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Castello Pomino è una delle tenute storiche dei Marchesi Frescobaldi. Una gemma nascosta incastonata tra boschi di abeti e sequoie.  Grazie all’intraprendenza di Leonia degli Albizzi, moglie di Angiolo Frescobaldi, dal 1855 i vigneti che circondano il castello cinquecentesco, furono i primi a ospitare varietà internazionali allora sconosciute in Toscana quali Chardonnay, Pinot Nero e Pinot Bianco.

C’era anche Tenuta Sanoner nella sezione Micro Mega Wines di Vinitaly, un nuovo spazio dedicato a 27 aziende che non superano le 30.000 bottiglie prodotte all’anno. Tenuta Sanoner, azienda biodinamica che ha prodotto vini tipici toscani con rosè, bianci e bollicine. Ci troviamo in Vald d’Orcia, nel cuore della Tocana a Bagno Vignoni. La chicca in degustazione al banco di Tenuta Sanoner, che prende il nome dalla proprietà altoatesina, è Aetos Orcia Sangiovese, un…

Dalle Anteprime che quest’anno sono slittate a marzo, la Toscana del vino sempre più rock ha pescato dal cilindro la PrimAnteprima 2022, una conferenza stampa di presentazione degli eventi delle giornate successive, con una super protagonista indiscussa, Gianna Nannini. “Fare vino è come fare rock, è un lavoro di squadra”- ha dichiarato la cantante toscana a Firenze nella giornata inaugurale della settimana delle Anteprime di Toscana del vino di cui è testimonial, insieme sul palco tra gli altri anche il Presidente della Regione Toscana Eugenio Giani. Una vignaiola rock, titolare della Certosa di Belriguardo, che ha raccontato il suo legame con il mondo del vino con l’azienda agricola di famiglia rilevata nel 2006, 75 ettari di cui 8 coltivati a vigneto nel cuore della zona del Chianti dei Colli Senesi, a pochi chilometri da Siena.

Panzano in Chianti non ha bisogno di troppe presentazioni. Basta scorgerne le colline brune, al tramonto, per respirarne il legame strettissimo con il vino e la sua tradizione, religione che è stata carburante per una delle dimensioni enoiche più apprezzate del mondo, come il Chianti Classico. Ad arrivarci in minivan, tra le curve e i casolari, sembra di camminare in una pinacoteca di tempere e pastelli a cera; vino e arte sono storicamente intrecciati dalla stessa potenza emotiva, e a Panzano c’è chi ha deciso di farne definitivamente la bandiera della propria azienda.

Sulla strada verso Montalcino, in uno dei miei viaggi dedicati alla ricerca di vigneron da scoprire, decido di fare una piccola deviazione verso Pienza. Il mio senso di avventura e curiosità prevale, sono pochi infatti i produttori in questa zona, una trentina circa. Una Toscana del vino sicuramente meno esplorata e meno gettonata per i riconoscimenti vitivinicoli, ma è proprio qui che scopriamo una bolla, un piccolo angolo di paradiso creato da Matteo Gori e suo papà Luciano che assieme hanno deciso di dare vita ad una vera e propria Azienda Agricola: Casa Gori. Con l’aiuto di un finanziamento, l’attività prende il via nel 2015, da subito l’azienda è impostata per avere un’economia circolare, puntando sulle tradizioni antiche ma rese più attuali con la scelta di impiegare attrezzature moderne.

La divina Federica Pellegrini testimonial d’eccezione della vendemmia 2020 del Brunello di Montalcino, ha scelto di rappresentare sulla formella decorativa un’araba fenice. Un simbolo di rinascita che la nuotatrice si è tatuata sul collo, il mitologico uccello di fuoco è stato posato oggi in occasione di Benvenuto Brunello “OFF” sul muro del Palazzo comunale di Montalcino in provincia di Siena per celebrare le 5 stelle attribuite all’ultima vendemmia dell’iconico rosso toscano, un buon auspicio per la ripartenza del settore.

San Gimignano è un comune toscano famoso nella storia e nel mondo per le sue torri, intorno al 1200 ci fu il periodo di maggior splendore per questo borgo incantevole sulla via del commercio tra Firenze e Siena, con settanta torri costruite dalle famiglie benestanti ad ostentazione della loro ricchezza e potenza. Oggi sono quattordici torri rimaste a caratterizzare la skyline del centro che rendono unico e riconoscibile il profilo di San Gimignano, una…

Il terroir di Montalcino è capace di attirare l’attenzione dell’enoturismo anche in un’annata particolare come quella attuale. Un fenomeno grazie alla doppia B di Bike e Brunello, con in testa al gruppo una cantina simbolo della zona come Ciacci Piccolomini d’Aragona. La cronaca della nostra visita in un sabato di metà ottobre parte con una giornata nebbiosa, durante il viaggio nella campagna senese purtroppo non si vede molto, ma appena entrati in paese il cielo come d’incanto si apre improvvisamente con una pennellata d’azzurro. Eccola la magia di Montalcino, una denominazione blasonata in tutto il mondo dei vini rossi d’autore dalla fine degli anni ’60, con radici ancor più indietro nella macchina del tempo.

Colori, luce. Temi che hanno tenuto banco per secoli, argomenti che hanno gettato le basi di molte scoperte e invenzioni dell’uomo per un’ escalation di progressi geniali di cui ancora oggi traiamo beneficio. Ogni singolo istante. Per quanto riguarda i primi, Aristotele sosteneva che fossero il risultato di una reazione tra buio e luce, che la loro densità fosse generata in base alla luminosità o presenza di un offuscamento con il rosso a essere a metà tra il giallo sole e il viola delle tenebre.

A volte succede che la vita ti sorprenda, e sconvolga tutte le tue convinzioni. Ci sono delle classificazioni fatte a freddo, frettolosamente. E superficialmente, diciamolo. Un atteggiamento pregiudizievole smentito dall’assaggio di un vino o dall’incontro di una persona che, senza sapere chi tu sia, ti catapulta con il suono della voce, grintosa, o con l’ascolto di Clouds, The mind on the (Re)Wind di Ezio Bosso, nel suo mondo: la Toscana. E d’incanto c’è una sensazione di vastità, inarrivabile, irraggiungibile. Un qualcosa di più grande di te che inevitabilmente ti chiama, e diventa un obbligo scoprirla. Una regione di vino e di cultura, di artisti. Molto si deve all’aristocrazia, importanti e nobili famiglie, che negli anni ha iniziato a condividere  le terre con numerosi investitori stranieri, imprenditori, che hanno dato vita al “brand Toscana”, fatto di turismo e vino quindi Chianti e Brunello, economicamente parlando, di valore incalcolabile. E quello dei Frescobaldi, per gli addetti al settore, ma anche per gli amanti dell’arte o chiunque conosca un po’ la storia, non è certamente un nome nuovo, ma per chi scrive lo è in un certo senso perché vista, vissuta, all’interno.

Il Consorzio Montecucco si conferma a una presenza importante nel panorama del vino toscano. A Vinitaly alle telecamere di Beverfood.com il vice-presidente del Consorzio Giovan Battista Basile ci ha parlato di un territorio dalle grandi potenzialità, il 60% delle bottiglie esportate nel mondo, una tipologia di piccole aziende a conduzione famigliare con una qualità medio alta. Il Sangiovese fa la parte del leone, interessante anche il Vermentino prodotto di punta tra i bianchi che sta dando grandi soddisfazioni. Circa una settantina di aziende, nel 2011 è stata riconosciuta la Docg Montecucco con Sangiovese minimo al 90% e restante parte dei vitigni coltivati in Tosacana.

La storia di una civiltà antica che già aveva intuito potenzialità e valore del vino. Il territorio, uno dei più legati alla vigna e alla produzione, che per natura accoglie e riscalda. La mente geniale di due personalità di spicco nel mondo dell’enologia, che si sono fuse in un progetto innovativo e di respiro internazionale. Tutto, e molto di più, nella rincorsa  di Rigoloccio verso una nuova strada, che sta già riscuotendo successi e consensi.