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Quando metti insieme una storia lunga più di un secolo e una vocazione di famiglia, oltre a un radicato sentimento di appartenenza territoriale, il risultato non può che essere un prodotto con al suo interno qualcosa da raccontare. E questo qualcosa lo ha, sicuramente,  anche “Amaro Mentha 1911”.

A dare vita a una ricetta ormai dimenticata è stata Monica Buzio, che ha avuto l’intuizione (e la dedizione) di riprendere il percorso del suo bisnonno, liquorista e gestore di Caffè nel centro storico di Torino dal 1905 al 1957, andando a compiere anche quell’ultimo grande step mancante: il lancio sul mercato di un nuovo prodotto esclusivo. Proprio così, perché “Amaro Mentha” è il risultato del recupero del prezioso quaderno del suddetto Luigi Fassio, datato 1911 e contenente ben 110 ricette di liquori, vermouth, amari, elixir e tanto altro ancora. Ripreso, studiato fino in fondo e trasformato in… bottiglia.

Sono stati direttamente i segreti del mestiere gelosamente appuntati, anno dopo anno, nei bar più suggestivi della Torino tra le due guerre a trovare nuova forma e nuova vita attraverso la creazione di “Amaro Mentha”, un amaro a base aloe (all’epoca molti liquori servivano d’altronde come medicamento), ingentilito da un sentore di menta per rendere meno amaro il suo sapore. Da apprezzare sia in purezza che in miscelazione.

“Due anni fa ho proposto il ricettario a esperti del settore, cercando un produttore che potesse garantirmi una qualità di prodotto eccellente. Volevo qualcuno che, tramite un pezzo di storia della nostra città, potesse dar vita a un amaro di livello”, ci racconta la stessa Monica Buzio. “Oggi sono felice di annunciare che Amaro Mentha è presente nel prestigioso ‘Ristorante Del Cambio’ di Torino e in tre stellati in provincia di Imperia, oltre che in diversi cocktail bar. Ho realizzato un sogno, mio e del mio bisnonno“, conclude orgogliosa.

Recensito non a caso anche ne “Il Grande Libro dell’Amaro italiano” di Matteo Zed, l’“Amaro Mentha” di Monica Buzio in soli due anni è riuscito a farsi conoscere tanto in Italia quanto all’estero, portando avanti quella passione di famiglia che oltre 100 anni fa aveva ispirato il signor Luigi. La stessa che rivive nel 2020 in un bicchiere di questo amaro.

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