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Una storia ricca di cultura e tradizione, tutta italiana. L’Italia Beer Festival torna per la tredicesima edizione, ma con una importantissima novità.

Accanto a nomi di spicco dell’industria birraria artigianale azzurra, presenti anche birrifici esteri, come spiega l’ideatore Paolo Polli: “Quest’anno i birrifici stranieri rappresentano la grande novità. Abbiamo tantissime birre da Svezia, Norvegia, Stati Uniti, Grecia. Abbiamo voluto inserire anche questo prodotto per permettere agli appassionati di provare proposte estere”. Milano si conferma quindi capitale della birra in Italia, testimone di un interesse sempre vivo per il prodotto, spiega Polli che è anche patron del birrificio BQ: “Il primo festival in Italia è nato qui, è questo. Da qui partono le mode, non solo nell’abbigliamento a quanto pare. Abbiamo 150 birre in degustazione e un’interessante proposta di food per non far mancare nulla”.

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Interessante la proposta di birre lungo tutto il perimetro dell’area nella zona Mecenate di Milano. Una delle presenze fisse è il birrificio Toccalmatto, rappresentato da Bruno, che spiega le novità: “Abbiamo due birre nuove: Freak Out, una “juicy”, ovvero una New Englande IPA, opaca, torbida, molto saporita fatta con mango e luppoli americani. L’altra è una variante della nostra storica Grand Cru, una tripel nove gradi in questo caso fatta con dry hopping intenso con due luppoli poco conosciuti, uno polacco e uno francese. Birra molto beverina e di successo”.

La presenza più internazionale è rappresentata dal pub La Belle Alliance, con un’interessantissima proposta, ben descritta da Ivano: “Abbiamo una Imperial Stout di Omnipollo, un birrificio svedese molto contrastato in campo internazionale, molto noto per le sue estremizzazioni. Le birre straniere sono all’IBF per allargare il target, e definire quanta complessità possa esserci alla base di un prodotto che noi chiamiamo generalmente birra, ma in realtà ha un sacco di sfumature, gusti, profumi e anche mercato”. Birrifici da tutta Europa che permettono di confrontare con le produzioni italiane qualcosa che somiglia a una rivoluzione, che cerca di portare gusti e idee diversi sulle tavole e nei bicchieri dei consumatori, per avere la possibilità e di scegliere. “Nel campo della birra siamo stati legati a lungo a industrie che proponevano prodotti omologati. Oggi si punta a far capire che diversità può voler dire libertà”.

Il birrificio Otus, dai dintorni di Bergamo, è uno dei nomi che sta riscuotendo maggior successo: “Siamo un birrificio giovane ma in crescita. Abbiamo aggiunto un paio di birre alla nostra gamma, per completare la selezione. L’Australe, una Pacific IPA, e l’Ambra Nera, una Oatmeal Stout, di cui andiamo particolarmente fieri perché medaglia d’argento al festival di Rimini. È molto bilanciata, ottima, cremosa, fatta con malti di prima qualità”. Il legame con il territorio è forte, e il bergamasco è un polo florido per i birrifici. Otus sta crescendo a ritmi sostenuti: “È bello, la concorrenza ci aiuta a migliorarci e ci stimoli. Ci sono più di sette birrifici adesso nella nostra provincia, e ciononostante riusciamo a imporci”. L’influenza però è estera, con l’ispirazione che arriva da Inghilterra, Belgio, e Germania.

Dalla bergamasca fino al profondo e caldissimo sud. Epica è un birrificio siciliana, che prende il nome dalle iniziali dei tre fondatori, Elio, Piero e Carmelo, e rispecchia il connotato storico della parola. “L’epica è racconto, e per questo raccontiamo le nostre birre tramite nomi di divinità. Abbiamo sette tipologia di birra fisse, più due stagionali, per cui si varia da una Pale Ale a una Weiss, a una White IPA”. Da hobby a vero e proprio lavoro, per quello che era una firma di home brewery e adesso va fortissimo: “In Sicilia non si fa solo vino, anche ottima birra. La nostra prima birra, quella a cui siamo più legati, è la Eolo. Ne producevamo 20 litri, poi 1500 una volta in impianto. È dolce all’inizio, amara sul finale, al naso è agrumata. Porta i consumatori a berne ancora”.

Non solo birra comunque. All’Italia Beer Festival troneggia anche dell’ottima pizza, firmata Ambaradan, un progetto che rivoluziona il concetto della pizza sulla scena milanese, e non solo: “Abbiamo inventato questo nuovo concept. I clienti valutano l’esperienza durante il pasto, e poi in base al giudizio, una scala con migliorabile, sufficiente, ottimo, si paga un euro in più o in meno”. Quell’euro in più, eventualmente, sarà destinato al personale e ai pizzaioli. L’esperimento pare sta andando bene: “Soltanto sei “migliorabili” a fronte dell’80% di “ottimo”, quindi Milano sembra aver reagito positivamente. Puntiamo comunque sulla qualità massima dei prodotti: farina macinata a pietra, solo nove pizze in menù con ingredienti super selezionati”.

Al centro dell’area c’è un palco, che ospita band di qualità Birra artigianale e musica dal vivo all’Italian Beer Festival. Che altro?

 

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