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Distribuzione e Ristorazione

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Secondo recenti ricerche, il mercato dei buoni pasto e degli employee benefit a livello globale è in crescita nel 2022 rispetto allo scorso anno e continuerà a farlo. La digitalizzazione sempre più diffusa traina il settore e apre a nuovi scenari e prodotti, tra cui la nuova smart card Sodexo Multi.

a cura di Angela Borghi, Key Account Manager e Partner TradeLab.

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Nel 2019 il mercato Away From Home valeva 85,3 miliardi di euro di fatturato a sell out, generati da oltre 310.00 punti di consumo indipendenti tra bar, ristoranti, pizzerie, gelaterie, take away, discoteche, 670 insegne della ristorazione commerciale (fast food, caffetterie, hamburgerie, …), operatori della ristorazione collettiva e macchine vending localizzate in luoghi di lavoro, studio e pubblici (è escluso il fatturato F&B sviluppato nelle strutture ricettive in quanto non scorporabile dal pernottamento).

MARCA DEL DISTRIBUTORE
il ruolo del Largo Consumo Confezionato

MDD- VENDITE NEL LCC IN ITALIA

• VENDITE MDD IN AUMENTO NELLA DISTRIBUZIONE MODERNA: Nei primi 11 mesi del 2018 (Gen-Nov) le vendite hanno sfondato il muro dei 10 miliardi, quasi 1 acquisto su 5 effettuato nella distribuzione moderna è a marca del distributore, complice un ampliamento degli assortimenti (con un numero medio di referenze MDD nell’ultimo mese di 1.582, + 6,1% rispetto al 2017). La leva promozionale dei prodotti MDD risulta invece in linea con quella del 2017 (18,9% per la MDD, -0,1% rispetto al 2017).

Secondo un recente studio condotto da Mediobanca, l’aggregato dei diciotto tra i principali gruppi internazionali ha chiuso il 2017 con ricavi pari a 1.258 miliardi di euro, in crescita del 3,3% sul 2016 e del 4,4% sul 2014. Anche per i grandi gruppi internazionali il 2017 è stato un anno di buona crescita delle vendite (+3,3%), ma in un contesto di rendimenti (Roi) calanti dall’11,8% del 2015 al 9,9% del 2017. Un aspetto caratteristico dei maggiori gruppi stranieri è la loro proiezione internazionale. Mediamente il 24% delle vendite è realizzato in punti vendita esteri.

Gli italiani potrebbero non essere più i così affezionati alla tipica tavola della tradizione nazionale. Nella primavera di quest’anno l’Ufficio Studi Coop ha realizzato un’indagine su un campione molto ampio della popolazione (circa 7000 intervistati). Una cinquantina di domande per ritrarre gli italiani a tutto tondo, dalla tavola al divano, passando per il tempo libero e anche per ciò che succede sotto le lenzuola.

Nielsen individua i 5 nuovi profili di acquisto degli italiani da una società che si segmenta per età a una società che si segmenta per disponibilità a spendere nel largo consumo Traditional, Silver, Mainstream, Low Price e Golden. Sono i nomi dei nuovi cinque “stili” di acquisto individuati da Nielsen per interpretare le dinamiche dei trend del largo consumo.

Bar e ristoranti si confermano il volano della ripresa dei consumi delle famiglie italiane. Questa una delle principali evidenze emerse dall’ultimo Rapporto Ristorazione della Fipe – Federazione Italiana Pubblici Esercizi. La ristorazione è il settore trainante della filiera agroalimentare italiana, più importante di Agricoltura e Industria Alimentare. Le famiglie italiane nel 2017 hanno speso per mangiare fuori casa oltre 83 miliardi di euro, il 3% in più dell’anno scorso. Continua a calare, al contrario, la spesa alimentare in casa.

La Distribuzione Automatica, “vending” nel linguaggio internazionale, è un canale di vendita moderno che ha sta conquistando sempre più  l’interesse dei consumatori e delle aziende, cui si collega anche il cd OCS (Office Coffee Service) specifico per la distribuzione automatica di bevande negli uffici.   Il business del vending vede coinvolti, altre alle aziende di gestione (quelle che assicurano la messa a punto, il rifornimento e la manutenzione dei distributori automatici nel veri punti di erogazione), le aziende produttrici degli impianti (compresi i sistemi di pagamento), le aziende fornitrici di prodotti (caffè e altre bevande calde, acqua e altre bevande fredde, snack dolci e salati,…), nonché le aziende fornitrici di materiali ausiliari per l’erogazione (bicchieri, palettine, tovagliolini, bustine zuccheri. Ecc.). Per facilitare la conoscenza di questo importante business, di seguito vengono riportati i principali termini tecnici utilizzati abitualmente, con definizioni orientate alla semplicità e alla massima comprensibilità.

Secondo le ultime valutazioni Accenture per conto di Confida, nel 2016 il settore della distribuzione automatica (vending) ha fatto registrare complessivamente 5 miliardi di consumazioni di prodotti food & beverage (contro 4,9 nel 2015) , per un valore stimabile intorno a 1,8 miliardi di euro (confermando sostanzialmente quello del 2015), con un parco complessivo di distributori automatici pari a 800.000 unità.

I dati emergono dalla Global Survey di Nielsen Connected Commerce effettuata su un campione di 30.000 individui in 63 Paesi, tra i quali l’Italia. L’87% degli italiani che navigano in internet dichiara di fare acquisti online. Tuttavia il ruolo del negozio fisico rimane decisivo. Ciò avviene soprattutto nel comparto degli alimentari freschi, dove il 38% degli italiani afferma che le visite “in store” risultano indispensabili per la formulazione della decisione di acquisto.

Tra i consumatori Italiani che acquistano la Marca del Distributore il 49% lo fa con alta frequenza e il 40% con media frequenza: la MDD crea quindi fedeltà all’acquisto e gode della fiducia delle persone; il 35% di chi compra la MDD lo fa quasi in modo esclusivo: l’11% acquista esclusivamente MDD e il 24% acquista prevalentemente MDD, mentre per il 41% degli Italiani il carrello della spesa è riempito per metà da prodotti a Marca del Distributore.

Nel 2014 il settore della distribuzione automatica ha espresso (dati Confida) un giro d’affari  complessivo (fatturato delle imprese di gestione, più fatturato dei produttori di macchine e del settore water coolers) di € 2.522 milioni, pari a 5.902  milioni di consumazioni. Il settore fa riferimento ad un parco macchine di 2.352.000 unità, oltre 17.000 automezzi e ca. 26mila addetti (tra tecnici, caricatori e commerciali).

Il mercato dei prodotti per l’infanzia nell’ultimo triennio ha fatto registrare un calo in termini di volumi venduti del 5,7% per quanto riguarda i beni alimentari e del 2,3% per i pannolini. L’acquirente italiano di cibo per bambini dimostra scarsa fedeltà alla marca: il 78% dichiara di avere cambiato brand almeno una volta, guidato principalmente da motivazioni di prezzo. Il 45% perché attirato dalla presenza di promozioni, il 38% da un costo inferiore, il 24% in seguito a un feedback positivo di amici o familiari (percentuale superiore rispetto a francesi e tedeschi fermi al 15%), l’11% da raccomandazioni di professionisti nell’ambito medico per l’infanzia (spagnoli al 30%, francesi al 22).

Presentata l’anteprima digitale del “Rapporto Coop 2015” redatto dall’Ufficio Studi di Ancc-Coop (Associazione Nazionale Cooperative di Consumatori) con la collaborazione scientifica di Ref. Ricerche, il supporto d’analisi di Nielsen e i contributi originali di GFK, Demos, Doxa e Ufficio Studi Mediobanca. Introdotto da Enrico Migliavacca, vice presidente vicario Ancc-Coop, il Rapporto, anche quest’anno in versione digitale interattiva e multimediale consultabile sul nuovo sito www.rapportocoop.it, fotografa la situazione dell’Italia e degli italiani, le macro e micro differenze fra i diversi territori del nostro Paese e il confronto con quanto accade negli altri grandi Paesi europei. In particolare sono analizzate le traiettorie della ripresa e i lasciti della crisi, i mutamenti delle famiglie e i cambiamenti nei comportamenti di spesa.

Il 57% degli italiani si considera sovrappeso, mentre il 53% (era il 46% nel 2011) vorrebbe dimagrire. Tuttavia solo il 16% in media è fortemente propenso a pagare di più per prodotti salutistici e l’89% non è disponibile a sacrificare il gusto. Sono solo alcuni dei dati dell’analisi internazionale che Giovanni Fantasia, l’amministratore delegato di Nielsen, azienda leader mondiale nelle soluzioni e informazioni di marketing, ha presentato nell’ambito de Linkontro, il tradizionale appuntamento di Nielsen dedicato alla business community dei consumi, in programma dal 21 al 24 maggio 2015 presso il Forte Village Resort di Santa Margherita di Pula (CA).

In occasione dell’ultimo Tuttofood di Milano, Marco Limonta, business insight director di IRI, ha tenuto una relazione sull’andamento dei consumi alimentari italiani a fine 2014 e nei primi mesi del nuovo anno, fornendo altresì delle indicazioni alle aziende su come orientare le proprie strategie per cogliere la ripresa dei consumi e le novità del settore. Di seguito pubblichiamo le principali slides del relatore.

Dopo anni di flessione, si arresta la caduta dei consumi alimentari degli italiani, nel 2014 viene stimata in 214 miliardi di euro (+0,0%). Segno positivo per la produzione dell’agroindustria (+0,6%). Cresce, ma a velocità ridotta rispetto al passato, anche l’export (+3,1%). I dati diffusi da Federalimentare in occasione della presentazione del bilancio 2014 e delle prospettive 2015 disegnano gli ultimi 12 mesi come l’“anno zero” del settore agroalimentare italiano, che con un fatturato di 132 miliardi, oltre 58mila imprese, 385mila addetti diretti ed altri 850mila impiegati nella produzione agricola è il secondo comparto del manifatturiero.

Durante le fiere del mondo Horeca, Sigep-Rhex, AIFBM (Associazione Italiana Food&Bverage Manager) e ALMA, la scuola internazionale di cucina italiana hanno tenuto una conferenza intitolata “Le nuove forme del mercato ristorativo”. Un incontro di aggiornamento professionale per il settore Horeca dedicato ai nuovi modelli di ristorazione e alle modalità di gestione aziendale. Nutrita la lista dell’interventi.

I giovani hanno un approccio fondamentalmente diverso per raggiungere la felicità, rispetto alle generazioni precedenti, che ha profonde implicazioni per brand marketing. Questo è il risultato principale del recente studio consumer insight globale di ZenithOptimedia: The Pursuit of Happiness. Nel suo studio qualitativo e quantitativo della vita dei Millennials – consumatori di età compresa tra 18 a 34 – ZenithOptimedia ha scoperto che questa generazione rifugge gli obiettivi ‘spirito libero’ dei baby boomer e i desideri consumistici dei giovani negli anni ’80 e ’90, e ha una comprensione completamente diversa di ciò che costituisce l’età adulta.

Il Vending è il canale della distribuzione automatica caratteristico di specifici luoghi come fabbriche, uffici, scuole, stazioni, ospedali che sta diventando sempre di più una “tecnologia disponibile” per integrare l’attività di altri comparti economici, primo tra tutti il retail. La capillarità delle locazioni è una delle caratteristiche distintive del comparto, che sta diventando sempre più importante grazie alla diffusione dei distributori automatici nei luoghi aperti al pubblico dove possono essere acquistati i più svariati prodotti e servizi. Nel 2013 il settore della distribuzione automatica ha espresso (dati Confida) un giro d’affari complessivo (fatturato delle imprese di gestione più fatturato dei produttori di macchine e del settore water coolers) di € 2.622 m,ni, pari a 6.266 milioni di consumazioni, con un parco macchine di 2.427.000 unità.

Presentato il Rapporto Coop 2014 “Consumi & distribuzione” redatto dall’Ufficio Studi di Ancc-Coop (Associazione Nazionale Cooperative di Consumatori) con la collaborazione scientifica di Ref. Ricerche e il supporto d’analisi di Nielsen. Il Rapporto, in versione ebook interattiva illustrato da Enrico Migliavacca, vicepresidente vicario Ancc-Coop e da Marco Pedroni presidente di Coop Italia, fotografa lo stato di salute dei consumi nel nostro Paese inserito in un contesto europeo e internazionale e approfondisce le modalità con cui le famiglie reagiscono alla nuova realtà economica, le differenze che caratterizzano i diversi territori italiani e il confronto con quanto accade negli altri grandi Paesi europei.

Nonostante il persistere del periodo di crisi, a livello mondiale il settore dei beni di consumo, nell’anno fiscale 2013 (che comprende tutti gli esercizi fiscali che si sono conclusi entro il 30 giugno 2013), le vendite dei 250 più grandi produttori di beni di consumo a livello mondiale hanno continuato a crescere superando i 3.130 miliardi di dollari (+0,4% rispetto all’anno precedente). E’ questa la principale evidenza del nuovo studio “Global Powers of Consumer Products 2014” pubblicato oggi da Deloitte Touche Tohmatsu Limited.

Il 2013 si è chiuso in Italia tra luci e ombre con dati macroeconomici e dinamiche sociali ancora molto negative ma anche con grande fermento nel mondo dei media e deboli ma promettenti segnali di ripresa economica. Dati e cifre su quanto è successo lo scorso anno, e in particolare nell’ultimo trimestre, sono riportate nella nuova edizione del Watch & Buy Report attraverso cui Nielsen fornisce una rapida ma esaustiva descrizione di ciò che i consumatori guardano e acquistano e del contesto macroeconomico nel quale le aziende si trovano a operare.

Nel 2013, per la prima volta in 14 anni, il panorama distributivo italiano registra un calo dei fatturati (-0,8%) e, per il secondo anno consecutivo, un calo dei volumi (-1,2%). Con il perdurare della crisi gli italiani non riescono più a far quadrare il bilancio familiare con le azioni intraprese negli anni scorsi (contenimento delle spese per i beni meno essenziali – vacanze, prodotti tecnologici , abbigliamento, svaghi extradomestici- risparmio sul carrello della spesa) e iniziano quindi a ridurre anche nel largo consumo le quantità acquistate.

Il Watch & Buy Report è il report trimestrale Nielsen che fornisce un rapido ma al tempo stesso completo ed esaustivo excursus di quello che il consumatore italiano guarda e acquista. Nel terzo trimestre del 2013 i principali indicatori macroeconomici evidenziano una situazione ancora difficile per l’Italia, seppur con timidi segnali di miglioramento rispetto al trimestre precedente. Il tasso d’inflazione acquisita rallenta nella rilevazione di settembre (+0,9% su base annua), il livello di disoccupazione è dell’11,3% nel trimestre (in crescita di 1,5 punti su base annua) e il PIL è invariato rispetto al trimestre precedente (-1,8% nell’anno).

La private label (marca commerciale della distribuzione) oggi detiene in Italia una quota a valore che sfiora il 18% – ed è in costante crescita – grazie alle sinergie fra copacker e retailer che negli ultimi anni hanno saputo valorizzare congiuntamente questa tipologia di prodotti, facendone oggi il fiore all’occhiello dell’offerta a scaffale. La marca privata ricopre sempre di più un ruolo chiave nel panorama distributivo italiano ed europeo, tanto da non accennare a rallentare la propria crescita. I consumatori sempre più scaltri e avveduti, complice la crisi, negli ultimi anni hanno dimostrato di apprezzare sempre di più l’impareggiabile rapporto qualità-prezzo offerto dai prodotti a marchio del distributore.

In occasione di Host 2013 Fipe ha presentato la ricerca “P.E. 24h La Cas@ fuoricasa” e mostra le nuove tendenze degli italiani in fatto di consumi. Nel 2012 i consumi alimentari complessivi degli italiano sono stati è pari a 211,7 miliardi di lire, di cui 138, 8 miliardi di consumi in famiglia (65% del totale spesa) e 73 i miliardi di consumi fuori casa euro spesi nel 2012 ( 35% della totale spesa alimentare). Sempre più amata la colazione al bar, in calo la pausa pranzo mentre crescono gli italiani che escono fuori a cena.

Presentato il Rapporto Coop 2013 “Consumi & distribuzione” redatto dall’ Ufficio Studi di Ancc-Coop (Associazione Nazionale Cooperative di Consumatori) con la collaborazione scientifica di Ref. Ricerche e il supporto d’analisi di Nielsen. Il Rapporto, in versione ebook interattiva illustrato da Enrico Migliavacca, vicepresidente vicario Ancc-Coop e da Marco Pedroni presidente di Coop Italia, fotografa lo stato di salute dei consumi nel nostro Paese inserito in un contesto europeo e internazionale e approfondisce le modalità con cui le famiglie reagiscono alla nuova realtà economica, le differenze che caratterizzano i diversi territori del nostro Paese e il confronto con quanto accade negli altri grandi Paesi europei.

Secondo i dati raccolti nell’ultima “Global Survey sull’indice di fiducia dei consumatori e sulle intenzioni di spesa” realizzata da Nielsen, azienda leader globale nelle misurazioni e analisi relative ad acquisti e consumi, a utilizzo e modalità di esposizione ai media, emerge che l’indice di fiducia in Italia si attesta a quota 41, in linea, seppure al di sotto del 1° trimestre 2013, con il dato registrato nel medesimo periodo dell’anno precedente. L’indice si mantiene in linea con i valori 2012, ma risulta ampiamente al di sotto dell’indice medio europeo (71) e global (94). In Europa la Global Survey di Nielsen posiziona l’Italia in terz’ultima posizione, dopo la Croazia (45 punti) e prima del Portogallo (33). L’indagine, realizzata tra il 13 e il 31 maggio 2013, misura dal 2005 l’indice di fiducia dei consumatori, le maggiori preoccupazioni e le intenzioni di spesa tra più di 29.000 intervistati online, in 58 paesi. Livelli di fiducia dei consumatori sopra e sotto i 100 punti indicano il grado di ottimismo e pessimismo.

FOOD è un consorzio pubblico-privato coordinato da Edenred che ha l’obiettivo di studiare il crescente fenomeno dell’obesità in Europa attraverso un approccio originale che coinvolge ristoratori, aziende e lavoratori di 7 paesi europei (Belgio, Francia, Italia, Repubblica Ceca, Slovacchia, Spagna e Svezia). I ricercatori impegnati hanno lavorato a stretto contatto per più di tre anni con l’obiettivo di promuovere i principi di un’alimentazione bilanciata.

Secondo quanto emerge da uno studio promosso dal “Polli Cooking Lab”, sta tornando di moda la storica “schiscetta” per la pausa pranzo sui luoghi di lavoro. Dall’operaio all’imprenditore, sempre più italiani scelgono la pausa pranzo “fai da te”. Leggera grazie a prodotti di qualità e gustosi, alla moda attraverso “lunch box” multifunzioni dall’anima tecnologica, oggi la “SchiChic” è protagonista sulle scrivanie in ufficio per il 73% degli italiani. Per non commettere errori, masterchef italiani e nutrizionisti indicano le regole base per preparare la “SchiChic”.

La distribuzione automatica, il vending, è un settore moderno e innovativo, che sempre più suscita l’interesse dei consumatori, ma che è ancora fortemente legato alla tradizione del caffè espresso e alla pausa ristoro nei luoghi di lavoro: questo è ciò che emerge dai più recenti studi che hanno analizzato il comparto. Siamo all’alba di una nuova era: la distribuzione automatica dai luoghi chiusi delle fabbriche e degli ospedali, sempre di più si offre al consumatore nei più svariati contesti, diventando di fatto uno strumento di vendita a disposizione di mercati fino ad oggi lontani (elettronica di consumo, abbigliamento, cosmetica, ecc). Pur con uno sguardo al futuro, il vending, eccellenza del Made in Italy, inarrivabile nella qualità e nel design dalla concorrenza estera, è solidamente legato al suo ruolo caratteristico, quello di protagonista indiscusso della pausa caffè. Oltre 30.000 addetti e più di 1.000 imprese. Un’eccellenza del Made in Italy al servizio di oltre 20 milioni di italiani. Un settore sano e trasparente, con un’incidenza delle imposte sui ricavi superiore al 2%, più del doppio della media delle imprese del commercio e oltre il 50% della media nazionale. Un settore che resiste alla crisi, anche se il 2012 per la prima volta chiude con il segno meno.

tratto da Report Prodotti Biologici a cura di Ismea febbraio 2013

SOMMARIO: Continua la crescita della domanda di prodotti biologici confezionati nella GDO. Secondo i dati del Panel delle famiglie Ismea/GFK-Eurisko, i consumi domestici sono cresciuti nel 2012 del 7,3% in valore, dopo l’incremento del 9% circa del 2011. Tra i prodotti bio più consumati: le uova, lo yogurt, le confetture e marmellate, il latte alimentare, il pane, i succhi di frutta e le bevande alla soya. Nel 2012 le elaborazioni Ismea mostrano un notevole incremento della spesa bio nei discounts (+25,5%)

A livello globale, la penetrazione marchio del distributore (PIVATE LABEL) è in crescita raggiungendo il livello più alto nei mercati saturi e consolidati dell’Europa occidentale. Ciò è quanto emerge da un quadro delineato da Planet Retail nel report di dicembre 2012. La Svizzera è balzata in testa alla classifica con una quota a valore del 45,4% per il 2011, secondo la PLMA / The Nielsen Company. Ciò a fronte di una quota del 52,6% in volume, il che sottolinea i prezzi generalmente più bassi per il marchio del distributore rispetto ai marchi industriali. A livello globale, la Svizzera è rimasta l’unico paese dove più della metà degli articoli venduti è rappresentato da private label, grazie in primo luogo all’azione della catena Migros, il rivenditore leader sul mercato svizzero, fortemente orientato alla filosofia dei marchi privati.
Nel primo semestre del 2012 si inasprisce l’impatto della crisi sul mercato del fuori casa. Osservando i segmenti della ristorazione commerciale, cioè il mercato del fuori casa -escluso il vending e il collective-, si registra una perdita in visite del 2,7% rispetto al primo semestre dell’anno scorso . Con un andamento di questo tipo è facile prevedere che il 2012 si chiuderà con un preoccupante segno negativo, sia in termini di visite, sia in valore; lo scenario economico e la frenata complessiva dei consumi, infatti, lasciano scarse speranze di un eventuale recupero nella seconda parte dell’anno. Attraverso i dati rilevati tramite il panel CREST di NPD Group osserviamo l’evoluzione della crisi e il suo impatto sui comportamenti di consumo nel fuori casa.


Fonte: C.S. The NPD Group / CREST Italia

Sintesi dal Rapporto 2012 sulle produzioni agroalimentari italiane DOP IGP STG a cura di QUALIVITA E ISMEA con il patrocinio del ministero delle Politiche agricole http://www.qualivita.it/

I NUMERI DEL SETTORE: Un volume prodotto pari a quasi 1,3 milioni di tonnellate; un fatturato alla produzione di circa 6,5 miliardi di euro e al consumo di quasi 12 miliardi di euro (dati 31.12.2011); leader mondiale del comparto per numero di produzioni certificate, con 248 prodotti iscritti nel registro Ue, di cui 154 DOP, 92 IGP, 2 STG (dati 12.12.2012). Sono questi i numeri con i quali il sistema italiano delle produzioni agroalimentari di qualità certificata si presenta alla fine del 2012.

Riferimento temporale: dicembre 2012-12-18

Abstract da il Dossier Sial 2012
+info: http://www.sialparis.fr/

PREMESSA: In Francia vi sono 1.894 ipermercati, 5.679 supermercati e 4.766 hard discount. Il settore alimentare rappresenta il 74,3 % delle vendite di un ipermercato e l’89,9 % di quelle di un supermercato (fonte: Nielsen). La grande distribuzione copre circa il 67 % delle vendite alimentari al dettaglio in Francia (fonte: Insee).

Riferimento temporale: ottobre 2012

Comunicato stampa della Deloitte Italy
www.deloitte.it

PREMESSA: Il settore agroalimentare si conferma sempre più come un componente strategico per l’economia italiana, raggiungendo un valore complessivo di 250 miliardi di euro, ovvero circa il 15% del PIL dell’intero Paese. E’ quanto emerge dalla ricerca di Deloitte, pubblicata da Slow Food Editore e che ha coinvolto numerosi rappresentanti del mondo accademico e imprenditoriale. Il valore dell’export ha superato i 30 miliardi di euro, grazie alla visibilità raggiunta dai prodotti e alle innovazioni, oltre che per la qualità che caratterizza i prodotti “made in Italy”.

Riferimento temporale: dicembre 2012

documento a cura di
The Nielsen Company
http://www.nielsen.com/content/corporate/it/it.html

SOMMARIO: L’indice di fiducia dei consumatori a livello globale è cresciuto di un punto rispetto al trimestre precedente arrivando a 92 e di 4 punti rispetto al terzo trimestre del 2011. Durante l’ultima fase dell’indagine, condotta fra il 10 agosto e il 7 settembre 2012, il livello generale di fiducia è aumentato nel 52% dei mercati mondiali presi in esame da Nielsen, rispetto all’aumento nel 41% dei mercati registrato nel trimestre precedente. Nel corso del 3^ trimestre del 2012, la fiducia dei consumatori è aumentata in 30 dei 581 mercati analizzati, è diminuita in 19 Paesi ed è rimasta invariata in 7. Nonostante il lieve aumento nell’indice di fiducia, la percentuale di coloro che affermano di sentire la crisi passa dal 57% del trimestre precedente al 62% (ultima rilevazione) dei rispondenti. Inoltre, metà (49%) di quanti si sono espressi in questi termini ritiene che tale condizione permarrà anche il prossimo anno.


Riferimento temporale: novembre 2012