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Un po’ secret, un po’ urban, molto open, tanto green. Vanni Romoli e Manuela Bottigliero, giovani soci nella vita e nel lavoro, non si sono fatti scoraggiare dall’emergenza e hanno deciso di portare qualcosa di nuovo alle porte del centro storico fiorentino.

L’idea del loro “BarBar” nasce proprio da qui, dalla voglia di creare uno spazio di convivialità e socialità in un periodo che per troppo a lungo è stato invece sinonimo di chiusura e individualismo. In Via Luna, traversa di via Gioberti che nasconde un paradiso pedonale tutto da esplorare, si è sviluppato così un concept restaurant & bar accogliente e genuino, che riceve i suoi ospiti fino alle 01:00 senza alcun giorno di riposo.

Tutto questo, all’interno di un’ex fabbrica di graniglia (e quindi come esempio di recupero industriale), che i due imprenditori hanno restaurato e allestito con le loro mani – tavolo per tavolo, stanza per stanza – all’insegna della passione per la cucina, per lo stare insieme, ma anche per la natura e per l’arte. In tutte le sue forme.

“Abbiamo creato un ambiente che vi farà dimenticare per un attimo di essere a Firenze, un luogo dove pranzare, cenare, ascoltare della buona musica in compagnia e scoprire tutti i dettagli magici che caratterizzano il nostro BarBar”, ci hanno raccontato Vanni e Manuela a margine di una Tiki Night organizzata in questa location dal clima a tratti sudamericano, a tratti nordico, a tratti africano. “Assaporerete la nostra cucina circondati da opere d’arte, piante esotiche e mobili di design, tutti acquistabili sul posto”. I toni sono caldi e naturali, ricordano in particolare l’Africa con cui Vanni ha un rapporto speciale grazie alla sua passione per i viaggi e per la fotografia.

Chiosa specifica, è inevitabile, sulla proposta food & beverage. Questo concept restaurant sviluppa un format di cucina veloce ma con una storia e una sostanza, che si riflette anche sull’ambiente polivalente che ospita late breakfast, business lunch, eventi e serate musicali. Piatti tradizionali e rivisitazioni contemporanee, tra certezze nostrane e fine dining europeo, che spaziano dalla lingua salmistrata di Luca Meoni, con la sua salsa verde, la senape al miele e l’uovo sodo al Baccalà con pomodorini, olive taggiasche e pinoli, fino alle tartare e agli hamburger.

Visto il suo nome, con la ripetizione voluta della parola “Bar” a mostrare la doppia anima gastronomica e mixologist del locale, è impossibile non puntare anche sulla parte cocktail (e non solo sulla caffetteria). Le mani, in questo caso, sono quelle del barman Gabriele Stellittano, che ha realizzato una lista di signatures dai sapori latini e orientali (da provare ad esempio il drink a base sake o la selezione di Tiki con le classiche Tiki Mug polinesiane), oltre a proporre quotidianamente anche i grandi classici. In questo secret urban graden, insomma, si prova davvero ad accontentare ogni gusto ed esigenza, senza mai snaturare però la filosofia che sta alla base di questa nuova apertura.

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