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E’ un vino che non conosce crisi, soprattutto all’estero, quello che viene presentato a Benvenuto Brunello, la manifestazione che ogni anno riunisce nel Chiostro del Museo di Montalcino i produttori che presentano le annate appena lanciate sul mercato (Brunello 2008, Riserva 2007, Rosso 2011, Moscadello e Sant’Antimo) e quella appena vendemmiata (2012), cui domani saranno conferite le stelle che ne rappresentano la qualità. La vendemmia del 2008 si era svolta in condizioni ottimali e i vini presentavano una buona acidità, con strutture morbide e tannini non troppo aggressivi. «Il risultato – ha dichiarato il Presidente del Consorzio Fabrizio Bindocci – sono vini affascinanti per la loro intensità aromatica e per le caratteristiche di morbidezza. Un Brunello equilibrato e piacevole, godibile da subito e che merita appieno le quattro stelle che avevamo conferito cinque anni fa».

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Annuari Distribuzione Alimentare Catering Ingrosso Alimentare Italia Europa Agra Editrice «Per quanto riguarda la vendemmia 2012 – prosegue Bindocci – la forza del territorio, l’esperienza e la capacità dei produttori hanno saputo trasformare un periodo potenzialmente critico e difficile in un anno che riteniamo potrà dare grandi soddisfazioni a livello nazionale ed internazionale». Anche il Rosso 2011, presentato in questa edizione di Benvenuto Brunello, ha caratteristiche che si esprimono con grande struttura, con frutti intensi e molto caldi e piacevoli. «I produttori del Consorzio si stanno impegnando sempre più nella produzione di questo vino, che sta conquistando una propria identità, per proporsi quale valido prodotto in una fascia di mercato dove è importante il rapporto qualità/prezzo» ha spiegato il Presidente Bindocci. Per quanto riguarda la produzione, i numeri di Brunello e Rosso sono stabili rispetto al 2011, con rispettivamente 9.200.000 e 4.500.000 bottiglie prodotte. Leggeri aumenti per il Moscadello (40.000 bottiglie nel 2012 contro le 30.000 del 2011) e per il Sant’Antimo (360.000 nel 2012 contro le 340.000 del 2011).

Ottima anche la tendenza sul mercato estero: a partire dal 2007, quando era al 60%, la quota di export è progressivamente aumentata, attestandosi oggi al 65% del totale prodotto. Tale aumento è particolarmente significativo se analizzato in termini assoluti: nel 2007 le bottiglie di Brunello prodotte erano circa 6.000.000, con un export di 3.600.000 bottiglie, mentre oggi l’export riguarda circa 5.800.000 bottiglie (65% delle 9 milioni prodotte). In soli 5 anni quindi l’esportazione è aumentata di oltre 2 milioni di bottiglie. Gli USA continuano ad essere un punto di riferimento e il primo mercato straniero, rappresentando il 25% del totale prodotto e quindi raddoppiando quasi le vendite rispetto a 5 anni fa. All’incirca sono quindi 2.250.000 le bottiglie che nel 2012 hanno lasciato Montalcino alla volta degli Stati Uniti. Questo mercato è dotato ancora di grandi potenzialità visto che il consumo procapite è appena di 10 litri all’anno (si consideri che in Italia la media nel 2011 era di 37,9 litri procapite). Stando alle ultime stime di Vinexpo e IWSR (International Wine & Spirits Research), da qui al 2016 il mercato USA registrerà un aumento dei consumi (+12,6%), arrivando ad oltre 3.360 miliardi di litri. Sempre secondo la ricerca, nei prossimi anni cresceranno del 30% le vendite dei vini di alta fascia (quelli cioè sopra i 10 dollari a bottiglia).

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In leggera crescita la quota di vino acquistato direttamente in azienda o consumato nei locali di Montalcino, oppure comprato nelle enoteche di Montalcino. Tale quota si attesta intorno al 18%. Significativi anche i dati sul giro d’affari delle aziende produttrici, in aumento rispetto al 2011: 167.000.000 euro nel 2012 contro i 163.000.000 del 2011. Anche le altre realità del settore enoturistico a Montalcino (ristoranti, alberghi, enoteche, ecc.) hanno chiuso il 2012 con il segno positivo: 29.700.000 euro contro i 27.500.000 dell’anno scorso (+ 8%). «Per i produttori del Brunello – conclude Fabrizio Bindocci – l’essere vincenti sui mercati internazionali è legato principalmente a 2 motivi: investire nei mercati ad alto potenziale di spesa e proporre un prodotto riconoscibile, sia per l’alto valore qualitativo sia per l’unicità dell’offerta».

Ma non è soltanto il Brunello ad andare all’estero: dopo il “boom” degli anni ’80, che ha portato a Montalcino investitori d’oltre oceano come i fratelli John ed Harry Mariani e la creazione di Castello Banfi, gli ultimi anni hanno conosciuto un nuovo impulso all’“importazione” di capitali provenienti dall’estero. Casi ne sono quelli della tenuta Argiano, acquistata solo poche settimane fa da investitori brasiliani, o di Richard Parsons, ex presidente di Citi e TimeWarner, oggi nel collegio della commissione bipartisan sui dibattiti presidenziali USA, che nel 2000 ha acquistato la tenuta “Il Palazzone”, o ancora quello dell’industriale svizzero Ernesto Bertarelli, vincitore della Coppa America nel 2003 e nel 2007 con il veliero Alinghi, che ha comprato nel 2011 la tenuta Poggio di Sotto. Oltre che per gli stranieri, Montalcino è un’attrazione anche per grandi investitori italiani: ne è un esempio quello di Riccardo Illy, ex governatore del Friuli Venezia Giulia nonché presidente del Gruppo Illy, che nel 2008 ha rilevato l’Azienda Mastrojanni.

+ info: Ufficio Stampa – Mailander caprioli@mailander.itc.ferraro@mailander.ita.massia@mailander.itd.biuklic@mailander.itp.masera@mailander.itwww.consorziobrunellodimontalcino.it

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