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Per comprenderne il valore, il potere quasi, si dovrebbe partire da un aneddoto storico. Quello che narra di una truppa di soldati austroungarici, nella seconda metà del ‘800, talmente accattivati da questo vino rosso corposo e intenso da rinunciare prima alla battaglia, per poi dedicargli il varo di una nave. Il Buttafuoco Storico, il cui club non a caso ha scelto un fiero veliero come simbolo, e che ha festeggiato lo scorso venerdì il suo ventitreesimo compleanno. 

NON UN PUNTO D’ARRIVO – Un traguardo importante per il Consorzio, avamposto di qualità e identità dell’Oltrepò Pavese, che oggi conta quattordici produttori tra le proprie fila. “Quando si partì nel ’96 per risvegliare questo uvaggio storico, non lo avremmo mai pensato”, commenta il Presidente del Club Marco Maggi. “Non bisogna però considerare questo anniversario come un traguardo, bensì come un punto di partenza. Abbiamo fatto qualche passo oltre la linea dello start, adesso è importante andare avanti con le nostre forze”. Eleganza e personalità le caratteristiche distintive di un vino storico, che ha deciso di scommettere sulla propria peculiarità tenendo la produzione ristretta e di nicchia. Il passo successivo dovrà per forza spingere verso un allargamento degli orizzonti, per il quale si sono già messe a disposizione le istituzioni.

LEGAME CON IL TERRITORIO – Palazzo Bovara a Milano, già cuore della Milano Wine Week, ha ospitato la celebrazione del compleanno, svolta in due sedute tra dibattito (egregiamente moderato da Gene Gnocchi) e banco d’assaggio, per le quali sono  infatti intervenute le più alte personalità del settore. A testimonianza del legame con il prodotto, che porta con sé un vincolo viscerale con il territorio oltrepadano, strumento indispensabile per la promozione del Buttafuoco: “Dobbiamo spenderci sempre più per promuovere territorio e prodotti”, commenta Franco Bosi, Presidente della Camera di Commercio di Pavia. “Il vino per noi è eccellenza ma non siamo mai riusciti a valorizzarlo e di conseguenza ottenere quote di mercato. Non si può valorizzare un vino senza valorizzare il territorio in cui cresce”. Sono proprio le bellezze delle colline oltrepadane a dover fare da spalla forte per la comunicazione e la divulgazione del vino, come racconta Federico Gordini, Presidente della Milano Wine Week.

TUTTI PER UNO  – Il desiderio di rivalsa si respira intenso, come è d’altronde la struttura del vino stesso, e le mosse per il futuro appaiono ben chiare: i quattordici giovani viticoltori, che attualmente generano un volume di 70.000 bottiglie l’anno, sono consapevoli di quanto fondamentali siano il gioco di squadra e la comunione di intenti per riscoprire un prodotto antico e competere con le grandi realtà nazionali: “Il Consorzio deve essere un corpo unico, che condivida un obiettivo comune e si schieri a difesa del territorio”, secondo Fabio Rolfi,  Assessore per l’Agricoltura della Regione Lombardia. Il sostegno necessario c’è, ai livelli concentrici più importanti: Gian Marco Centinaio, Ministro Politiche Agricole e Alimentari, Forestali e del Turismo, parla del Buttafuoco come di “una storia d’amore, eccellente rappresentante del progetto Oltrepò, che va nella direzione giusta”. L’Assessore è inoltre al lavoro, insieme al Presidente Maggi, per elevare il Buttafuoco Storico a DOCG, a conferma della qualità di cui il vino si può vantare. In programma anche l’eliminazione dal mercato della versione frizzante, nettamente in calo sul mercato.

GUIDA – Senza dimenticare, chiaramente, un discorso netto di qualità e continuità, che va di pari passo con i sentimenti che la terra d’origine regala. Il Buttafuoco emerge nelle guide AIS come esempio di presenza stabile e rilevante, tra le oltre settanta aziende oltrepadane presenti nelle relazioni, come spiega Fiorenzo Detti: “I numeri complessivi sono ancora bassi, ma è un punto di partenza estremamente valido”. La sensazione generale è quindi quella di una certa convinzione relativa all’importante lavoro fin qui svolto, e di un’eguale certezza circa la necessarietà di un progetto a lungo termine e di un’identità sempre più solida. Luigi Gatti, Presidente del Consorzio Tutela Vini Oltrepò Pavese: “La strada è lunga, la si deve percorrere tutti insieme, autorità e produttori, fianco a fianco”.

AI SUMA – Bricco in Versira, Cà Cagnoni, Canne, Casa Barnaba, Casa del Corno, Costera, Catelotta, Frach, Garlenzo, Montarzolo, Pitturina, Pregana e Sacca del Prete. Sono questi i figli delle vigne del Consorzio del Buttafuoco Storico, simboli di quanto l’ardore e l’ardire siano quasi sempre elementi di una ricetta insuperabile: “Il Buttafuoco rappresenta l’espressione del volere è potere”, dice Fabiano Giorgi, Presidente del Distretto Vino di Qualità dell’Oltrepò Pavese. “Si esprime a livelli altissimi pur avendo una base piccola, perché ci sono passione e sacrificio. Tutti vanno all’estero, mentre una realtà così piccola continua ad andare avanti grazie a un progetto e dei produttori che si impegnano quotidianamente. È per questo che il Buttafuoco deve essere un esempio per tutto l’Oltrepò”. Il terreno è fertile, ed è perfetta la chiosa del giornalista Marco Gatti, per sottolineare come ormai il momento di accelerare sia arrivato : “Ai suma”. Ci siamo.

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