Il vino italiano rallenta sui mercati internazionali. Nel primo semestre 2026 le esportazioni hanno superato i 3,6 miliardi di euro, registrando una flessione del 6,2% a valore e del 4% a volume. È il quadro che emerge dall’analisi dell’Osservatorio di Unione Italiana Vini (UIV) sui dati Istat. La contrazione coinvolge 9 dei primi 10 mercati di destinazione e si accompagna a una riduzione del prezzo medio all’export del 2,3%.
Stati Uniti in forte calo nel semestre
Tra i principali mercati, il dato più pesante arriva dagli Stati Uniti, dove nel semestre l’export italiano di vino perde il 14,1%, fermandosi a 849 milioni di euro. La Germania arretra del 6,8%, a 534 milioni di euro, mentre il Regno Unito registra una flessione del 6,6%, con esportazioni per 346 milioni. Nel complesso, la domanda dei mercati extra Ue scende del 7,5%, mentre nell’Unione europea il calo si attesta al 4,2%. L’unico mercato della top 10 in crescita è la Russia, con un incremento del 15,7%. Segnali positivi arrivano anche dalla Cina, +19,8%, e dal Brasile, +8,2%, mentre l’intero Mercosur segna un aumento del 18,4%.
Spumanti stabili, vini fermi a -8,9%
Il quadro cambia sensibilmente a seconda delle tipologie. Gli spumanti italiani riescono sostanzialmente a mantenere le posizioni, chiudendo il semestre con un lieve incremento dello 0,4%. Proseguono invece le difficoltà dei vini fermi imbottigliati, che cedono l’8,9%. Anche il colore evidenzia una debolezza diffusa della domanda, con i rossi a -9,3% e i bianchi a -7%. Tra le principali regioni esportatrici, il Veneto registra una contrazione dell’8,4%, mentre la Toscana perde il 7,4%. In controtendenza il Piemonte, che recupera il 2,4% e torna in seconda posizione tra le regioni italiane grazie soprattutto alla spinta dell’Asti Spumante.
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Frescobaldi chiede una riorganizzazione del settore
Secondo il presidente di Unione Italiana Vini, Lamberto Frescobaldi, “le difficoltà del settore non possono essere ricondotte esclusivamente alla fase congiunturale”. Alla debolezza del potere d’acquisto e alle tensioni geopolitiche si aggiunge infatti, secondo UIV, un calo strutturale della domanda mondiale di vino. Per Frescobaldi diventa quindi necessario affrontare il nuovo scenario attraverso una riorganizzazione sistemica del settore e dell’offerta italiana, salvaguardando al tempo stesso il valore economico e sociale espresso dalla filiera.
Primi segnali di recupero
Dal secondo semestre arrivano però i primi elementi positivi. Secondo i dati provvisori analizzati dall’Osservatorio UIV, nei mesi di luglio e agosto le vendite sui mercati extra Ue mostrano segnali di ripartenza. In particolare, gli Stati Uniti registrerebbero un rimbalzo a doppia cifra rispetto allo stesso periodo del 2025. Qualche indicazione di recupero era già arrivata a giugno dai mercati dell’Unione europea, anche se non sufficiente a riportare in positivo il bilancio della prima metà dell’anno. Per UIV, quindi, lo shock che ha caratterizzato gli ultimi dodici mesi potrebbe iniziare ad attenuarsi, a condizione che non intervengano nuove tensioni sullo scenario internazionale.




