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Vino italiano negli USA, ad aprile il primo segnale verde dopo 10 mesi di rosso

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Mentre a Washington si avvicina la scadenza del 24 luglio, data oltre la quale il quadro tariffario sull’export europeo può riaprirsi del tutto, e mentre le tensioni diplomatiche tra Roma e gli Stati Uniti tornano a pesare sul clima commerciale, arriva un dato che il settore aspettava da quasi un anno. Ad aprile 2026 il vino italiano negli Usa ha segnato una lieve inversione di rotta (+1,6% a valore), la prima dopo dieci mesi consecutivi di perdite pesanti.

Lo rileva l’Osservatorio Uiv (Unione italiana vini) elaborando dati ufficiali. Un segnale ancora timido, che incide poco su un mercato compresso, ma che il settore legge come un possibile primo riequilibrio, a patto che si riattivino i consumi.

Il dato americano trascina al rialzo l’intero quadrimestre. L’export di vino italiano verso i Paesi extra-Ue nei primi quattro mesi del 2026 ha registrato una performance a valore di -8,5%, oltre 1,36 miliardi di euro, in miglioramento rispetto al -11% con cui si era chiuso il primo trimestre. Sul solo mercato statunitense il saldo del quadrimestre si attesta a -15,4%, cinque punti in meno rispetto al passivo del primo trimestre (-20,5%).

Il confronto sul lungo periodo resta però severo. Da luglio 2025 allo scorso aprile la contrazione per il vino italiano oltreoceano è stata del 20%, mentre quella dei vini francesi ha raggiunto il 29%.

La posizione di Frescobaldi sull’alleanza commerciale

“Negli Stati Uniti paghiamo le difficoltà congiunturali di dazi e debolezza del dollaro, ma anche il cambiamento ormai strutturale delle modalità di consumo”, ha dichiarato Lamberto Frescobaldi, presidente di Unione italiana vini. “Quello americano rimane però di gran lunga il nostro primo mercato, sia allo stato attuale che in chiave prospettica: per questo è importante mantenere e preservare la decennale alleanza commerciale anche in vista del prossimo 24 luglio, quando l’amministrazione Usa definirà il nuovo quadro normativo delle tariffe”.

“La politica e il commercio spesso parlano due lingue diverse”, ha concluso Frescobaldi, “ma sarà importante lavorare congiuntamente abbassando i toni e armonizzando una partnership fondamentale per noi e per loro”.

I consumi americani restano in difficoltà

Se l’export mostra segnali di recupero, lo stesso non vale per i consumi. Secondo l’Osservatorio Uiv su base SipSource, la piattaforma che misura i flussi della distribuzione verso i punti vendita americani, i primi cinque mesi si sono chiusi con un ulteriore calo generale dei volumi consumati negli Usa, a -10,1%. L’Italia perde meno (-7,3%), ma solo grazie agli spumanti (-2%) e in particolare al Prosecco (+1,8%), mentre bianchi e rossi sfiorano la doppia cifra in negativo.

Tra i rossi le eccezioni positive riguardano i segmenti tra i 20 e 30 dollari di prezzo alla distribuzione e ancora di più quelli tra 30 e 50 dollari, due fasce che insieme valgono il 13% delle vendite a volume di rossi italiani. In forte crescita (+20%) anche i bianchi premium nella fascia tra i 16 e i 20 dollari, che però rappresentano solo il 5% della tipologia.

Il quadro che emerge è quello di un mercato che resta fragile ma in cui la fascia di valore tiene meglio del prodotto popolare, mentre la partita decisiva si gioca ora sul tavolo diplomatico. La direzione dei prossimi mesi dipenderà tanto dai consumi quanto dalle decisioni che arriveranno da Washington a fine luglio.

INFO: www.unioneitalianavini.it

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