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Spazio Bollicine by Contadi Castaldi

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20, 37, 50. Non stiamo dando i numeri, ma queste cifre hanno un significato particolare per Contadi Castaldi, la cantina Franciacortina del Gruppo Terra Moretti Vino che ha lanciato una nuova etichetta, il Blànc 2018. Un progetto che nasce da lontano, un lungo percorso di studio e approfondimento: 20, come gli anni di ricerca sul Pinot Bianco, dal 2002 al 2022 per rendere concreta questa nuova cuvée, pulita e lineare, puntando forte su un vitigno che  storicamente in zona è sempre stato meno considerato.

“Dalla Martini Room alla Bollicine Room? Perché no, potrebbe essere una buona idea”. Così parlò Domenico “Dom” Carella, patron di Carico, uno dei locali milanesi sulla cresta dell’onda dove le bollicine stanno trovando sempre più spazio. Siamo andati a trovare Dom in una sera milanese di inizio primavera a marzo all’apertura del suo regno, Ca-ri-co, acronimo che sta per casual risto coctktail. Classe ’84, una carriera iniziata a casa sua sulla costiera della Basilicata, una passione per la mixology dopo la decennale esperienza come chef professionista, poi tante tappe in giro per il mondo sino alla decisione di rientrare alla base e mettere radici in Italia. Tra uno shooting fotografico e un occhio ai clienti che stavano iniziando ad arrivare appena alzata la serranda, abbiamo fatto una bella chiacchierata insieme con un calice di Franciacorta.

Terrazze su grattacieli, bordo piscina, strade della moda e dei brillantini: un flûte di bollicine richiama immediatamente ambienti mondani, occasioni di convivialità da celebrare. Ma con la caparbietà e l’intuito di chi dell’ospitalità fa una missione da oltre cinquant’anni, la qualità di un prodotto come Contadi Castaldi Brut fa breccia anche nei luoghi apparentemente meno inquadrati dai riflettori.

Trent’anni di carriera per Ivano Coppari nel Ristorante Uliassi, che può essere definito a ragion veduta uno dei pilastri del locale, uno dei 3 stelle Michelin italiani situato a Senigallia. Gestisce la cantina di uno dei ristoranti più famosi d’Italia come sommelier professionista, una storia tutta da raccontare, autodidatta partito dalle Marche ha trovato a casa sua l’eldorado. Formazione alla scuola alberghiera della cittadina adriatica in provincia di Ancona, dove inizia ad apprendere le basi del mestiere approcciandosi anche al vino. Stagioni lavorative in giro per l’Italia, tra Venezia, Asti e altre tappe in alcuni dei ristoranti migliori d’Italia insieme l’esperienza all’estero sembrano tracciare una strada inizialmente lontano da casa.

A due passi dal centro della prima capitale d’Italia e non da un altro luogo glam della città, la zona della “Crocetta”, una vecchia villa ottocentesca diventa la dimora di un nuovo locale che vuole far vivere la cucina con leggerezza e andare controcorrente con il resto dell’offerta enogastronomica della città. Lève vuol dire pranzo, aperitivo e cena, un luogo con l’eccellenza al centro, dalla cucina mediterranea, all’eleganza nel servizio e alla freschezza delle materie prime, dove prendersi del tempo da trascorrere in armonia.

Se nascessi un’altra volta farei il cuoco. Basterebbe questa frase per descrivere il pensiero di Eugenio Boer, cuoco mezzo italiano e mezzo olandese. Per calarsi meglio nella sua filosofia necessariamente bisogna aggiungere nel discorso anche Carlotta Perilli, compagna nella vita e nel lavoro, che ha dato una marcia in più all’insegna [bu:r] che porta il suo nome. “Da quando è arrivata la nostra cucina che amo definire neoclassica, ha rimesso al centro della scena anche la sala, portando nel ristorante tanti elementi, prima di tutto caratterizzati da  atmosfera, con grande amore e passione, due ingredienti che fanno la differenza”.

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