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Vino e Alcolici - Wines and Spirits

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Sopravvissuti al Covid, oramai assuefatti ai bollettini di guerra, soprattutto quotidianamente alle prese con il carovita, gli italiani si affacciano sul nuovo anno con una inattesa forte tempra emotiva. È l’istantanea degli italiani scattata dalle due survey dell’Ufficio Studi Coop condotte a dicembre 2022; la prima su un campione rappresentativo della popolazione italiana e la seconda sulla community di esperti del portale italiani.coop.

Si è svolto a Roma il tradizionale appuntamento di fine anno che vede protagonista l’Istituto Grandi Marchi (IGM). Come nelle precedenti occasioni, anche in questa al centro dell’incontro il report che IGM ha commissionato a Wine Monitor, l’osservatorio di Nomisma specializzato nelle ricerche sul mercato del vino. Focus sulla distribuzione del vino in Italia, tra nuovi e vecchi canali: evoluzione e prospettive per i fine wines.

Il 2021 è un anno record per il vino italiano DOP IGP, grazie al lavoro di 113.241 operatori organizzati in 124 Consorzi di tutela. La produzione imbottigliata sfiora i 27 milioni di ettolitri per un +10,9% su base annua, con andamento simile fra DOP e IGP. Il valore dell’imbottigliato supera 11,16 miliardi di euro e segna un +21,2% su base annua, attribuibile soprattutto ai vini DOP (+22%) rispetto alle IGP (+16%) e con le grandi denominazioni che trainano la crescita. Le esportazioni nel 2021 raggiungono 6,29 miliardi di euro per una crescita del +13,0% in un anno.

È molto più di una semplice ripresa della Dop economy italiana quella descritta dai dati del XX Rapporto Ismea-Qualivita: dopo un 2020 segnato dalla pandemia, nel quale il settore aveva comunque mostrato una buona capacità di tenuta e continuità produttiva, il comparto del cibo e del vino DOP IGP nel 2021 raggiunge un valore complessivo alla produzione pari a 19,1 miliardi di euro (+16,1% su base annua) e un export da 10,7 miliardi di euro (+12,8%). Sono risultati record che portano a quota 21% il contributo del comparto DOP IGP al fatturato complessivo del settore agroalimentare nazionale, un quadro che delinea una grande forza propulsiva da parte delle filiere dei prodotti DOP IGP, da sempre espressione di un patrimonio economico per sua natura non delocalizzabile, frutto del lavoro coeso di un sistema complesso e organizzato che in tutto il territorio nazionale coinvolge 198.842 operatori e 291 Consorzi di tutela autorizzati dal Ministero.

Le previsioni vendemmiali sono l’appuntamento annuale con il quale viene delineato, in corso di vendemmia, lo stato dei vigneti a livello nazionale e regionale, e presentate le previsioni relative alla produzione e alle tendenze del settore vino per la campagna in corso. L’indagine è frutto della collaborazione tra Assoenologi, Ismea e Unione Italiana Vini, che uniscono le rispettive forze e competenze.

Sono state presentate a Roma, le edizioni 2022 dell’Annual Report di Valoritalia (con i dati emersi dai processi di certificazione di 218 denominazioni di origine italiane) e dell’Osservatorio Nomisma Wine Monitor – Valoritalia (accurata analisi della percezione delle certificazioni tra le imprese vitivinicole e i consumatori di vino).

Una consumer base e un interesse da parte dei consumatori per il vino bio che continua ad aumentare sia in Italia sia all’estero, superfici vitate bio in crescita così come le vendite in GDO. È quanto emerge da VINO BIO: TREND & SFIDE, evento promosso da FederBio e AssoBio e curato da Nomisma-Wine Monitor, che si è tenuto oggi a Vinitaly 2022 e che ha evidenziato il posizionamento e le prospettive di sviluppo del vino bio made in Italy in Italia e all’estero.

Più giovane, più femminile, più sostenibile: il settore si rigenera dopo la battuta d’arresto della pandemia. Ma c’è bisogno di formazione professionale, di una capillare digitalizzazione dei territori e di una cabina di regia nazionale formata dalle migliori competenze. L’indagine di Nomisma Wine Monitor presentata a Vinitaly con il ministro Stefano Patuanelli.

Una situazione del vigneto al momento buona; una fioritura iniziata in ritardo al Centro-Nord che determinerà una raccolta posticipata di circa una settimana; un danno determinato delle gelate pasquali, solo parzialmente rientrato, che influirà sulla raccolta pur con importanti differenze tra zone e vigneti. È la sintesi, al netto dell’incertezza climatica di questo periodo, del report sull’andamento climatico-vegetativo della prossima vendemmia stilato da Assoenologi, Ismea e Unione Italiana Vini (Uiv). Le previsioni quantitative della prossima stagione di raccolta saranno come di consueto rese note dalle compagini entro la prima decade di settembre.

Un evento fisico dopo un anno e mezzo di isolamento, ripartire in presenza con un valore simbolico, una spinta per aiutare a immaginare un futuro più tranquillo. Da Bormio dove è in corso il Forum Food&Beverage organizzato da The European House – Ambrosetti insieme a numerosi partner, si traccia lo scenario del settore agroalimentare alle prese con la ripresa. Nel corso della due giorni valtellinese è stata presentata la 5^ edizione del Rapporto denominato “La Roadmap del futuro per il Food&Beverage”.

In occasione dell’ultima Assemblea Annuale Federvini è stato lanciato il nuovo Osservatorio Federvini Wine & Spirits, un ‘think tank’ in grado di monitorare l’evoluzione del settore, con particolare attenzione alla struttura delle aziende in un mercato sempre più complesso, senza dimenticare l’evoluzione del consumatore. In tal occasione è stato presentato un primo report informativo di cui riassumiamo di seguito le principali Highlights

L’ultimo rapporto Ismea-Qualivita sui prodotti alimentari italiani a indicazione geografica (ed 2018) fornisce una analisi completa descrittiva e statistica su questo business di primaria importanza per l’economia italia ; oltre 15 miliardi di euro alla produzione (di cui 7 di prodotti food e 8 di prodotti wine), con un export pari a 8,8 miliardi euro (di cui 3,5 food e 5,7 wine). Di seguito riportiamo le panoramiche di sintesi per le varie regioni d’Italia.

Sopexa, l’agenzia internazionale di marketing e comunicazione specializzata in cibo, bevande e stili di vita, ha pubblicato i risultati del Wine Trade Monitor 2018, uno studio internazionale incentrato sulle principali tendenze nel mercato del vino globale. E quest’anno, per la prima volta, lo studio include spumanti a fianco di vini fermi.

Se l’annata 2017 è stata tra le più scarse degli ultimi cinquant’anni, dove gli eventi climatici si sono accaniti con un’inusuale ed eccezionale portata, quest’anno siamo tornati ai valori medi riferiti ad annate di piena produzione. Anche il periodo della raccolta risulta nella norma, con circa 7/15 giorni di ritardo rispetto allo scorso anno. Ciò che però ha caratterizzato questa inusuale annata sono state le punte di caldo alternate a forti precipitazioni che hanno creato un’elevata umidità.

Corteaura Franciacorta nasce nel 2009 per volontà di Federico Fossati. Si trova alle pendici del comune di Adro in provincia di Brescia. Federico cresciuto in veneto, voleva realizzare un sogno enologico: produrre un vino di qualità in un territorio di vocazione. Per questo ha viaggiato in tutta l’Italia individuando nella Franciacorta il territorio che più di ogni altro avrebbe prodotto per i suoi vini la gamma più ricca e più ampia di sfumature.

Sul mercato nazionale italiano dei liquori e distillati sono attivi alcune grandi multinazionali degli spirits (come Campari, Diageo, Pernod Ricard e Bacardi), ma anche diversi grandi gruppi italiani che stanno espandendo la propria presenza in diversi Paesi esteri (come Branca, ILLVA Saronno, Montenegro, Molinari, Caffo) ed, infine, numerosi piccoli e medi produttori con posizioni di rilievo in specifici segmenti tipologici o territoriali.

Il Consorzio del Vino Brunello di Montalcino è nato nel 1967, all’indomani del riconoscimento della D.O.C., come libera associazione fra i produttori intenzionati a tutelare il loro vino ed a valorizzarne le caratteristiche. Il Consorzio ha favorito la nascita di un tessuto produttivo fatto di aziende vecchie e nuove, piccole e grandi, unite da intenti comuni di rispetto della natura e aspirazione all’alta qualità del vino.

Il Consorzio Vini Mantovani è stato costituito il 3 Agosto 2012 dalla fusione di tre realtà consortili preesistenti a presidio e tutela delle diverse produzioni vinicole mantovane: il Consorzio Provinciale Tutela Vini Mantovani (risalente al 1979) che comprendeva, a sua volta, il Consorzio Volontario Lambrusco Mantovano ed il Consorzio Vini Colli Mantovani.

Il vino Franciacorta ha il sapore della storia, anche se a noi giunge più nitido il suo passato recente. Era il 1961 quando 11 produttori dell’attuale Franciacorta, che coltivavano 29 ettari di vigneto, diedero inizio alla produzione di 2 mila ettolitri di Pinot di Franciacorta, muovendo così i primi passi verso il successo che il metodo Franciacorta ha raccolto negli anni successivi.

La zona di origine dell’uva Moscato bianco è stata delimitata nel 1932 dal disciplinare di produzione dell’Asti docg e del Moscato d’Asti docg. Il vigneto a Moscato bianco si estende per circa 9700 ettari in un territorio che comprende 52 Comuni delle province di Alessandria, Asti e Cuneo. Secondo i dati di luglio 2016, le realtà consorziate sono 174, divise tra 52 case spumantiere, 12 aziende viticole, 15 aziende vinificatrici, 79 aziende vitivinicole e 16 cantine cooperative, che producono oltre 80 milioni di bottiglie. La vendemmia dell’uva Moscato ha un valore di circa 50 milioni di euro. L’85% della produzione dei vini tutelati dal Consorzio, l’Asti docg e il Moscato d’Asti docg, viene esportata all’estero.

Per l’elenco delle aziende consorziate cfr: http://www.astidocg.it/i-consorziati/

Il Veneto Orientale e la sua storia di viticoltura sono celebri fin dall’epoca Romana. Il terreno argilloso e impermeabile plasma il carattere dei vini e conferisce quella delicatezza e intensità che da sempre hanno nobilitato queste terre. Tenuta Sant’Anna sorge qui, cinquanta chilometri ad est di Venezia ed è tuttora una delle più grandi realtà vinicole della zona, nonché la principale proprietà del Gruppo Genagricola per estensione e produzione.

di Marco Bormolini.

Passionate about wine? Brexit? Andrea Rinaldi è l’uomo giusto per rispondere a queste domande. Un toscano a Londra. Sono lontani i tempi degli anni ’90, quando al suo arrivo nella City londinese poco più che trentenne dopo esperienze nella sua Montecatini, di prodotti italiani non c’era  neanche l’ombra. Con il Presidente della UK Sommelier Association parliamo di Brexit, delle conseguenze sul comparto del vino italiano nel Regno Unito, oltre che di sommelierie.

Il mercato delle bevande resta stimolante: evidentemente ormai le classiche varianti di bevande non bastano più al consumatore. In ogni segmento nascono ormai i cosiddetti craft drink. Ecco quindi che, accanto ai grandi gruppi, si vanno affermando sul mercato numerose aziende medie e piccole o piccolissime il cui obiettivo dichiarato è quello di offrire qualità invece che quantità: perché spesso produrre meno significa, infatti, aumentare la qualità. Manca ancora poco all’appuntamento che vedrà il mondo delle bevande europeo riunito a Norimberga per dialogare su tendenze e novità. Dall’8 al 10 novembre gli esperti si incontrano a quello che quest’anno è il salone più importante dedicato ai beni d’investimento dell’industria delle bevande.

“Abbiamo voluto rendere omaggio a questa 50a edizione di Vinitaly con un convegno che ripercorresse gli ultimi 50 anni del vigneto Italia, analizzandolo sotto differenti punti di vista con gli approfondimenti dei partner dell’Osservatorio del Vino: ISMEA, Wine Monitor, SDA Bocconi, CREA Viticoltura Enologia. Un’analisi che ha sottolineato come il mondo del nostro vino si sia evoluto, investendo in qualità e concentrando la produzione nelle aree più vocate proprio per valorizzare al meglio un prodotto che sempre più è riconosciuto all’estero come ambasciatore d’eccellenza”.

L’indagine, condotta dal MBRES (Ufficio Studi di Mediobanca https://www.mbres.it/)  riguarda 122 principali società di capitali italiane operanti nel settore vinicolo che nel 2013 hanno fatturato più di 25 milioni di euro. L’aggregato ha espresso nel 2013 un fatturato pari a 6,1 miliardi di euro, per un tasso di rappresentatività del 51% in termini di produzione e del 60,4% in termini di export. Le evidenze economico-finanziarie sono state integrate con interviste alle imprese volte a valutare i dati pre-consuntivi del 2014, le attese sulle vendite per il 2015 e alcuni aspetti della struttura commerciale.

In occasione del 38° Congresso mondiale della vigna e del vino, il direttore generale dell’OIV, Jean-Marie Aurand, ha presentato una panoramica del settore vitivinicolo globale e i primi elementi della relazione tematica 2015, dedicata al mercato dei vini rosati, che sarà pubblicata a fine anno. Il presente rapporto 2015 verte sul potenziale di produzione vitivinicola, la superficie vitata, la produzione e il consumo mondiale di vino, i volumi esportati e importati di vino, nonché la produzione di uva per il consumo diretto e quella destinata a trasformarsi in uva passa.

Il 52% dei vini a Denominazione d’Origine Protetta trasformati in Italia provengono dalle tre regioni vitivinicole di Veneto, Toscana e Piemonte. La Toscana registra la maggiore propensione all’export nel comparto dei vini rossi a Denominazione d’Origine Protetta (DOP).  Il Piemonte è la regione che registra le migliori performance di crescita di export a valore  I vini a Denominazione d’Origine Protetta (DOP) veneti spopolano in Danimarca.

…87% dei giovani tra i 18 e i 35 anni consuma vino (più di 8 su 10 i consumatori tra i 18 e 25) …Il vino supera la birra: è la bevanda alcolica preferita dalla metà dei giovani intervistati (49%) …. Giovani winelover del biologico: il 71% è disposto a spendere fino al 40% in più …Brunello e Amarone i vini preferiti dai giovani italiani; il Verdicchio è il primo bianco fermo.