Il vino italiano si trova stretto tra prezzi al consumo in calo e costi di produzione in aumento. Secondo l’analisi dell’Unione Italiana Vini (UIV) sui dati Istat, a settembre i prezzi del vino sono diminuiti del 2,3% su base annua e dello 0,3% rispetto ad agosto, mentre le vendite a volume non mostrano una crescita. Nello stesso mese l’inflazione italiana è invece salita al 4,2% annuo, dal 3,3% di agosto.
La forbice tra prezzi al consumo e costi sostenuti dalle aziende si allarga così ulteriormente. A pesare sono soprattutto energia elettrica e gas, con effetti diretti sulle attività di cantina e indiretti sulla produzione del vetro, insieme agli aumenti di trasporti, logistica, prodotti enologici, packaging e materiali. Per le imprese vinicole il risultato è una crescente difficoltà nel trasferire i maggiori costi sui listini. Il calo dei prezzi allo scaffale, inoltre, non sembra tradursi in una ripresa della domanda: prezzi e volumi restano infatti deboli.
Frescobaldi: “Servono interventi strutturali”
“Alle nostre imprese serve un intervento strutturale sul costo dell’energia”, sottolinea il presidente UIV Lamberto Frescobaldi, chiedendo inoltre il rafforzamento delle garanzie pubbliche per facilitare l’accesso al credito e strumenti fiscali in grado di incentivare gli investimenti in efficienza energetica e riduzione dei costi produttivi.
UIV guarda in particolare anche alle istituzioni europee, alla luce dell’accelerazione dell’inflazione registrata in Italia. I dati Istat indicano infatti che a settembre la crescita dei prezzi è stata trainata soprattutto dagli energetici e dagli alimentari non lavorati.
Il comparto vitivinicolo italiano mantiene comunque un peso rilevante sull’economia nazionale: secondo l’Osservatorio UIV genera circa 14 miliardi di euro di fatturato, con il 55% realizzato attraverso le esportazioni, che assicurano una bilancia commerciale attiva per circa 7,2 miliardi di euro. L’intera filiera coinvolge inoltre circa 900mila addetti, considerando anche l’indotto. La fotografia di settembre evidenzia quindi una pressione crescente sui margini delle imprese, in un mercato nel quale il ribasso dei prezzi non sta ancora producendo un corrispondente recupero dei consumi.




