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Guardare al più piccolo, per diventare ancora più grandi. L’assemblea del Consorzio del Chianti Classico, il primo creato in Italia (nel 1924), ha approvato con maggioranza quasi plebiscitaria l’instaurazione delle UGA, Unità Geografiche Aggiuntive: un riconoscimento di valore e stima per i villaggi produttivi più piccoli, che avranno quindi la possibilità di dimostrare la propria identità e guidare ancora meglio il consumatore.

Il Consorzio del Chianti Classico rappresenta oggi 480 produttori, di cui 342 escono sul mercato con la propria etichetta, contraddistinta dal marchio tipico del Gallo Nero. Ciascuno di essi è a sua volta esempio della professionalità, della tradizione, dei valori di un singolo fazzoletto di terra, che finalmente potrà avere il risalto che merita in futuro. Come spiega Giovanni Manetti, Presidente del Consorzio, “da sempre crediamo sia il territorio a fare la differenza, e il nostro è quanto di più vario e straordinario possibile. Il vino rispecchia il luogo, ed è fondamentale che l’etichetta sia strumento per raccontarlo”. Per usare le parole di Eric Asimov, critico del New York Times citato dal giornalista Luciano Ferraro, che ha guidato la presentazione al MUDEC di Milano, “Il Chianti Classico è un intreccio di altitudini, microclimi e uomini”, e ogni dimensione ha il suo carattere.

Le UGA si qualificano come un provvedimento previsto dalla legge, che stabilisce come una DOP possa disporre di microzone certificate a loro volta (sono già state utilizzate per il Barolo). “È stato un purgatorio durato trent’anni”, prosegue Ferraro, “già nel 1991 se ne parlava tra i giovani vignaioli rivoluzionari dell’epoca (di cui faceva parte Manetti, ndr). Oggi finalmente è il paradiso” per San Casciano, Greve, Montefioralle, Lamole, Panzano, Radda, Gaiole, Castelnuovo Berardenga, Vagliagli, Castellina e San Donato in Poggio. La diatriba ha storicamente riguardato il contrasto tra la maggiore identità che le Unità Aggiuntive conferirebbero alle singole località, e l’altrettanto importante confusione che potrebbe ingenerarsi in un consumatore poco esperto, che finirebbe travolto da un sempre crescente numero di origini da dover considerare; il momento è però propizio, il Chianti Classico ha registrato un +20% di quantità vendute in tutti i mercati, e un +10% di valore anche sul 2019.

Valore trascinato dalla Gran Selezione, le etichette che per norma devono fare almeno 30 mesi di invecchiamento ed essere composte (dal 2022) per il 90% di Sangiovese, e per il restante 10% da uve autoctone. Chianti Classico (almeno 12 mesi) e Chianti Classico Riserva (almeno 24 mesi) possono invece comporsi di 80% Sangiovese e 20% anche di uve straniere. Ed è alla Gran Selezione (al momento il 6% della produzione) che le UGA saranno riservate, almeno in un primo momento, con la possibilità di un’apertura verso le altre due tipologie in futuro: una scelta strategica, che punta alla valorizzazione dell’eccellenza come apripista per l0intero universo Chianti Classico. “È l’inizio di un percorso, di scambio tra produttori che si spera potrà incidere anche sulla qualità del vino”. All’inizio del 2022 è prevista l’uscita della Gran Selezione 2019, che si ritiene sarà la prima a riportare le UGA in etichetta.

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