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Locale, Firenze. Anche per chi lo frequenta spesso, per una sera il Locale in via delle Seggiole è difficilmente riconoscibile. Un’aura rossa Campari pervade gli spiriti di tutti i presenti mentre si festeggia il centenario della nascita del Negroni, al cospetto degli ultimi eredi del Conte e dei bartender venuti da ogni angolo d’Italia e del mondo. Mentre sopra le nostre teste la serata entra nel vivo, in una saletta privata collocato sotto il locale abbiamo avuto la fortuna di poter intervistare Andrea Neri, Managing Director Italian Icons at Campari Group.

 

E’ l’anno del centenario del Negroni, un cocktail di cui Campari è da un secolo preciso il pulsante cuore rosso. Un drink e un prodotto legati da un legame decisamente speciale…

È vero, Campari non è solo una parte del Negroni, il legame tra i due è sempre stato indissolubile. In questo secolo la ricetta del Conte Camillo ha avuto momenti di up e di down, ed è solo negli ultimi 15 anni che la ricetta sta vivendo un vero e proprio rinascimento, sia a livello qualitativo e tecnico, sia nei gusti dei consumatori che lo hanno portato ad essere il secondo al mondo come numero di richieste. Lo splendido paradosso di questo cocktail è nella sua semplicità, una ricetta che può essere spiegata in maniera quasi infantile con la formula “Un terzo, un terzo, un terzo”, eppure grazie al bilanciamento gustativo ed al grado alcolico la semplicità è una virtù. Inoltre proprio grazie alla simmetria delle proporzioni il Negroni è un cocktail perfetto da twistare. Questo gioco di bravura sulla variazione rispettosa del drink è partito dall’america, e passo dopo passo si è diffuso nel mondo.

Una rivoluzione partita dal basso dunque?

Non solo. Mentre il Negroni cresceva di popolarità dal basso, Campari ha contribuito a farne crescere la reputazione dall’alto, collaborando con i più importanti storici del bar ed aiutandoli ad avere una voce. Quest’anno di celebrazioni inoltre ha funzionato da amplificatore per tutto il lavoro fatto fino ad ora di marketing. Il film Red Diaries, la Negroni week con 12mila aderenti , con +20% sull’anno precedente, sono sicuramente iniziative che porteranno sempre di più ad affermare il legame tra il cocktail ed i suoi estimatori.

Foto by Matteo Bottin

E forse contribuirà anche noi italiani a sentirci più orgogliosi di una tradizione e di una storia antica come quella della liquoristica. Com’è vissuto il binomio tra Campari ed Italia all’estero?

Per quanto riguarda l’italianità, Campari ha portato in giro per il mondo il concetto di aperitivo italiano con Aperol e Campari, oltre che alla forma mentis legata a questo momento di consumo, che va oltre all’associazione tra food e drink: socialità, voglia di stare insieme, stile ed eleganza. Non è un caso che in Campari molti prodotti non parlino a livello italiano, ma addirittura a livello cittadino, come Campari con Milano, Negroni con Firenze e Aperol con il Veneto.

Radici solide, ma rami sempre più lunghi. Oggi Campari è una multinazionale che cresce in maniera sana e che opera acquisizioni su mercati esteri, con che strategia?

La nostra strategia avviene dalla concomitanza degli elementi: crescita organica e acquisizioni. Alcuni dei nostri brand storici come ad esempio i liquori Averna e Braulio, stanno avendo un forte sviluppo sui mercati esteri, il merito è anche delle nuove possibilità che derivano dai brand entrati a far parte della famiglia Campari. Grand Marnier ad esempio è stata una carta vincente per entrare bene sul mercato statunitense, ci ha aperto le porte per presentare il resto del nostro portfolio.

Cosa riserva il futuro a Campari?

Essere parte di un’azienda come Campari va oltre  il rapporto di lavoro dipendente, essere un “camparista” vuol dire condividere i valori di Campari e una certa mentalià. Il nostro futuro, come il nostro passato, passa dalle persone che formano questa azienda e che lavorano sempre al meglio per perseguire una visione comune.

INFO www.campari.com

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Scheda e news: DAVIDE CAMPARI-MILANO S.p.A.


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