Rubrica

i maestri della mixology

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interviste ai migliori barman esperti di miscelazione

Londra è ormai da anni la capitale indiscussa della mixology mondiale, e parte del suo successo è senza dubbio dovuto al continuo afflusso di talenti che la capitale Inglese chiama a se. Ci sono due motivi principali per i quali un bartender può decidere di trasfericisi: perchè ha molto da imparare o perchè ha molto da insegnare. Gabriele Manfredi è lo strano caso di un professionista partito per il primo motivo e rimasto per il secondo.

Catania è una città straordinaria, una vera e propria gemma non solo del Sud, ma a livello Italiano. Negli ultimi anni, girando per il nostro paese poche città mi hanno positivamente colpito come il capoluogo siciliano; la vita della città pare muoversi in un perfetto equilibrio di turisti, studenti e residenti, in una cornice di rara bellezza.

Quante vite si possono vivere in una vita sola? Questa è la domanda che mi rimane in mente dopo aver terminato l’intervista con Roberto Rossi. La tentazione di adagiarsi quando le cose vanno vanno bene, quando un percorso  professionale sembra arrivato alla stabilità, è sempre forte. Ma ci sono persone che per loro natura sentono il bisogno di rimettersi in gioco, di alzare la posta , di puntare più forte sul piatto della vita. E il motivo è uno solo: crescere,scoprire, migliorarsi.

Non ho nessun dubbio nell’affermare che i Bartender e gli Chef sono due figure professionali paritetiche che si muovono semplicemente su stati della materia differenti. Ma mi è capitato in vita mia di parlare con amanti dell’alta cucina che sostengono che non è così, e l’argomentazione che spesso mi viene proposta è che gli chef sono creatori, nel senso che trasformano quello che gli passa tra le mani, mentre i bartender sono degli assemblatori, che si limitano a sommare le parti senza aver influito sulla materia prima. Ogni volta che mi viene proposta questa tematica, la mia risposta ha nome e cognome: Fred Jerbis.

Chissà quante volte nella storia, due amici a fine serata, magari dopo qualche birra hanno avuto la stessa illuminazione:  “dovremmo aprire un bar tutto nostro!” dice il primo “è un idea grandiosa, facciamolo!” risponde il secondo. Un sogno che dura una frazione di secondo, per poi andare a dormire e ricominciare la propria vita la mattina dopo, nell’esatto punto in cui la si era lasciata.

“A regola d’arte”. Conoscere Paolo Ponzo significa riscoprire il significato che sta dietro a questa definizione. Scordatevi i vezzi e le eccentricità, nessun look hipster e nessun tentativo di inseguire la moda del momento; Paolo è un bar tender, di quelli veri, non ha bisogno di apparire diverso da quello che è veramente. Il suo segreto? La sua vena ribelle si riversa in forma liquida nei suoi cocktail, dando vita a creazioni sorprendenti.

Non è prerogativa delle grandi città avere grandi Bartender. a Olbia, poco lontano dalle spiagge affollate di turisti della Costa Smeralda, si trova un locale che non vive grazie alla stagionalità, ma grazie alla passione di un uomo che non si stanca mai di mettersi alla prova. Un obbiettivo chiaro quello di Emilio Rocchino,  portare la Sardegna ad essere una tappa fondamentale sulla mappa della miscelazione italiana.

Nella ricerca spasmodica della novità, si rischia di perdere i tesori che abbiamo sotto gli occhi. È questa la filosofia che contraddistingue Mauro Uva e il suo progetto Graspology, un percorso di riscoperta dei sapori nostrani nel mondo del bartending.

L’idea del “Dandy” della miscelazione è quella di mettere nel bicchiere il suo territorio, ovvero il Nord Est, tramite gli ingredienti che gli appartengono, rendendo nobile e al centro del progetto, il distillato italiano per eccellenza: la grappa.