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Momento positivo per i formaggi della provincia di Sondrio, con Valtellina Casera e Bitto che in cinque anni hanno registrato un +18,2% a valore alla produzione e un +13% a valore al consumo. Il fatturato delle due Dop simbolo della Valtellina riconosciute nel 1996 e riunite nel Consorzio per la Tutela dei Formaggi Bitto e Valtellina Casera attivo dal 1995, è pari a 13,7 milioni di euro, con un valore al consumo di 26,2 milioni, risultato reso possibile anche grazie alle campagne di promozione attivate dal 2021 e trainato anche dalla crescita del Valtellina Casera. Il formaggio di latteria, espressione del saper fare dei mastri casari nelle latterie turnarie valtellinesi negli ultimi 5 anni ha registrato il segno più, sia a volume (+10,2%) che a valore (+32%). La produzione oggi si attesta a 15236 tonnellate per un valore di 11,8 milioni di euro (+2,3% sul 2022), in crescita anche l’export nell’ultimo anno con +3,4%.

 

Le campagne di comunicazione, accompagnate da una crescente sinergia tra produttori e stakeholder del territorio, hanno portato i frutti sperati – commenta il presidente del Consorzio di Tutela Valtellina Casera e Bitto (CTCB), Marco Deghi. Agli eccellenti risultati raggiunti dal Valtellina Casera in termini di fatturato e di produttività si aggiungono quelli realizzati attraverso la campagna di valorizzazione del Bitto, a cui hanno aderito all’unanimità tutti i soci. Un passo avanti che ha permesso un forte innalzamento della qualità delle oltre 12.430 forme marchiate con la Dop, superiori quest’anno di quasi 3 punti percentuali rispetto alla media qualitativa 2022. Un formaggio di eccellenza, la cui produzione è in contrazione (-39% in cinque anni), per le difficoltà insite nella lavorazione, date le caratteristiche peculiari del formaggio sono la transumanza e lavorazione in loco in alpeggio, entro un’ora dalla mungitura, dovute anche per le difficoltà di passaggio generazionale, specie in annate difficili come quella 2022, caratterizzate da una forte siccità, che ha influito negativamente sulla produzione in termini quantitativi.

 

Il nostro intento – ha dichiarato Deghi – è continuare a tutelare e valorizzare un formaggio eroico, che conta purtroppo sempre meno produttori (47 gli alpeggiatori, a fronte di 56 nel 2018). Anche per questo, con il CTCB abbiamo attuato un programma di sostegno, con un tecnico esperto in alpeggio a disposizione di tutti i nostri soci, che supporti il produttore in tutte le fasi di produzione, dalla mungitura in loco alla stagionatura del formaggio, per ottenere il prodotto migliore e il più remunerativo possibile. Continueremo a perseguire la strada della qualità che è l’unico strumento per continuare a far vivere la tradizione di questo formaggio di montagna unico. Strumenti chiave sono anche le iniziative di promozione per valorizzare il prodotto presso i consumatori”.

INFO www.ctcb.it

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