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Sulla strada verso Montalcino, in uno dei miei viaggi dedicati alla ricerca di vigneron da scoprire, decido di fare una piccola deviazione verso Pienza. Il mio senso di avventura e curiosità prevale, sono pochi infatti i produttori in questa zona, una trentina circa. Una Toscana del vino sicuramente meno esplorata e meno gettonata per i riconoscimenti vitivinicoli, ma è proprio qui che scopriamo una bolla, un piccolo angolo di paradiso creato da Matteo Gori e suo papà Luciano che assieme hanno deciso di dare vita ad una vera e propria Azienda Agricola: Casa Gori. Con l’aiuto di un finanziamento, l’attività prende il via nel 2015, da subito l’azienda è impostata per avere un’economia circolare, puntando sulle tradizioni antiche ma rese più attuali con la scelta di impiegare attrezzature moderne.

L’agricoltura, la terra e i suoi frutti

Una vita apparentemente semplice, fatta di lavori manuali, di giornate faticose sotto al sole e sotto la pioggia, ma sicuramente genuina. Una vita che alla fine fa star bene e che presto, tornerà ad essere il desiderio di molti altri ragazzi. Casa Gori è un posto incantevole creato da un ragazzo giovanissimo, Matteo classe ‘91, nella splendida Val D’Orcia, dove animali, orti, vigne, ulivi, frutteti, luppoleti, coltivazioni di grano e tanti sogni rendono unico il paesaggio e questa azienda agricola. La location è solo la prima delle cose che lasciano meravigliati perché c’è molto altro. Nelle produzioni di Casa Gori, oltre alla buonissima birra, già inserita sulla guida di Slow Food, Matteo ha creato una cantina da sogno dove viene vinificata l’uva delle sue giovanissime vigne.

 

Angolo di paradiso

Quando i giovani credono in un territorio e danno vita ad un angolo di paradiso dove si possono bere vini spensierati e genuini. Parliamo dei suoi vini partendo dai 4.5 ettari dedicati alla vigna, Sangiovese per la maggior parte, ma anche Trebbiano, Malvasia, Canaiolo, Ciliegiolo e uno splendido Cabernet Franc (1550 piante) chiamato in etichetta come O’VOI. Il primo anno di produzione, il 2018, ha visto la vinificazione di Alessio Cecchini, giovane ragazzo laureato presso la facoltà di Enologia e Viticoltura di Firenze con tesi sulla vinificazione in cemento del Sangiovese e con alle spalle diverse esperienze in cantina, tra cui Caparsa, Riecine e Fattoria di Bacchereto. Insomma, una grande promessa. Vini corretti, sinceri, identitari. Che fanno staccare la spina regalando un piacevole momento di spensieratezza. Uno stile che gioca su quello che le giovani vigne regalano, parliamo di bevibilità, di frutto vivo, semplicità e freschezza che permettono di apprezzare questi vini anche in una giornata d’estate magari serviti con qualche grado in meno.

 

L’estro di casa Gori

Vi starete chiedendo da dove arrivano le etichette e la personalità grafica di queste bottiglie. Ebbene, si, dietro a questo aspetto c’è Benedetta Bianchini, la ragazza di Matteo, che con grande gusto e originalità si occupa della parte creativa e di comunicazione di Casa Gori.  C’è un grande potenziale che negli anni è destinato a crescere sia a livello vitivinicolo, con dei prodotti caratteristici della zona, sia come Azienda Agricola e tutte le attività connesse.

 

 

LIBERO

È il vino d’ingresso della cantina, composto dal classico uvaggio di vitigni autoctoni della zona: 90% Sangiovese, 7% Colorino e 3% Canaiolo. Un vino che non impegna, adatto ad ogni situazione e con i piatti più semplici. Piacevole, succoso, senza particolari durezze in evidenza. Affina per 12 mesi in tonneaux.

SUISOGNI

É il Sangiovese in purezza che fa una lunga macerazione pellicolare e 1 anno di affinamento in tonneaux e botti grandi. Espressione pura del Sangiovese con le particolarità di queste terre.

O’VOI

É una chicca speciale della produzione di Casa Gori, un Cabernet Franc in purezza che affina in tonneaux e botti di ceramica. Nasce su un terreno sabbioso, ricco di calcare tufaceo rosso e sedimenti marini. Da qui un Cabernet Franc elegante ma sincero, con una bella vena graffiante che lo caratterizza.

TRE

É il vino bianco di casa Gori, che nasce da uve di Trebbiano e Malvasia combinate in un mix intrigante. Il mosto rimane a contatto con le bucce fino al termine della fermentazione. Il risultato?  Un vino ricco e profumato, anche lui con una vena graffiante che invoglia la beva e stuzzica i sensi. Resta comunque un vino molto piacevole e beverino, che da il meglio di sè servito con quale grado in più (12°).

 

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