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Il 2018 ha confermato con crescente fatica i profili di crescita che si erano affacciati nel corso dell’anno. Il giro d’affari del settore alimentare è cresciuto del 2% mentre l’export è cresciuto del 3%. I consumi infine confermato una perdurante stagnazione, con variazioni del +0,6% in valore  e del -0,5% a volume.

 

 

A fianco, la produzione industriale 2018 nel suo complesso ha accusato a dicembre un -5,5%, per chiudere a consuntivo con un +0,8%. Dopo tre anni nei quali aveva segnato un passo più accelerato dell’alimentare, essa ha registrato perciò un passo inferiore a quello del settore.  Si sottolinea, sul passo lungo, che la produzione alimentare 2018 ha superato di appena 0,4 punti il livello raggiunto nel lontano 2007, ultimo anno pre-crisi. Mentre la produzione industriale complessiva 2018 del Paese rimane ancora sotto tale quota del -19,2%. Fra i due aggregati si evidenzia perciò, nel periodo, una forbice vistosa di 19,6 punti.

Fatturato alimentare 140 miliardi di euro (+2%)

Il fatturato 2018 dell’industria alimentare ha raggiunto i 140 miliardi di euro. Esso ha segnato perciò una crescita del 2% sui 137 miliardi registrati nel 2017. Si ricorda che, nel quadriennio 2013-16, esso era rimasto fermo a quota 132 miliardi.    A dicembre però il fatturato di settore è sceso del -4,6% su quello del dicembre 2017.

Export alimentare 32,9 miliardi di euro (+3,0%)

L’export 2018 dell’industria alimentare, secondo attendibili stime, ha raggiunto i 32,9 miliardi di euro, con un +3,0% circa sull’anno precedente. Il passo è rallentato, dopo il +6,3% del 2017, ma le performance sul passo lungo dell’industria alimentare rimangono largamente premianti. Dal 2007, ultimo anno pre-crisi, l’export ha segnato infatti un aumento del +81,0%, contro il +28,5% del totale industria. Ne esce un differenziale di oltre 52 punti.

L’export delle indicazioni geografiche protette ha registrato, in parallelo, un aumento del +145%.  L’incidenza export/fatturato 2018 raggiunge il 23,5%, maturando un salto di dieci punti percentuali rispetto alle incidenze export-fatturato poco superiori al 13% registrate all’inizio dello scorso decennio.  Crescite dell’export significative, nel confronto 2018/17 (11 mesi), sono state messe a segno da molti mercati emergenti, come Egitto (+48,8%), Ucraina (+43,6%), Lettonia (+31,3%), Nigeria (+22,6%), Filippine (+24,5%), Bulgaria (+31,1%), Nuova Zelanda (+22,0%) e Vietnam (+19,0%).  Nell’ambito dei primi mercati, si è distinta la Polonia (+10,2%).  I comparti alimentari più performanti sono stati quelli delle acquaviti e liquori (+24,1%), della birra (+11,2%), dell’alimentazione animale (+7,9%) e delle acque minerali (+7,6%).

 

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Import alimentare 21,8 miliardi di euro (-1,2%)

L’import 2018 di settore ha chiuso a una quota di circa 21,8 miliardi, con un calo del -1,2% sull’anno precedente. Ne esce un saldo attivo 2018 di 11,1 miliardi, in aumento del +12,1% su quello del 2017 (9,9 miliardi).

Vendite alimentari +0,6% in valore e -0,5% in volume

I consumi alimentari 2018 hanno confermato una perdurante stagnazione, con variazioni a consuntivo del +0,6% in valore e del -0,5% in volume. Le vendite “non” alimentari 2017 hanno segnato, in parallelo, un +0,2% in valore e un -0,2% in volume.  Dai confronti valore/volume emerge chiaramente che i prezzi al consumo, nel 2018, hanno corso di più nel mondo alimentare. E ciò, anche se la pressione sui costi di produzione del settore (i prezzi alimentari alla produzione sono aumentati del +0,6% nel confronto 2018/17) è stata modesta e inferiore a quella evidenziata in parallelo dal totale industria (+3,6%).  Va aggiunto che i discount alimentari hanno mostrato una crescita in valore delle vendite, in chiusura anno, pari al +4,4%, a conferma della grande prudenza di approccio alla spesa del consumatore.

Obiettivi

Gli obiettivi dell’industria alimentare sono diretti alla sempre maggiore promozione del modello alimentare italiano e delle sue ricchissime proposte eno-gastronomiche sui mercati esteri. La stagnazione del mercato interno impone, più che mai, di cercare oltre frontiera gli spazi di sviluppo di cui il settore ha assoluto bisogno. L’export del food & beverage italiano è cresciuto nell’ultimo decennio, come sopra ricordato, con un passo di oltre 52 punti superiore a quello messo a segno in parallelo dalle esportazioni nazionali nel loro complesso. La crescente predilezione di molti mercati per i prodotti alimentari di qualità offre spunti molto interessanti alla produzione italiana, imperniata per l’80% su tale target, e caratterizzata, non a caso, da ben 822 prodotti tipici a certificazione di origine garantita: il record della Comunità.

Gli obiettivi centrati dal settore entro un biennio dovrebbero essere due. Da un lato, il raggiungimento di una quota dell’export agroalimentare pari a 50 miliardi. Dall’altro, il raggiungimento di una incidenza del fatturato export sul fatturato totale dell’industria alimentare finalmente uguale o superiore al 25%: un quarto del totale.   Va pure ricordato che l’industria manifatturiera italiana nel suo complesso mostra una proiezione esportatrice stabilizzata da anni oltre il 35%. Il confronto evidenzia il gap e le grandi potenzialità ancora inespresse del food and beverage nazionale. La sua rincorsa ha bisogno perciò, più che mai, di non essere frenata da ostacoli impropri.

 

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Tra di essi, vanno annoverati: i macroscopici fenomeni della contraffazione, con un Italian Sounding arrivato ormai a quota 90 miliardi di euro; gli ostacoli non tariffari, che stanno aumentando ovunque, per lo più con pretestuose misure igienico-sanitarie, “semafori” ecc..; gli ostacoli tariffari, che mostravano minore irrequietudine fino a qualche anno fa, e stanno riesplodendo in modo pericoloso. Ci riferiamo all’onda avviata dai noti inasprimenti daziari decisi dall’Amministrazione Trump, che si somma al perdurare intollerabile dell’embargo su un mercato strategico ed estremamente promettente come quello russo.

Per questo la strada degli accordi commerciali bilaterali e delle connesse salvaguardie a qualificati elenchi di prodotti (come avvenuto con gli accordi recenti raggiunti con Canada e Giappone) va perseguita con grande determinazione e senza incertezze. Le potenzialità del Made in Italy alimentare si accompagnano ad un’alta vulnerabilità. Essa va tenuta ben presente, stante la “rincorsa” che il settore deve ancora compiere nei confronti della concorrenza di Germania, Francia e Spagna, paesi più export oriented del nostro, e dello stesso manifatturiero nazionale nel suo complesso. Il settore, in ogni caso, non cerca “protezioni”. Chiede di contare su sostegni promozionali adeguati, e di potersi muovere in un contesto internazionale aperto, costruito su regole concorrenziali trasparenti, paritarie e corrette.

 

 

Fonte: www.federalimentare.it

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