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La bevanda più cool del momento, che sta conquistando nuovi mercati sta soffrendo la troppa richiesta. Cambiamenti climatici e una produzione fatta di tanti piccoli produttori in sofferenza stanno mettendo a serio rischio la disponibilità di un prodotto tanto versatile e vario, quanto fragile.

“La produzione è costantemente sotto pressione, non sta al passo con la domanda. Se i consumi aumentano ai ritmi attuali, da qui a vent’anni bisognerà triplicarla – lancia l’allarme Alberto Polojac, responsabile acquisti di Imperator -. Il caffè è tra le bevande più economiche, è alla portata di tutti ma soffre i cambiamenti climatici, mentre i produttori lottano per il proprio sostentamento. Mentre noi procediamo con le tecnologie e la conoscenza del prodotto, la materia prima è a rischio”.

Che fare dunque? “Noi come crudisti continuiamo con la politica di sostegno nei Paesi produttori. Assistiamo i coltivatori, promuoviamo la certificazione, siamo attenti agli aspetti etici, sociali ed economici. Ma dovrebbe essere l’industria che traina. All’estero c’è più sensibilità su questi temi. Bisogna sapere che il caffè è una delle specie a rischio di estinzione a livello globale. A volte mi fa sorridere chi filosofeggia sulla qualità, quando manca la materia prima”.  Un tema estremamente importante, per promuovere il quale Imperator inaugurerà a breve uno spazio dove si potrà esplorare l’intera filiera, dalla pianta alla tazza finale. E sono varie le iniziative che lavorano sul tema della sostenibilità, come la Global Coffee Platform che riunisce oltre 300 associazioni di produttori.

“Quest’anno ci sono stati problemi nella produzione in Vietnam, dal quale ci si aspetta arriveranno dai 3 ai 4 milioni di sacchi in meno. Intanto, il consumo del caffè aumenta a livello mondiale. La produzione è a rischio non solo nel prezzo ma nella varietà – conferma Massimiliano Damiano, esclusivista per l’Italia dell’olandese G. Bijdendijk che commercia caffè verde -. Il caffè è un prodotto di terra, che cambia di anno in anno, come il vino. Per questo nel mondo si sta diffondendo la pratica della miscela oltre alla monorigine, perché gli italiani, che sono maestri in questo, con ogni torrefazione che ha una sua ricetta custodita gelosamente, riescono ad elaborare ogni anno un prodotto simile ed omogeneo nel gusto, bilanciando le varie origini”.

Un mondo complesso dunque, quello del caffè, che occorre conoscere ed approfondire in tutti i suoi aspetti, in tutta la filiera. E dunque il messaggio ai professionisti italiani è chiaro: “Siamo rimasti indietro. Per anni abbiamo pensato di essere i più bravi a fare il caffè, ma manca la cultura del prodotto, e si guarda solo al prezzo. Da nessuna parte nel mondo un caffè si paga così poco – continua Damiano -. Se bevo sempre lo stesso caffè mi abituo a un gusto unico, ma sarebbe come bere tutti i giorni lo stesso vino. In realtà le persone, che viaggiano e consumano anche all’estero, stanno incominciando ad identificare le tipologie di caffè e le varie sensazioni che danno in bocca”.
“Qualcosa sta succedendo in Italia dal punto di vista della cultura del caffè – conferma Polojac -. Il mercato sta lentamente cambiando marcia. C’è voglia di tornare ad essere leder del settore e riprenderci quello scettro che abbiamo perso, largamente per nostri demeriti. Un Rinascimento partito due o tre anni fa, che ha visto nascere locali incentrati di nuovo sulla bevanda, non più sull’arredamento”.

+info: host.fieramilano.it/l%E2%80%99offerta-soffre-la-domanda-aumenta

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