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Whisky e birra fuori dagli Stati Uniti, stretta di Trump sugli alcolici canadesi

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Non è più una guerra di tariffe. È una porta chiusa. Dal 29 settembre gli alcolici canadesi non potranno più entrare negli Stati Uniti, punto. Nella notte di martedì 8 settembre 2026 Donald Trump ha firmato cinque proclamazioni che vietano l’importazione di alcolici, latticini e motociclette dal Canada, applicando in parallelo dazi del 50% su una nuova lista di merci a partire dal 15 settembre.

Cosa c’è davvero nella lista

Il blocco entra in vigore alle 00:01 (ora della costa est) del 29 settembre e non è un bando generico su tutto l’alcol canadese. La proclamazione lavora per voci doganali, con condizioni tecniche precise. Secondo la lettura dell’allegato fatta da ABC News, il divieto copre spumante, birra di malto, sake o vino di riso, whisky irlandese e scozzese, pisco e singani, a condizione che siano confezionati. Tequila e mezcal rientrano nel bando solo se in contenitori sotto i 4 litri.

Fuori dal comparto alcolico, il divieto riguarda diversi tipi di proteine del siero di latte, la melassa di canna e, dettaglio non banale per il trade, anche la birra analcolica.

Sul fronte tariffario la lista si allunga in entrambe le direzioni. Dal 15 settembre entrano nel perimetro del 50% golf cart e veicoli simili, materassi in cotone, mobili in bambù e rattan, ulteriori tipologie di alluminio e di formaggi. Escono invece dalla tariffa il cemento non bianco, la carta igienica e i fazzoletti, le lenzuola e altri articoli in pasta di carta per uso domestico e ospedaliero, le canne da pesca e i loro accessori, gli zuccheri chimicamente puri e il sale stradale.

La base legale e il caso Saskatchewan

L’amministrazione ha agito invocando la Section 338 del Tariff Act del 1930, che consente al presidente di bloccare le importazioni da paesi che mantengono o aumentano pratiche discriminatorie verso il commercio statunitense. È lo stesso strumento già usato a luglio per introdurre il dazio del 50% sugli alcolici canadesi. La proclamazione motiva l’azione con la “continua discriminazione verso il commercio degli Stati Uniti in materia di bevande alcoliche” e sostiene che il Canada vieta acquisto, distribuzione e vendita al dettaglio di alcolici americani senza applicare restrizioni analoghe ai prodotti di altri paesi.

Il riferimento è al boicottaggio provinciale scattato a inizio 2025, quando le province canadesi hanno tolto dagli scaffali gli alcolici statunitensi. Restrizioni oggi in vigore ovunque tranne che in Alberta e Saskatchewan, le due province che le avevano revocate nel giugno 2025. La proclamazione di luglio quantificava il danno: export di alcolici americani verso il Canada in calo dell’81%, da circa 718 milioni a circa 137 milioni di dollari, tra marzo 2025 e febbraio 2026.

Curioso il caso del Saskatchewan, che pure ha scelto una strada diversa dal ritiro dagli scaffali. Il 27 agosto il premier Scott Moe ha annunciato un prelievo del 50% sugli alcolici di origine statunitense importati nella provincia, in vigore proprio dall’8 settembre. “Dati gli aumenti dei dazi che gli Stati Uniti hanno imposto sui prodotti canadesi e del Saskatchewan, e dati i controdazi in essere, dobbiamo proteggerci”, ha dichiarato Moe. La provincia non ha ritirato i prodotti americani dalla vendita, lasciando la scelta al consumatore, ma registra comunque un calo del 40% nelle vendite di liquori statunitensi.

L’escalation delle ultime 48 ore

I controdazi canadesi erano scattati la mattina stessa di martedì 8 settembre, su 27,6 miliardi di dollari canadesi di importazioni americane (circa 20 miliardi di dollari statunitensi), con aliquote del 15%, 25% e 50% su centinaia di prodotti, dall’acciaio all’alluminio, dal latte in polvere ai formaggi, dagli elettrodomestici ai mobili. È la risposta ai dazi americani del 50% entrati in vigore il 22 agosto, dopo la rottura dei negoziati decisa da Mark Carney il 21 agosto.

Come nota Axios, la differenza sostanziale è nel meccanismo. I divieti non rendono il prodotto più caro, tagliano fuori l’accesso al mercato statunitense. E a differenza di molte tariffe precedenti, le misure adottate con la Section 338 non risparmiano le merci conformi all’USMCA, esponendo una porzione più ampia delle filiere integrate nordamericane.

L’impatto sulla filiera degli spirits

Finora il conto lo ha pagato l’industria americana. “Per più di un anno e mezzo i distillatori americani hanno sostenuto il peso maggiore di questa disputa commerciale. La rimozione degli spirits statunitensi dagli scaffali da parte delle province canadesi ha fatto crollare di oltre il 70% le esportazioni di spirits americani verso il Canada”, ha dichiarato Chris Swonger, presidente e amministratore delegato del Distilled Spirits Council of the United States (Discus). “Sappiamo per esperienza diretta quale danno possano causare queste misure e non desideriamo vedere i distillatori canadesi affrontare difficoltà simili. Speriamo che questa azione riporti entrambi i governi al tavolo negoziale prima che il divieto sugli spirits canadesi entri in vigore”, ha aggiunto Swonger.

Tra le aziende che hanno già registrato l’impatto ci sono Brown-Forman, proprietaria di Jack Daniel’s, e il Liquor Control Board of Ontario. Il vuoto lasciato dai marchi americani ha invece favorito la concorrenza: Pernod Ricard, che possiede il whisky canadese JP Wiser, e Diageo, produttrice di Johnnie Walker, hanno riportato vendite in crescita in Canada da quando i brand statunitensi sono diventati indisponibili.

Il boicottaggio, intanto, resta popolare. Un sondaggio di luglio 2026 registra il 69% dei canadesi favorevole alle restrizioni.

La risposta di Ottawa

Mark Carney ha diffuso martedì mattina un video in cui avverte i canadesi che il riorientamento economico lontano dagli Stati Uniti avrà un costo, ma insiste che l’alternativa sarebbe peggiore. “Abbiamo tutto ciò che serve per riorientarci e prosperare. Quel riorientamento avrà un costo. C’è sempre un costo nell’agire. Ma non si avvicina al costo di restare fermi”, ha detto il primo ministro. “Non credo nell’escalation del conflitto. Non è costruttivo. Ma i nostri dazi sono necessari per proteggere i nostri lavoratori, le nostre aziende e le nostre comunità. Questo riguarda chi siamo come canadesi”.

Dominic LeBlanc, ministro canadese responsabile delle relazioni commerciali con gli Stati Uniti, ha dichiarato che il governo sta valutando le nuove misure. “Come accade da 18 mesi, la nostra priorità assoluta resta proteggere e sostenere lavoratori, agricoltori, famiglie e imprese del Canada di fronte a queste misure ingiustificate”, ha detto LeBlanc.

Resta sul tavolo la minaccia più pesante. Un funzionario senior della Casa Bianca ha confermato ad ABC News che il piano di portare al 50% i dazi sulle auto canadesi dal 1° gennaio è ancora in piedi, pur lasciando aperta la porta a un accordo. “Se possiamo trovare risoluzioni alternative al tavolo, direi, voglio dire, sì, è sempre una possibilità”, ha detto il funzionario.

Per il trade beverage il nodo è la finestra di tre settimane. Il 29 settembre non è una data casuale: lascia spazio a una trattativa dell’ultimo minuto e allo stesso tempo obbliga importatori e distributori nordamericani a decidere subito cosa fare degli ordini in transito. E la lezione del boicottaggio provinciale è già scritta nei numeri: quando un prodotto esce dallo scaffale, il posto lo prende qualcun altro.

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