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“Dalla Martini Room alla Bollicine Room? Perché no, potrebbe essere una buona idea”. Così parlò Domenico “Dom” Carella, patron di Carico, uno dei locali milanesi sulla cresta dell’onda dove le bollicine stanno trovando sempre più spazio. Siamo andati a trovare Dom in una sera milanese di inizio primavera a marzo all’apertura del suo regno, Ca-ri-co, acronimo che sta per casual risto coctktail. Classe ’84, una carriera iniziata a casa sua sulla costiera della Basilicata, una passione per la mixology dopo la decennale esperienza come chef professionista, poi tante tappe in giro per il mondo sino alla decisione di rientrare alla base e mettere radici in Italia. Tra uno shooting fotografico e un occhio ai clienti che stavano iniziando ad arrivare appena alzata la serranda, abbiamo fatto una bella chiacchierata insieme con un calice di Franciacorta.

DUE VISIONIPotrebbero sembrare due visioni contrarie, ma credo che le bollicine ormai abbiano conquistato il loro spazio anche all’interno di un cocktail bar. Noi siamo fan prima di tutto del bere bene, di tutto quello che rappresenta l’eccellenza, vogliamo miscelare e lavorare da una base sparkling che tocca punte elevate, possiamo fare uno Spritz partendo da un Crémant o da un Franciacorta, anche perché la nostra è stata una scelta di non avere Prosecco in carta per cercare di differenziarci e di essere fuori dal gruppo”. In carta si dichiara il giusto, né troppo né troppo poco, la filosofia di Carico è una spiegazione intima, andando a disegnare il proprio cammino in maniera sartoriale, con l’utilizzo di prodotti importanti che non necessariamente devono essere il top di gamma di un’azienda. “Il rispetto per un prodotto o per una referenza è tale che spesso ci chiediamo se utilizzare un grande Franciacorta o un grande Champagne in un drink non significhi snaturare il prodotto e quello che si voleva fare in cantina. Non sempre la bottiglia più costosa è anche quella più adatta per un buon drink, in quel caso proponiamo il vino al calice o serviamo direttamene una bottiglia”.

CARICO STORY Sono passati due anni dall’apertura di Carico a Milano in via Savona, all’accesso del district del design e della moda. Due anni intensi come non mai, in tanti avrebbero mollato perché aprire proprio alla vigilia dello tsunami della pandemia Coronavirus e di tutto quello che è seguito, tra lockdown e riaperture. “Sono stati comunque due anni fantastici, che ci hanno messo a nudo e dove abbiamo trovato forze e capacità che non sapevamo nemmeno di avere, dimostrando di avere davvero voglia di farcela, faticando e lottando con il coltello tra i denti, ora ci sentiamo sicuramente più forti”. Qualche minuto dopo l’inizio della nostra intervista e Carico si inizia ad animare, Carella con uno sguardo attento segue quello che succede all’interno del locale per vedere se fila tutto liscio, intano ci racconta la sua storia. “L’award più bello è stato senza dubbio l’approvazione degli ospiti che passano e ripassano a trovarci, avere creato una base di persone fidelizzate che si fanno guidare da noi. Non so che risposta ci sia stata nel quartiere, anche perché arrivano anche molte persone da fuori Milano, chi viene apposta da Pavia, da Torino o altri posti solo per venire a provare Carico e credo che questa sia stata la nostra vera scommessa vinta di questi due anni dove ci siamo inventati di tutto pur di cercare di rimanere a galla”.

MARTINI E BOLLICINE ROOM Un separé divide l’entrata della celebre Martini Room, una vera e proprio intuizione geniale che secondo, la mossa vincente in grado di far conoscere il locale anche fuori dai confini nazionali. “Era un po’ che avevo in mente un qualche cosa di simile, la Martini Room è stata una cassa di risonanza, la conoscono tutti non solo a Milano, ma anche a livello globale nella barindustry, ne hanno parlato testate specializzate e lifestyle di tutto il mondo. Una formula innovativa nel mondo del bar con un menù stagionale che in autunno e in inverno si concentra sulle declinazioni del gin e del Martini con un menù a parete, mentre nel resto dell’anno cambia in base alla stagionalità e alle esigenze specifiche, in un concetto dove il tempo scandisce l’esperienza”. Chissà che non abbiamo dato l’idea di realizzare come prossimo episodio quello di una Bollicine Room, per mettere al centro del bicchiere la spumantistica. “Il mondo delle bollicine all’interno del bar è un fenomeno in crescita, si vende sempre più bolla, grandi Champagne e altre etichette importanti, la clientela va dietro le bolle ed è facile che si chieda un buon calice prima o dopo un drink, un trend sempre più apprezzato anche in un locale come Carico dove cerchiamo la sperimentazione. E sfatiamo anche uno stereotipo, che le bollicine nei locai siano un qualche cosa di genere, ci sono donne con un palato evoluto che vengono da noi per provare drink forti e viceversa uomini che vogliono bere una cosa semplice”.

COSE FATTE BENE Dom Carella è un personaggio che non sta mai fermo, tra numerosi progetti e consulenze varie ci racconta il suo primo approccio con la Franciacorta andando indietro con la memoria nel tempo. “Mi ricordo le prime bottiglie di Franciacorta, ormai più di vent’anni fa, ero nel sud Italia e gestivo la mia azienda e c’era un grande interesse verso le bollicine italiane che erano una vera alternativa ai prodotti francesi. Io sono un fan di tutte le cose fatte bene, l’incontro con Terra Moretti mi ha permesso di venire a contatto con una realtà importante capace di avere una varietà e profondità di prodotti che si sposa bene alla mia filosofia, non solo qui nel locale ma anche con i progetti che seguo personalmente come consulente”. C’è grande apprezzamento per un brand come Contadi Castaldi su tutta la linea, dal Brut che è uno spumante molto versatile che utilizziamo anche in alcuni nostri cocktail, sino al Saten o allo Zero che invece andiamo a esaltare in accompagnamento ai piatti della nostra cucina. “La nostra clientela è al 50% di chi viene qui per bere magari un aperitivo oppure dopo cena, mentre il 50% si fanno trasportare in un’esperienza di fine dining. Io sono il primo sostenitore del nostro chef Leo D’Ingeo, capace di realizzare un pairing che portiamo in giro per il mondo e che si può provare qui da noi da Carico. Presto magari ci potranno essere altre novità, chi lo sa…”.

INFO
www.carico.io
www.contadicastaldi.it

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