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Ruchè

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Portabandiera di un territorio, unicità scampata all’estinzione, vitigno dalle note insostituibili nel vino come nella grappa. Il Ruchè è un’icona del Monferrato grazie alla sua inconfondibile identità e ad una produzione limitata a sette comuni del Nord-Astigiano che conferisce quell’aura di rarità capace di stimolare l’attenzione dei consumatori di tutto il mondo. Oggi però tale vitigno non sarebbe più fra noi senza l’opera di Don Giacomo Cauda, il parroco giunto a Castagnole Monferrato nel 1964 – da sempre il principale paese di produzione di questo nettare – ignaro di stare per compiere una missione extra-spirituale: salvare il Ruchè dalla sua scomparsa.

Siamo con Luca Ferraris, anche noto come il “signore del Ruchè”. La sua cantina omonima è ormai riconosciuta ed apprezzata non solo nel perimetro monferrino ma anche in oltre 35 paesi del mondo. La sua famiglia, Ferraris, in quel di Castagnole Monferrato è l’erede e tra le più importanti voci della storia di questo nobile ed autoctono vitigno, cosi fresco e curioso da essersi fatto strada molto rapidamente.