie vitata in Valtellina per l’abbandono delle vigne, oggi forse per la prima volta siamo di fronte a un’inversione di tendenza, segnale che i giovani stanno tornando in vigna attirati da un mondo ricco di fascino ma anche dalla possibilità di fare impresa. Quando questo trend sarà delineato farò una festa”.

GRUMELLO E BOLLICINE Una gamma interessante e completa quella dei vini di Aldo Rainoldi. Circa 200.000 le bottiglie prodotte, tra la linea di Sforzati che rappresenta uno dei vini di punta, la linea riserva, i classici, i rossi giovani, i vini bianchi e le bollicine. Ci concentriamo sulla degustazione del Valtellina Superiore Riserva Grumello 2013. A noi di solito piace aspettare, ma dobbiamo ammettere che questo 2013 era veramente in splendida forma, prontissimo. Le uve Nebbiolo, localmente chiamate Chiavennasca, provengono dai “Dossi Salati”, i vigneti in uno dei cru della Docg Valtellina Superiore, quel Grumello con le altitudini più importanti. La completa esposizione a sud e la composizione sabbio-ghiaiosa dei terreni regalano vini di grande carattere destinati ad emozionare nel tempo, ma giè a cinque anni di distanza è pronto per essere bevuto. Oppure ci concentriamo nella Cuvée Maria Vittoria, in questo caso la spumantizzazione del Nebbiolo rigorosamente metodo classico non è uno spreco, ma un vanto di casa Rainoldi. Un’etichetta prodotta in tiratura limitata con uve provenienti esclusivamente da vigneti di alta quota, finezza ed eleganza, riposa 60 mesi di affinamento sui lievititi, tonalità di rosa del cielo di una sera d’estate, regalato dal contatto con le bucce di Nebbiolo, Pignola, Rossola vinificate in rosato.

INFO: www.rainoldi.com

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