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Con 19 impianti produttivi su tutto il territorio nazionale e 20.000 addetti, il comparto industriale italiano della birra e del malto si colloca all’ottavo posto in Europa, sorpassando anche Paesi tradizionalmente più legati alla birra, quali Austria e Irlanda. Nel 2004, però, si è registrata una flessione della produzione (-3,7%) e del consumo interno (-1,5%) per cause congiunturali e per la politica fiscale del Governo che ha portato ad un aumento dell’accisa pari al 14% e ad un conseguente aumento dei prezzi del prodotto finale

Anche per il 2004 il settore birrario e maltario italiano ha contribuito in maniera significativa alla creazione di valore e di ricchezza per il Paese. Nei 19 impianti produttivi dislocati su tutto il territorio nazionale, 9 dei quali nel Centro-Sud dell’Italia, sono state impiegate 20.000 persone, fra occupati diretti e indiretti, con 13,2 milioni di ettolitri di birra prodotti (di cui circa 85 mila destinati all’export) e un consumo interno pari a 17,2 di ettolitri. Il comparto italiano del malto, la materia prima per la fabbricazione della birra, con oltre 565 mila quintali prodotti nel 2004, ha soddisfatto il 33,7% del fabbisogno dell’industria birraria nazionale.

In tal modo, l’industria birraria italiana ha confermato l’ottava posizione nella classifica UE dei Paesi produttori, dietro “colossi” quali Germania (106,2 milioni di ettolitri prodotti), Gran Bretagna (53,8 milioni), Spagna (31,6), Polonia (29,2), Olanda (23,8), Francia (16,8), Belgio (17,4). Un buon piazzamento quello italiano, soprattutto se si nota che siamo davanti a Paesi tradizionalmente più associati al “prodotto birra”, quali Austria (8,7) o Irlanda (8,1).

2004: CALANO PRODUZIONE E CONSUMO INTERNO

Nel 2004 va rilevata, comunque, una lieve, ma significativa, riduzione rispetto all’anno precedente, della produzione (-3,7%) a fronte di un consumo interno contrattosi dell’1,5%, in ragione di una migliore performance delle importazioni (+4,5%), cui ha fatto riscontro una diminuzione delle esportazioni (-4,0%). Pressoché invariata, invece, la produzione del malto.

Due le cause principali di tali riduzioni. La prima, congiunturale, è di carattere climatico: nel 2004 non si è infatti ripetuta la lunga e torrida estate dell’anno precedente, e ciò ha portato a una significativa riduzione dei consumi nel periodo maggio-agosto, nel quale, tradizionalmente, si concentra poco meno della metà del consumo dell’intero anno, 46,14% contro il 49,40% del 2003.

La seconda causa, che rischia invece di rivelarsi strutturale, attiene alle scelte di politica fiscale assunte dal Governo italiano che hanno portato, nel 2004, ad un aumento dell’accisa sulla birra pari al 14% e ad un conseguente aumento dei prezzi del prodotto finale. La decisione, motivata con le necessità finanziarie di bilancio pubblico, è stata fortemente criticata da AssoBirra, che ha fatto presente come in questo modo, a fronte di un dubbio aumento di gettito per le casse dello Stato, si verifichi una sicura diminuzione dei consumi. E una conferma di ciò si è avuta nel primo bimestre 2005, nel corso del quale il volume del settore ha subito una contrazione del 10% rispetto al corrispondente periodo del 2004.

In tale scenario, il consumo pro-capite di birra in Italia nel 2004 si è attestato a 29,6 litri annui, ritornando sotto la “quota 30” che era stata superata, per la prima volta, nel 2003 (30,1). A livello europeo, l’Italia continua ad essere agli ultimi posti, se non il ‘fanalino di coda’, nella graduatoria dei consumi pro-capite, che vede in testa la Repubblica Ceca (160 litri annui), seguita da Irlanda (108), Germania (115,8), Austria (108,2) e Gran Bretagna (99).

L’IMPEGNO DELLE AZIENDE PRODUTTRICI

In tale contesto riflessivo le aziende associate ad AssoBirra, che coprono la quasi totalità della produzione nazionale ed il 73% del mercato, hanno comunque non solo mantenuto, ma ulteriormente arricchito la propria offerta che consta oggi di circa 130 marchi principali prodotti e/o distribuiti in Italia.

Alla base della perdurante forza dell’industria birraria nazionale ci sono un’organizzazione e una tecnologia di avanguardia lungo l’intera filiera produttiva e, proprio grazie al livello di eccellenza raggiunto, gli stabilimenti italiani producono su licenza importanti marchi stranieri.
Nonostante, quindi, una tradizione relativamente recente (poco più di due secoli), specie se confrontata con quella di Paesi del Centro e del Nord Europa, l’industria birraria italiana ha mostrato e intende continuare a dimostrare la propria capacità di stare sul mercato soddisfacendo, in particolare, una gran parte della domanda interna. Nell’auspicio che tale domanda, proprio mentre crescono fra i consumatori i riconoscimenti per il prodotto birra in tutte le sue valenze (sociali, nutrizionali, gastronomiche, ecc.), non venga soffocata dall’adozione di provvedimenti economico-finanziari che, lungi dall’ottenere i risultati sperati, minacciano di depauperare il Paese di una ricchezza consolidata.
per saperne di più – info more:

www.assobirra.it

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