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Birra

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Secondo recenti ricerche, il mercato dei buoni pasto e degli employee benefit a livello globale è in crescita nel 2022 rispetto allo scorso anno e continuerà a farlo. La digitalizzazione sempre più diffusa traina il settore e apre a nuovi scenari e prodotti, tra cui la nuova smart card Sodexo Multi.

Un evento fisico dopo un anno e mezzo di isolamento, ripartire in presenza con un valore simbolico, una spinta per aiutare a immaginare un futuro più tranquillo. Da Bormio dove è in corso il Forum Food&Beverage organizzato da The European House – Ambrosetti insieme a numerosi partner, si traccia lo scenario del settore agroalimentare alle prese con la ripresa. Nel corso della due giorni valtellinese è stata presentata la 5^ edizione del Rapporto denominato “La Roadmap del futuro per il Food&Beverage”.

Tanto si è scritto e parlato, specie ultimamente e non sempre purtroppo con cognizione di causa e competenza, del boom della birra artigianale nel nostro paese. Nel 2016, per celebrarne i primi vent’anni, ho risposto a mille interviste, dall’Italia e dall’estero, che si concludevano quasi tutte con la stessa domanda: “Come vedi il futuro della birra artigianale italiana?”. La mia risposta, a prescindere dalla lingua e dal background dell’interlocutore, era sempre la medesima: “Non ho la palla di cristallo ma ritengo che il futuro sarà roseo, con incremento della produzione, ampliamento dell’impianto e grande riscontro da parte dei consumatori e degli addetti ai lavori per coloro che avranno puntato e investito su fattori essenziali e decisivi.

In quest’articolo Lorenzo Dabove (detto Kuaska), uno dei maggiori esperti e degustatori di birre artigianali e birre di qualità, fa un’ampia analisi del fenomeno emergente delle birre IGA (Italian Grape Ale), che è stata riconosciuta come tipologia esclusiva per il nostro Paese. Nell’articolo Kuaska coinvolge i principali ispiratori e produttori italiani di questa tipologia birraria.

Nata a metà del Settecento in Germania, Warsteiner è una delle più grandi, antiche e note aziende private tedesche, specializzata nella produzione di birra Premium Pils. L’azienda birraria è gestita dalla famiglia Cramer da nove generazioni. Oggi la Birreria si estende su 580.000 mq – un’area che equivale a 80 campi da calcio – e imbottiglia 55.000 bottiglie di birra all’ora.

Il mercato mondiale della birra resta in fermento. Alla scorsa edizione di drinktec circa il 44 percento dei visitatori proveniva dal mondo della birra. L’edizione 2017 di drinktec, il salone internazionale delle tecnologie per le bevande e gli alimenti liquidi, si conferma come il principale appuntamento internazionale per l’industria della birra. Dall’11 al 15 settembre 2017, tutti i protagonisti della produzione della birra si incontreranno nel Centro Fieristico di Monaco di Baviera: birrifici grandi e medi, produttori locali e regionali, birrifici artigianali, microbirrifici e hobbisti. Ognuno troverà ciò che serve per fare una buona birra.

In occasione dell’appuntamento con Heineken Incontra, l’Osservatorio Birra presenta il primo rapporto: “Birra valore condiviso” a cura di Althesys per conto della Fondazione Birra Moretti, L’analisi stima la creazione di valore condiviso che il settore ha generato nel nostro Paese nel 2015, esaminandone gli impatti sul sistema economico nazionale e sui consumatori. La ricerca evidenzia, inoltre, il contributo del comparto Ho.Re.Ca. e il ruolo del consumatore.

Energie rinnovabili

e consumo responsabile al centro – Dal 2010 ridotte le emissioni di CO2 in produzione del 56% e di acqua del 39.4%. Installato sui tetti del birrificio di Massafra (TA) il più grande impianto per numero di pannelli solari ed energia fotovoltaica generata. Lanciate due campagne globali per promuovere il consumo responsabile. Con più di 2.000 dipendenti, HEINEKEN è oggi il primo produttore di birra nel nostro Paese, dove produce e commercializza 5,5 milioni di ettolitri di birra.

non per soldi…. ma per denaro (Billy Wilder, 1966)

a cura di Lorenzo Dabove detto Kuaska

Il fenomeno delle continue, inarrestabili acquisizioni di piccole birrerie da parte delle multinazionali sta sconvolgendo tutte le componenti del movimento artigianale, dai birrai stessi ai distributori, dagli ideologi ai media in generale per non parlare della categoria che più mi sta cuore, quella dei consumatori!

Sul mercato italiano delle birre operano nove società birrarie con produzione industriale sul nostro territorio: Heieneken Italia, Peroni, Birra Castello, Carlsberg Italia,  Forst, Menabrea, e poi altre tre aziende di più piccola dimensione (Theresianer, Drive Beer e Semedorato). Esse gestiscono complessivamente 15 stabilimenti di produzione, ubicati in diverse regioni del Nord e Sud Italia.

L’industria della birra è sempre più ricca di sfaccettature. Da un lato ci sono i “colossi multinazionali” che promuovono la birra come bevanda globale. Dall’altro crescono birrifici artigianali creativi e aziende di medie dimensioni che, con le loro specialità, fanno concorrenza al vino non solo su riviste specializzate e feuilleton, ma anche nel carrello della spesa. Ognuna di queste realtà ha bisogno di soluzioni di processo, macchinari e materie prime su misura per le proprie esigenze.

Il mercato delle bevande resta stimolante: evidentemente ormai le classiche varianti di bevande non bastano più al consumatore. In ogni segmento nascono ormai i cosiddetti craft drink. Ecco quindi che, accanto ai grandi gruppi, si vanno affermando sul mercato numerose aziende medie e piccole o piccolissime il cui obiettivo dichiarato è quello di offrire qualità invece che quantità: perché spesso produrre meno significa, infatti, aumentare la qualità. Manca ancora poco all’appuntamento che vedrà il mondo delle bevande europeo riunito a Norimberga per dialogare su tendenze e novità. Dall’8 al 10 novembre gli esperti si incontrano a quello che quest’anno è il salone più importante dedicato ai beni d’investimento dell’industria delle bevande.

Nonostante lugubri profezie, il fenomeno dei birrifici artigianali sta continuando a crescere a ritmo folle: possiamo dire, con una certa attendibilità, che entro fine 2015 potrebbe essere superato la soglia di un migliaio di unità. Davvero impressionante dato che all’inizio del fenomeno, nel 1996, i pionieri erano meno di una decina. Detto questo, come direbbe Marzullo “una domanda sorge spontanea”, ma dove e come hanno appreso il mestiere tutti questi microbirrai?

(In alto Lorenzo Dabove, detto Kuaksa, autore della presente indagine pubblicata sulla Guidaonline Microbirrifici Beverfood.com)

Il Gruppo Heineken opera nel settore della birra ed è presente in più di 70 Paesi nel mondo con 160 stabilimenti e 81.000 dipendenti. Heineken produce birra in Italia da oltre 40 anni, è presente sul territorio con i 4 birrifici di Comun Nuovo (BG), Assemini (CA), Massafra (TA) e Pollein (AO) e con un network distributivo – Partesa – specializzato nei servizi di vendita, distribuzione, consulenza e formazione per il canale Ho.Re.Ca che opera con 46 centri logistici. Nel nostro paese il Gruppo comprende anche Dibevit Import, una società attiva nell’importazione e nella distribuzione di birre speciali da tutto il mondo. Con più di 2000 dipendenti, Heineken è oggi il primo produttore di birra nel nostro Paese, dove produce e commercializza oltre 5 milioni di ettolitri di birra, investendo in innovazione e sviluppo. Di seguito il profilo completo della società, le principali attività e le strategie.

Nata a metà del Settecento in Germania, Warsteiner è una delle più grandi, antiche e note aziende private tedesche, specializzata nella produzione di birra Premium Pils. L’azienda birraria è gestita dalla famiglia Cramer da nove generazioni. Oggi la Birreria si estende su 580.000 mq – un’area che equivale a 80 campi da calcio – e imbottiglia 55.000 bottiglie di birra all’ora.

L’edizione 2015 di The Brewers of Europe Statistics, riporta le cifre chiave al 2014 e le tendenze dal 2009 al 2014 in tutta l’UE e nei singoli stati membri, più la Norvegia, la Svizzera e la Turchia. I dati relativi riportati di seguito dimostrano più che mai il contributo primario di tutta la filiera della birraio al panorama economico dell’Europa e il suo contributo al benessere degli europei.

L’Annual Report  2014 di Assobirra, oltre a fornire tutti i dati sul mercato italiano delle birre nel 2014, dedica un’ampia sezione alla “cultura della birra”. Di seguito viene riportata la prima parte di questa sezione che, dopo un excursus storico sulla birra quale “bevanda millenaria e mediterranea”, approfondisce gli aspetti ingredientistici e nutrizionali di questa bevanda, il cui consumo consapevole sta crescendo nel nostro Paese coinvolgendo sempre più anche l’interesse delle consumatrici femminili.

La consapevolezza sui rischi legati al consumo di alcol in gravidanza è aumentata, ma ci sono ancora margini di miglioramento. AssoBirra e SIGO lanciano perciò la terza edizione della campagna “Se aspetti un bambino, l’alcol può attendere”, con un nuovo sito internet (www.seaspettiunbambino.it ), una testimonial d’eccezione, l’attrice Francesca Cavallin, e il Segreatario SIGO Enrico Vizza per rispondere a dubbi e interrogativi sul sito al www.alfemminile.it

Birra? “Yes, we can!”. Anzi, “Yes, week end!”. Se in Europa restiamo il Paese con i più bassi consumi pro capite (28,7 litri all’anno, secondo gli ultimi dati di AssoBirra, contro circa 80 litri della media Ue), una ricerca Doxa rivela che questa bevanda è sempre più parte dei nostri riti quotidiani. Soprattutto nel week end e specialmente a tavola. Lo confermano i risultati dello studio Doxa-AssoBirra “Birra e week end”, che ha indagato stili di vita, abitudini (conviviali e non) e desideri del fine settimana degli italiani. Gli italiani preferiscono la birra nelle cene fuori del sabato, con il 39% delle preferenze assolute e punte del 48% tra i quarantenni (mentre il 30% in questa occasione beve vino).

Il Gruppo Krombacher chiude l’esercizio 2014 con un ottimo risultato. Il fatturato ha registrato un incremento del +4,8% raggiungendo così il nuovo record di 702,9 milioni di Euro e confermando un aumento di fatturato per il 15° anno consecutivo. Ciò significa che negli ultimi 15 anni il fatturato è cresciuto di quasi 280 milioni di Euro, che corrisponde a un incremento del 66% di cui andare fieri.

Il fenomeno delle Beer Firms, cioè di quei birrifici che, non avendo impianto di produzione, fanno o si fanno fare le proprie birre da altri birrifici, sta attraversando un vero e proprio periodo di boom nel nostro paese. Un boom che va ad aggiungersi a quello, anch’esso pressochè inarrestabile, dei microbirrifici italiani che, a fine marzo 2014, conta più di 500 produttori attivi e ben 110 beer firms. Pubblichiamo di seguito un articolo di Lorenzo Dabove (in arte Kuaska) che riporta opinioni autorevoli, favorevoli e contrarie riferite alla realtà italiana e a quella del Belgio.

Sul mercato italiano operano sette società birrarie con produzione industriale sul nostro territorio: Heieneken Italia, Peroni, Carlsberg Italia, Birra Castello, Forst, Menabrea, Theresianer. Esse gestiscono complessivamente 13 stabilimenti di produzione, ubicati in diverse regioni del Nord e Sud Italia. A questi si aggiungono poi le unità di produzione artigianale, quali microbirrifici e brewpub. Leader di mercato sono le filiali delle più grandi multinazionali birrarie del mondo: Heineken, SabMiller, AB-Inbev e Carlsberg, che nell’assieme controllano il 62% ca. del totale mercato.

La classifica è stata redatta dalla rivista The Drink Business, in collaborazione con Euromonitor International, sulla base dei volumi di consumo globali di ogni marca di birra nel 2013. La classifica è dominata dai grandi marchi cinesi (ben 4 nei primi 10, di cui 2 occupano posizioni di prima e seconda marca più venduta al mondo). Ciò non sorprende in quando il mercato cinese è orami il mercato nazionale della birra più grande al mondo e questi marchi godono di enormi vendite nel loro Paese natale.

Malgrado il perdurare della crisi economica del paese, nel 2013 la birra italiana è rimasta sostanzialmente stabile per produzione, consumi e – con qualche fatica – export confermandosi un settore di punta del made in italy agroalimentare. La crisi ha però fatto sentire i propri effetti in termini qualitativi, orientando i consumi verso le fasce di prodotto a minor prezzo e provocando l’ulteriore spostamento degli acquisti dal fuori casa (on trade) alla distribuzione (off trade).

Nell’ultimo anno la crisi si è fatta sentire maggiormente, eppure la birra è riuscita a chiudere con un sostanziale pareggio, con produzione in calo del -0,3% ma consumi in salita del +0,3%. L’export, anche se in leggera flessione, si conferma poco al di sotto dei 2 milioni di ettolitri, il doppio del 2007 ultimo anno pre-crisi. Preoccupa il calo dell’occupazione, passata da 144.000 a 136.000 addetti, indotto compreso. Il settore si trova ad affrontare anche l’aumento delle accise che, secondo lo studio REF Ricerche, non porterà il gettito sperato e metterà a rischio altri posti di lavoro, ma c’è ancora tempo per fermare l’ultimo aumento previsto il 1° gennaio 2015. Questo è quanto emerge da un comunicato Assobirra, l’associazione italiana dei birrai.

Nessun avvenimento è stato tanto decisivo per la storia universale più recente quanto la caduta della Cortina di Ferro il 9 novembre di 25 anni fa. Essa non ha segnato soltanto la fine della Guerra Fredda: infatti, l’apertura a est dell’Unione Europea ha portato pace, democrazia e sviluppo economico. Norimberga, prima situata al margine orientale dell’Europa occidentale, si è venuta a trovare al centro di una nuova Europa in fase di unificazione. Di ciò ha approfittato anche la BrauBeviale che, nel giro di pochi anni, ha potuto posizionarsi ex novo: da fiera specializzata per l’industria birraria in prevalenza tedesca a salone dei beni d’investimento più importante dell’anno su scala mondiale per l’industria delle bevande. L’evento si svolgerà dall’11 al 13 novembre al Centro Esposizioni Norimberga con circa 1.300 espositori e pressoché 33.000 visitatori professionali.

In un 2013 che in Italia si è chiuso con saldi negativi per il PIL, la produzione industriale, l’occupazione e le vendite al dettaglio, Carlsberg Italia ha messo a registro un ulteriore, significativo miglioramento delle proprie performance sotto il profilo della sostenibilità ambientale, sociale ed economica rispetto ai dati 2012.

In tema di bevande i trend si orientano attualmente verso esigenze dei consumatori quali l’alimentazione sana, la wellness, la genuinità e la qualità. Nel concepire una bevanda di successo va tenuto presente anche l’imballaggio. Anche se la BrauBeviale è un salone dedicato ai beni d’investimento per l’industria delle bevande (ed è il più importante che si tenga quest’anno), è tuttavia influenzata anche dal prodotto finale. Ha luogo a Norimberga dall’11 al 13 novembre e si presenta in una veste nuova: i circa 1.300 espositori e 33.000 visitatori professionali sono attesi da un programma fieristico e da un programma collaterale totalmente rielaborati. Sia il ceto medio che i global player approfittano dell’offerta completa di materie prime, tecnologie, logistica ed idee di marketing, ma al centro dell’attenzione vi sono anche i trend che interessano a livello internazionale le bevande stesse.

Crisi economica e sviluppo della cultura di consumo determinano la dinamica dei segmenti nel mercato della birra. La categoria Birra ha registrato la performance migliore nel settore delle Bevande; è probabile che la birra, abbia attratto consumatori dal Vino, categoria che ha registrato un andamento fortemente negativo Con riferimento al canale moderno ((Totale Italia Iper+Super+LSP) il mercato italiano della birra ha chiuso il 2013 in sostanziale parità, segnando un +0,4% a valore ed una leggera flessione di volumi pari allo 0,5%.

Varietà di sapori, birre nobili, il piacere di sperimentare: tutto ciò contraddistingue la nuova cultura creativa della birra che è a buon motivo il trend a cui si dedica la BrauBeviale 2014. Medie imprese e global player di tutta Europa e internazionali si incontrano dall’11 al 13 novembre a Norimberga, dove quest’anno si svolge il salone più importante dedicato ai beni d’investimento per la produzione di bevande. Si aggira sulle 1.300 unità il numero di espositori che presentano a circa 33.000 visitatori professionali una vasta offerta di materie prime, tecnologie, logistica e idee di marketing. Sempre al centro dell’attenzione: la cultura creativa della birra. Perché? Perché qui la birra è a casa sua. Per quanto riguarda questo trend, i partecipanti della fiera hanno numerose possibilità di far nascere buoni affari da buoni incontri: allo European Beer Star Award, alle conferenze stimolanti e alla Craft Beer Lounge.

Per riconoscere la Birra Perfetta è sufficiente osservarne la schiuma, suo elemento funzionale e non solo decorativo. Nel nostro Paese sono ancora in pochi a conoscere il ruolo della schiuma e ad apprezzarne le proprietà. Molti pensano che ‘rubi’ spazio al liquido. La ‘non conoscenza’ e in certi casi l’approssimazione sono causa di un approccio spesso superficiale nei confronti del prodotto. Inevitabilmente, questo influisce sulla qualità della bevanda e può diventare un boomerang per il consumatore che si troverà a bere una birra ‘imperfetta’.

I primi 10 paesi produttori di birra, pur rappresentando poco più di un terzo della popolazione mondiale, assorbono circa i due terzi della produzione globale di birra. Al comando di questa classifica si riconferma la Cina con ben 490 milioni di birra prodotta nel 2012, oltre un quarto dell’intera produzione mondiale. La Cina, pur disponendo di un pro-capite di solo 33 litri annui, ha da tempo superato, grazie all’enorme popolazione e ad un tasso di sviluppo più vivace, il primato storico del mercato statunitense ed oggi ha più che raddoppiato rispetto alla dimensione produttiva USA.

Sul mercato italiano operano sette società birrarie con produzione industriale sul nostro territorio: Heieneken Italia, Peroni SabMiller, Carlsberg Italia, Birra Castello, Forst, Menabrea, Theresianer. Esse gestiscono complessivamente 13 stabilimenti di produzione, ubicati in diverse regioni del Nord e Sud Italia. A questi si aggiungono poi le unità di produzione artigianale, oltre 500 unità tra microbirrifci e brew pub (secondo le ultime rilevazioni Beverfood.com) con una produzione approssimativamente stimabile intorno ai 250.000 hl annui.

Il 2012 è stato un anno forte per i grandi produttori di birra. Anche se le vendite di birra in Europa occidentale e centrale non sono state così forti come molti avrebbero sperato nel 2012, i marchi internazionali hanno beneficiato della crescita negli altri principali mercati estraeuropei tra cui Cina, Stati Uniti e Brasile. Infatti la Cina, mercato della birra più grande del mondo, ha una grande presenza nella classifica delle top 10 marche di birra al mondo, con tre marche di birra cinesi tra le prime 4 della classifica.

 

Secondo i dati riportati dall’ultimo Barth Report 2012-13, la produzione mondiale di birra nel 2012 è cresciuta del 1,1% portandosi a 1.951 milioni di hl contro 1.929 milioni dell’anno precedente, con un corrispondente consumo pro capite medio di circa 28 litri/anno. Ciò consolida la ripresa che si era manifestata già nel 2010, dopo la frenata produttiva del 2009. Tuttavia i dati globali mascherano grandi differenze a livello regionale, in termini di consumi e di tendenze. I mercati emergenti (Africa, Asia e America Latina) sono ancora la principale fonte di crescita dei volumi, mentre i mercati maturi (Europa, Nord America e Australia), di fronte alla debolezza della domanda dei consumatori, fanno fatica a tenere i volumi. Molti esperti del settore prevedono che già nel 2013 potrebbe essere raggiunto il traguardo produttivo mondiale dei due miliardi di hl. Per il periodo dal 2009 al 2015 Canadean prevede una crescita media del mercato mondiale della birra del 2,8 percento all’anno.