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La Scozia è da sempre il Paese che nell’immaginario collettivo viene ricondotto al Whisky, nonostante questo celebre distillato sia ormai prodotto in tantissime altre parti del mondo. Non sorprende dunque che l’evoluzione dello Scotch Whisky non si sia mai fermata negli anni, seguendo logiche di disponibilità e mercato. Lo scorso 9 marzo, all’interno di Rasputin, il Secret Bar fiorentino guidato dal Bar Manager Daniele Cancellara, è stata presentata la first release di Lochlea, nuova distilleria delle Lowlands, e per l’occasione insieme a Samuel Cesana (Managing Director di Beija-Flor Srl Importazione) si è parlato a 360° proprio del fenomeno delle nuove realtà scozzesi.

L’avvento dei Single Malts è piuttosto recente. Il primo imbottigliamento ufficiale risale infatti al 1964, quando Glenfiddich imbottigliò il suo distillato con la dicitura “Pure Malt”. In realtà altre distillerie avevano già imbottigliato il loro malto, ma Glenfiddich fu la prima a crearci intorno una vera e propria campagna pubblicitaria, esaltando le qualità del Whisky di puro malto. La prima vera espansione è arrivata però alla fine degli anni ’80, quando venne rilasciata la serie Classic Malts. Ovviamente, dato che la maggior parte della produzione veniva utilizzata nei Blended, le distillerie si ritrovavano nella loro warehouse tantissime botti estremamente vecchie, che hanno progressivamente permesso l’uscita di molti invecchiamenti importanti, ma che consentivano soprattutto di produrre una quantità considerevole di bottiglie di 10-12 anni, spesso rappresentata dalla release base.

Su questo tema è opportuno aggiungere qualche precisazione numerica. Nonostante il mercato dei Single Malt negli ultimi 30 anni abbia avuto una notevole espansione, a livello globale occupa ancora soltanto il 5%. Il restante è ancora dominato dai Blended. In Italia, sebbene non siamo consumatori di Whisky “importanti” come i francesi o gli indiani, abbiamo una percentuale di Single Malt venduti che occupano circa il 25% di tutti gli Scotch Whisky venduti nel nostro Paese. Detto questo, dopo svariati anni le distillerie si sono ritrovate con sempre meno botti di Aged: un problema che non si può purtroppo risolvere in poco tempo. Per tale ragione sono venuti fuori sempre di più gli imbottigliamenti NAS (No Age Statement), dove non veniva minimamente menzionata l’età del liquido contenuto all’interno. Ciò ha portato al contempo all’apertura di nuove distillerie che, naturalmente, cercano di distinguersi in qualche modo da quelle storiche, non avendo alle spalle la forza del rispettivo brand.

Un valido esempio in questo nuovo scenario è rappresentato senza alcun dubbio da Lochlea, nuova interessante realtà delle Lowlands. In realtà Lochlea esisteva già da secoli, ma era una fattoria dedita meramente alla produzione di orzo. Quando l’attuale proprietà l’ha acquistata nel 2006, ha pensato quindi di utilizzare parte della tenuta per produrre un orzo che fosse adatto alla maltazione. L’idea c’era, la materia prima anche, serviva però tutta la parte tecnica. Così, dopo aver acquistato gli alambicchi e tutte le attrezzature necessarie, nel 2015 è nata la Lochlea Distilling Co., e qualche anno dopo a bordo del progetto è salito John Campbell nei panni di Distillery Manager. Un nome importantissimo del mondo del Whisky, che dopo quasi 30 anni in Laphroaig si è lanciato in un’avventura totalmente differente. Quella di Lochlea è infatti una piccola produzione, che – a eccezione della maltazione – cura ogni fase produttiva del proprio distillato.

Ma torniamo al presente e al 2022, nel salotto di Rasputin, dove abbiamo potuto assaggiare la first release di Lochlea. Il legame con il loro territorio e la loro storia si nota già dalla data di uscita: questo prodotto è stato lanciato non a caso il 25 gennaio, in occasione della “Burns Night”, giorno dedicato al famoso poeta scozzese Robert Burns che in gioventù, dal 1777 fino al 1784, chiamò Lochlea casa soggiornando proprio nella fattoria in cui oggi viene distillato questo Whisky, lavorando di giorno e studiando/scrivendo di sera.

Ma cosa propone questa nuova distilleria? Innanzitutto il loro concetto è quello di realizzare un Whisky da bere. Come comunicano loro stessi, si tratta di bottiglie da tenere sullo scaffale aperte e da bere ogni volta che se ne ha la voglia. Non c’è l’idea di creare edizioni per collezionisti e ciò rispecchia l’amore per il distillato che traspare nitidamente. La first release, nel dettaglio, è un Whisky che viene imbottigliato al 46% di volume alcolico, non filtrato a freddo e invecchiato in botti ex-Bourbon first fill e botti ex-Pedro Ximénez. Il colore è giallo dorato e all’olfatto si percepisce subito il cereale, che vuole essere la “firma” più autentica della distilleria. Anche al palato spicca immediatamente l’orzo, seppur accompagnato da note di vaniglia e cannella, facendo emergere anche una nota leggermente piccante. Il finale è molto coerente e lascia in bocca un sentore di malto accompagnato da una leggera nota di pepe. Provata questa prima edizione, non resta che attendere dunque le prossime release stagionali, poiché tutti gli imbottigliamenti targati Lochlea seguiranno in modo naturale le stagioni dell’orzo.

Foto di Gabriel Preda

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