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L’anno 2013 sarà ricordato come quello del primo stop alle importazioni. Totale generale a 1,6 miliardi di dollari, -2% sul 2012. Se la cosa non spaventa sui volumi, in quanto il grosso della perdita è fatta di vino sfuso (-30%), sui valori invece qualche riflessione va fatta. Il totale (spumanti, sfuso e bottiglia) ha fermato la corsa a 1,6 miliardi di dollari, ovvero il 2% in meno sul 2012.

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Lo sfuso a valore fa -25%, ma siamo a valori davvero esigui (100 milioni di dollari scarsi), mentre quello che desta maggiore preoccupazione è la bottiglia, praticamente inchiodata sui valori dell’anno passato: 1,4 miliardi, +0,5% scarso. Si tenga conto che stiamo parlando del mercato a cui tutti guardano con speranza, quello che ci aveva abituato alle doppie cifre di aumento. Su che cosa possa essere successo si possono fare alcune ipotesi. Di sicuro è da tempo che un certo affaticamento del mercato era stato registrato: vino fermo nei depositi degli importatori, e non stiamo parlando di qualche container. Importatori improvvisati e falliti. Poi l’austerity imposta dalla nuova presidenza, che sta facendo piazza pulita delle abitudini sfarzose della pubblica amministrazione, il che non è proprio un dettaglio se si conta che tra esercito e funzionari possiamo mettere insieme un paese nel paese.

 Non è un caso se la batosta più grossa l’abbiano presa i francesi: -10% sul fatturato. Altri Paesi invece se la cavano molto meglio, alcuni crescono anche bene, come Cile e Spagna, che hanno in comune il prezzo più basso della categoria bottiglia.

Per l’Italia, l’export è a doppia faccia: a una stabilità sul fronte dei volumi sta facendo da contraltare una buona progressione sui valori (+15%), con il prezzo medio sopra i 4,50 dollari al litro (+14%). Restiamo quinti nel ranking generale, dietro spagnoli e cileni, in un terzetto che si muove nella fascia dei 90 milioni di dollari di valore. Dove invece il mercato cinese sta sperimentando una nuova vena d’oro pare essere la spumantistica. Certo, i valori sono ancora da mercato amatoriale (meno di 70 milioni di dollari), ma comunque è un settore in cui l’Italia sta venendo su bene, grazie all’appeal di prodotti come il Prosecco, che hanno fiato e massa per arrivare fin qui.

 Fonte: www.uiv.it/corriere/dai-mercati/

 

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