Carlo Carnevale
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La Colombera, i custodi della leggenda del Timorasso

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“Questa Patria, antichissima frà tutte le altre Città di Lombardia, già è stata ampla et illustre”. Sono le parole di Alessandro Montemerlo, scrittore e filosofo tortonese del diciassettesimo secolo che descriveva così la sua terra natìa. Un polo relativamente contenuto ma ricco di una storia a tratti misteriosa tra Templari e Sacro Graal, e forte di un’identità granitica, che spazia dalle vie curate del centro fino ai Colli Tortonesi, dove si dipana la parte alta della città. È qui che si slanciano geometriche e affascinanti le file delle vigne di Tortona, tele infinite su cui dipingono i colori di uve pregiate e pregne di significato. Una in particolare, curata e custodita dal calore e dalla tenacia di una famiglia.

LA STORIA – È un affare di cuore e tradizione che si arrampica sulle colline di Vho, frazione di Tortona a ridosso della Pianura Padana, dove alla fine degli anni ’30 Pietro e Maria Semino prendono in affitto la cascina che diventerà casa e simbolo de La Colombera. Inizia così il percorso generazionale ed emotivo che si allunga fino alla quarta generazione della famiglia, di cui i fratelli Elisa e Lorenzo (campione di snowboard della Nazionale Italiana) sono fieri esponenti e condottieri della qualità. Quelli che prima erano terreni a esclusiva coltivazione cerealicola si sono nel tempo evoluti fino ai cinquanti ettari odierni, venti dei quali destinati a una superficie vitata che genera un giro di 80.000 bottiglie l’anno. Barbera, Cortese, Croatina, Nibiö, i vitigni storici e conosciuti, gioielli di valore assoluto che circondano il vero diamante incastonato: Timorasso.

Tutto in ogni singolo acino, ogni singolo bicchiere, ogni singola goccia. L’affascinante difficoltà di un vitigno autoctono un tempo poco considerato perché dispendioso in termini di tempo ed energie, oggi motivo di immenso orgoglio e vanto (a ragione) di Elisa e Lorenzo, lungimiranti nel puntare sulle tipicità nascoste di un vino che emozione e stupisce ancora di più con l’invecchiamento: “Ci abbiamo creduto, anche a costo di qualche sacrificio in più. È stata una sorta di eredità dei nostri bisnonni”. Il 2000 è la prima annata in bottiglia, che nasconde le chiavi impercettibili di un successo destinato a esplodere. il leggero pendìo sul quale Elisa pianta cinque vigneti diversi, l’altitudine sul livello del mare che non pesa né accentua. Perfetta come l’ascesa de La Colombera che raggiunge un picco roboante nel 2006, con il prodotto più premiato dell’azienda.

LA DEGUSTAZIONE – Il Montino, l’espressione massima della mineralità del territorio e dell’argillosità particolare (terra chiara) che donano al prodotto carattere e pregio, decisione e finezza. I risultati parlano da soli, una sequela di riconoscimenti come Tre Bicchieri del Gambero Rosso, anche nel 2018 e il più recente, il riconoscimento Vino Slow (che condensa cioè nel bicchiere l’identità del territorio d’origine) per la guida Slow Wine 2019. Nel calice si riversa l’identità della famiglia Semino e della comunità Tortonese con la sua natura e i suoi sentori, accentuati dal trattamento esclusivamente in acciaio di cui la Colombera si serve per non alterare l’essenza del prodotto: il dorato all’occhio, pesca e fiori al naso, la frutta che esplode con garbo al sorso. E quanto più passa il tempo, tanto più lo spettro organolettico si evolve dinamico, definendosi e intensificandosi. Basta assaggiare il Derthona 2006 e le sue note speziate, a tratti esotiche, per comprendere il progresso che solo dieci anni di pazienza e amore possono comportare.

La maturazione idonea avviene a metà settembre, quando il grappolo diviene compatto come dev’essere. L’uva acida e fresca e la buccia spessa fanno il resto. Esistono oggi cento ettari di Timorasso nel mondo, gestiti e coltivati da trenta produttori. La Colombera produce etichette di stampo variegato: Barbera affinata in legno Elisa (“Ad ogni donna della famiglia è intitolato un vino. Pogni figlio maschio si compra un trattore…”), Vegia Rampana, “la vecchia strega” Barbera in acciaio, Suciaja, Nibiö autoctono imparentato al Dolcetto, Romba Croatina in acciaio, Archè Croatina in legno e il Bricco Bartolomeo, Cortese 100%. E sono in programma attività d’espansione per allargare l’export oltreoceano, dagli Stati Uniti al Giappone. Timorasso rimane però il primo pensiero, la prima risposta quando si cerca un’immagine o un motivo da associare all’azienda. Un affare di cuore e tradizione, dicevamo.

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