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Intervenendo oggi al convegno dal titolo “Le bevande in Italia: tematiche e tendenze” organizzato da Agronetwork nella cornice del Vinitaly, Cristina Camilli, Vicepresidente di ASSOBIBE, associazione che rappresenta i produttori di bevande analcoliche, ha sottolineato il forte legame esistente tra le imprese produttrici, la filiera e il territorio. Una catena di valore che va tutelata e non penalizzata da misure che danneggiano i consumatori e le imprese, frenano gli investimenti, gli acquisti di materia prima del territorio e che mettono a rischio posti di lavoro.

Cristina Camilli, vicepresidente ASSOBIBE
Cristina Camilli, vicepresidente ASSOBIBE

Le bevande analcoliche sono espressione del Made in Italy nel Mondo: non solo cole, aranciate, chinotti, toniche, the freddi ma anche bevande della tradizione locale che portano un po’ della nostra cultura all’estero, ricette con un fortissimo legame territoriale prodotte da aziende piccole che rappresentano un’eccellenza da tutelare ha dichiarato Cristina Camilli – Il 50% di frutta e agrumi utilizzati nelle nostre ricette è di provenienza nazionale, così come la quasi totalità del packaging. Una scelta che per noi è un valore aggiunto, tanto che nel 2021 abbiamo siglato un accordo con il Ministero delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali per la promozione delle produzioni made in Italy”.

Quella dei soft drink è un’industria che affonda le sue radici nella storia e nella tradizione italiane, ma con una spiccata vocazione all’innovazione, anche con l’obiettivo di facilitare un consumo moderato: nuove formule a ridotto contenuto di zuccheri (il quantitativo di zucchero immesso in consumo attraverso le bevande analcoliche è stato tagliato del 41%[1], pari a oltre 468 milioni di calorie[2] negli ultimi dieci anni), formati più piccoli e richiudibili, per consentirne il consumo in più momenti, indicazioni nutrizionali semplificate in etichetta con impatto nutrizionale per singola porzione, oltre a una rigida politica di autoregolamentazione a tutela dei consumatori più piccoli.

Nonostante gli sforzi e i risultati raggiunti, però, sul comparto grava l’ombra della Sugar tax, la tassa sullo zucchero che si applica solo alle bevande analcoliche, anche quando prive di zucchero.

L’imposta, se dovesse entrare in vigore a luglio, aumenterà di oltre il 28% la fiscalità su un litro di prodotto, con un impatto sul settore e sui consumatori importantespiega il vicepresidente di ASSOBIBENomisma ha stimato che nei primi due anni dall’introduzione si registrerà un’importante contrazione degli investimenti di investimenti delle imprese produttrici (oltre 46 milioni in meno), ma la cosa più rilevante sarà la riduzione negli acquisti di materie prime (-400 milioni) e gli oltre 5 mila posti di lavoro a rischio”. 

Inoltre, nei Paesi dove è stata introdotta questa tassa non si sono registrati miglioramenti per la salute dei cittadini, e su alcune patologie come l’obesità i trend sono continuati a crescere visto il residuale peso dei soft drink nella dieta complessiva.

Il nostro settore rappresenta una componente importante del tessuto produttivo e sociale del nostro Paese – ha proseguito Cristina Camilli -. Le nostre imprese creano lavoro e contribuiscono alla crescita del territorio. Per questo dobbiamo essere messi in condizione di poter guardare avanti, investire e continuare a offrire prodotti che incontrino il gusto dei consumatori e siano l’emblema delle eccellenze del nostro territorio e della nostra cultura nel Mondo”.

[1] Fonte: Nomisma, 2023
[2] (Elaborazione ASSOBIBE su dati GlobalData)

 

+info: www.assobibe.it

Scheda e news:
ASSOBIBE Associazione Italiana Industria Bevande Analcoliche

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1 Commento

  1. patrimonia Reply

    Ma siete seri? “un patrimonio da tutelare”…. come la torre di Pisa o il Colosseo?

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