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nota di sintesi relativa al Rapporto Nazionale sul Settore Vitivinicolo 2009 Italia disponibile in versione integrale sul sito www.unioncamere.it al seguente link:
Rapporto Nazionale sul Settore Vitivinicolo 2009 Italia

SOMMARIO: Mentre i consumi di vino aumentano nel mondo (complice la globalizzazione) ma diminuiscono in Europa (causa un maggior orientamento alla qualità a scapito della quantità), l’Italia si conferma leader mondiale nella produzione e commercializzazione del vino, alle spalle della “solita” Francia che però, nell’arco di 10 anni, ha subito con maggior vigore l’arrivo sul mercato delle produzioni dei Paesi “emergenti” (Nuova Zelanda, Australia, Cile, Argentina). Il risultato è che se nel 1996 il vino francese rappresentava il 42% delle esportazioni mondiali in valore (e quello italiano il 18,5%), dopo dieci anni Bordeaux&C. rappresentano il 34,9% delle vendite mondiali, mentre il vino italiano il 18%. E’ quanto rivela il Rapporto Nazionale sul settore Vitivinicolo 2009, realizzato da Unioncamere e Istituto Tagliacarne.

Riferimento temporale: Aprile 2010

“La produzione vitivinicola rappresenta un asset molto importante dell’economia nazionale”, evidenzia il Presidente di Unioncamere, Ferruccio Dardanello. “Il vino è uno degli ambasciatori del made in Italy e le nostre imprese stanno dimostrando grandi capacità nell’affrontare le difficoltà del mercato, la concorrenza che viene da Paesi che solo di recente si stanno cimentando con questa arte antichissima e le modifiche degli stili di consumo. I nostri dati dimostrano che il Meridione sta puntando sul vino per una crescita del territorio. E’ molto probabile che a questo percorso, nel tempo, corrisponda un incremento della quota di produzione di vino di qualità sul totale, in maniera analoga a quanto è avvenuto nella parte settentrionale del Paese”.Se quindi il vino made in Italy ha mantenuto le sue posizioni, ciò dipende non soltanto dal consistente numero di imprese diffuse nelle regioni del Nord e del Centro, storicamente vocate alla produzione di questa pregiata bevanda, ma anche ad un incremento importante delle aziende e delle quantità prodotte nel Meridione.

A fine 2008, a questo settore facevano riferimento 165.923 imprese (il 99% delle quali attive). Il Sud e le Isole concentrano circa 90.000 aziende, pari al 55% del totale delle imprese del settore. Le regioni in cui risulta la maggiore densità di imprese sono la Puglia (con più di 30.000 unità) e la Sicilia (con più di 27.000 unità); seguono il Piemonte, il Veneto, l’Emilia Romagna, la Campania e l’Abruzzo con un numero di imprese compreso tra le 14.000 e le 11.000. Vino, quindi, fonte di guadagno ma anche fatto di costume ed elemento caratterizzante i diversi territori. Ben lo mostra il dato relativo alla diffusione delle imprese rapportato al numero degli abitanti. In Abruzzo, ad esempio, ci sono 8,9 imprese vitivinicole ogni 1000 abitanti. E’ questa, infatti, la regione dove si concentra il maggior numero di produttori di questa pregiata “bevanda”, a fronte di una media di 2,7 aziende vitivinicole ogni mille residenti. In questa classifica, alle spalle dell’Abruzzo si incontrano Puglia e Trentino Alto Adige (7,6), quindi la Sicilia (5,4), la Basilicata (3,8), il Piemonte (3,1) e l’Emilia Romagna (2,9). Si tratta di un insieme di regioni caratterizzate, a differenza delle altre, da una vocazione imprenditoriale vitivinicola superiore alla media nazionale (2,7 imprese per 1.000 abitanti).

Se poi si considera l’analisi dei volumi di produzione di uve da vino, risulta che la crescita fino a 76 milioni di quintali del 2008 (pari ad un +3,5% medio annuo a partire dal 2002) sia dovuta prevalentemente a Puglia, Sicilia, Veneto e Emilia Romagna. La Puglia è la prima regione per volumi prodotti con 18.344 milioni di quintali; la Sicilia è al secondo posto con circa 11 milioni di quintali; seguono il Veneto e l’Emilia Romagna con, rispettivamente, 10.470 e 8.381 milioni di quintali.La Puglia, infatti, è la regione ad aver messo a segno i maggiori incrementi dei volumi di produzione a partire dal 2002: la crescita, del 16% medio annuo, la pone di gran lunga davanti alla pur attivissima Sicilia (+5,4%) e alla Sardegna (+4,7%). La produzione diminuisce, invece, in Abruzzo (-8,2%), nel Lazio (-8,1%), nelle Marche (-7,7%) e in Calabria (-3,4%).

Per quanto riguarda invece la vinificazione, in Italia la produzione di vino e mosto è pari nel 2007 a 42.513 milioni di ettolitri (-1,0% medio annuo dal 2002). A livello regionale la produzione si concentra nelle stesse regioni dove risulta maggiore la produzione di vino: il Veneto, l’Emilia Romagna, la Puglia e la Sicilia, che insieme detengono oltre il 57% della produzione nazionale. Nel periodo considerato, gli incrementi di maggiore entità si registrano in Umbria (+5,2%), in Toscana (+4,0%) e in Sardegna (+3,4%). Sono invece significativi i decrementi di Abruzzo (-10,7%,), Marche (-9,7%), Lazio (-8,5%), Basilicata (-6,5%), Sicilia (-5,9%) e Calabria (-5,2%).

LA QUALITÀ MADE IN ITALY
Il nostro Paese contava nel 2008 477 certificazioni (o denominazioni) di qualità. Dal momento che 8 DOC e 4 IGT risultano essere interregionali, il totale delle certificazioni regionali raggiunge quota 490. Le DOCG, che rappresentano l’8,6% del totale, sono passate da 36 nel 2007 a 41 nel 2008 grazie al contributo di Veneto, Piemonte e Lazio. Le DOC rimangono 316 e rappresentano il 66,3% del totale delle denominazioni, mentre le IGT sono divenute 120 (25,2% del totale). La distribuzione regionale delle denominazioni non è cambiata di molto rispetto al 2007, con una netta prevalenza del Piemonte (56 denominazioni), seguito da Toscana (49), Veneto (39), Sardegna (34) e Lombardia (32).
Se si considera il peso della produzione regionale dei vini DOC e DOCG sul totale della produzione nell’anno 2007, emerge che le regioni a maggiore produzione vinicola, quali Veneto, Emilia-Romagna, Puglia e Sicilia, registrano però un’incidenza della produzione di qualità sul totale quasi uguale (Veneto) o inferiore alla media italiana (Emilia-Romagna) e in alcuni casi molto bassa (Puglia e Sicilia). Le regioni che producono quantità inferiori, ma nelle quali precise scelte di marketing hanno indotto nel tempo a privilegiare le produzioni di qualità e nelle quali, di conseguenza, il peso della produzione DOC e DOCG sul totale è molto alto, sono invece Piemonte, Trentino Alto Adige, Lombardia, Toscana e Friuli Venezia Giulia .

Analizzando il sistema produttivo del settore vitivinicolo italiano, tralasciando le attività distributive costituite dagli intermediari dediti al trasferimento delle merci dal produttore al consumatore, emergono, nonostante i recenti miglioramenti, alcune difficoltà strutturali, prima tra tutte l’elevata frammentazione produttiva dovuta anche e soprattutto alla presenza diffusa di forme societarie più semplici, con una prevalenza, all’interno della filiera vitivinicola, di produttori rispetto agli imbottigliatori.L’evoluzione delle caratteristiche del settore fa registrare, anche per il periodo 2005-2008, una riduzione del numero di imprese attive, con alcune eccezioni; una parte consistente delle imprese del settore si sta orientando verso forme giuridiche più complesse; l’aumento del numero degli imbottigliatori a fronte di una riduzione del numero di produttori di vino è sintomo del maggior ricorso delle imprese al decentramento produttivo attraverso l’esternalizzazione della fase di imbottigliamento ad imprese specializzate.

LEADER A LIVELLO MONDIALE
Quasi un quinto del vino commercializzato nel mondo è made in Italy. L’Italia, infatti, secondo esportatore di vino con una quota del 18% a livello internazionale e detentore, insieme a Francia e Spagna, del 61,7% della quota di mercato globale, conferma la sua leadership mondiale nelle vendite estere del settore vitivinicolo, ponendosi alle spalle della sola Francia. Ammontano infatti a circa 3,6 miliardi di euro nel 2008 il valore dell’export italiano, con una crescita del 45,3% tra il 2000-2008 in linea con lo sviluppo del commercio mondiale. Nonostante la riduzione della quota di export rispetto al 1996 (18,5%), la bilancia commerciale settoriale, durante il decennio di riferimento, è risultata in crescita, grazie ad un aumento della propensione al commercio internazionale dei nostri vini (dal 25,4% al 33,4% tra il 1996 ed il 2006) che ha permesso di compensare la contrazione della domanda interna.

D’altronde, una perdita della quota commerciale del vino italiano è da associare anche e soprattutto alla maggior dinamicità di alcuni competitor emergenti quali la Nuova Zelanda (+894%), l’Australia (+385%), il Cile (+227%), l’Argentina (+464%) e gli Stati Uniti (+162%). Nei Paesi dell’Europa a 27, verso i quali è diretto il 55,1% dell’export di vino nazionale, i maggiori estimatori sono i tedeschi, che assorbono il 21,3% delle nostre vendite, seguiti dagli inglesi (13,7%). Tra il 2000 ed il 2008, la quota di esportazioni destinate ai paesi UE-27 è aumentata del 34,2%, mentre quella destinata ai paesi extra-UE è cresciuta con maggior rapidità (61,6%). Il primo mercato per le esportazioni di vino italiano è quello degli Stati Uniti con una quota del 22,2%.

L’ANDAMENTO DEI CONSUMI
Il consumo di vino a livello globale si è attestato, al 2006, attorno ai 242 milioni di ettolitri, con un aumento del 6,9% rispetto al 2001 e del 2,0% rispetto al 2005. Prosegue, dunque, la lieve ripresa iniziata a partire dalla metà degli anni Novanta. L’Europa, che rimane l’area a maggior consumo, con una quota del 67,2% nel 2005, prosegue il trend di decrescita in atto (-10% rispetto al periodo 1986-90 quando deteneva una quota del 73,8%). I paesi europei tradizionalmente produttori come Italia, Francia e Spagna hanno subito i maggiori ribassi (rispettivamente -9,3%, -2,7% e -5,1% nel periodo 2001-2006), solo parzialmente compensati dalla crescita nei paesi settentrionali (UK, Irlanda, Germania, Olanda, Svezia).

+INFO: Unioncamere, Uff. Stampa, tel. 064704370 – il Rapporto (112 pagine) è disponibile in versione integrale sul sito www.unioncamere.it al seguente link: www.unioncamere.gov.it/images/stories/documenti/doc/allegati2/Comunicati_stampa/rapporto_settore_vitivinicolo%202009.pdf

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