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Si è conclusa con successo la sesta edizione di MarcabyBolognaFiere – Private Label Conference and Exhibition, che a oltre ad una nutrita presenza di aziende espositrici (406) e visitatori, si è caratterizzata per alcuni importanti convegni, in particolare la presentazione del VI rapporto annuale dell’Osservatorio Nazionale sulla Marca Privata. Dal rapporto, presentato da Guido Cristini, è emerso un significativo incremento delle marche private, che conquistano una quota di mercato del 13,6% nelle vendite a valore, per un giro d’affari di 8,5 miliardi di euro.

Una crescita avvenuta grazie alle oltre 10.000 referenze presenti nell’assortimento delle insegne della grande distribuzione ed al 90% dei consumatori italiani che, almeno una volta nel corso dell’anno, hanno dichiarato di aver acquistato prodotti a marca privata. Non a caso, nel 2009, la quota di mercato di questo tipo di prodotti è passata dal 12,7% del 2008 al 13,6% (nel 2005 era l’11,8%). Ad incidere, in tempo di crisi, è soprattutto la convenienza: se 100 è l’indice medio dei prezzi dei mercati, quello medio “marca privata” è pari a 82. Ma non solo, perché il consumatore di marca privata è generalmente informato, istruito, con un buon reddito, vive al centro-nord ed è attento a temi come la sostenibilità dei processi di produzione.

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Secondo il Rapporto, il settore genera un fatturato di circa 8,5 miliardi, tra iper e supermercati, discount, minimercati e superette (+10,4%). E nel 2009 prosegue il boom dei prodotti freschi (+13,1%, +22,4% nel 2008), ma, a piacere sempre di più è anche la drogheria alimentare (+12,7%, nel 2008 +15,9%). In particolare, i reparti più penetrati da questo tipo di prodotto sono il freddo (21,9%), il fresco (17,5%) e la cura della casa (17,5%). Resta però il gap rispetto ad altri Paesi europei a commercializzazione più evoluta. In Gran Bretagna e in Spagna, per esempio, la quota di mercato di questo tipo di prodotto è attorno al 30%, quasi il doppio rispetto a quella italiana.

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Grande interesse ha suscitato anche l’Indagine sul comportamento del consumatore (curata da Episteme e presentata da Giampaolo Fabris). L’indagine ha sottolineato come una larga maggioranza degli intervistati (71%) non solo non percepisca uno scarto di qualità tra i prodotti a marca privata e quelli industriali, ma anzi reputi le private label una scelta razionale all’insegna della maggiore convenienza. Le marche commerciali non sono più viste come marche economiche di serie B. Nella fascia premium vengono persino percepite come superiori a quelle industriali. Non è un caso che lo scorso anno l’offerta premium delle varie catene abbia registrato un incremento delle vendite a valore del 29,9% (addirittura del 45,1% in quantità).

+info: www.marca.bolognafiere.it/ per accedere al VI Rapporto sulla marca commerciale
www.marca.bolognafiere.it/files/Documenti//cs2010pdfit//Osservatorio%202010%20cs.pdf

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