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Antonietta Mente

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È unicorno mania. Il fiabesco e già trend topic #unicornmagic ha ormai influenzato anche i cuori più dark e insensibili. Dall’abbigliamento ai gadget, dal food al beverage, ormai vediamo cavalli pastello e criniere luccicanti ovunque. Anche da sobri. Nel corso degli ultimi mesi, dell’animale mitologico è stato commercializzato tutto. Ma proprio tutto. Della serie non si butta via niente. Se a Natale, infatti, sono state imbottigliate le sue preziose lacrime per farne il primo vino rosa della storia, ora è giunto il momento dì mettere a frutto – letteralmente – le sue leggendarie flatulenze.

Mezzo chilo di puzzette, quattro o cinque caramelle, sette ali di farfalle e voilà: “Sour Me Unicorn Farts” la nuova birra al sapore di… Unicorno!

Sperimento, mi emoziono, ricordo, lo racconto. È il viaggio del turista 4.0, i passi che l’esploratore moderno compie nella sua incessante ricerca esperienziale. Perché – oggi – non c’è escursione, vacanza o pellegrinaggio che non miri al contatto diretto ed attivo con la realtà circostante, non c’è ospite che si accontenti di essere un anonimo spettatore, non c’è visitatore che non desideri divenire parte integrante di quel “tutto” in cui è immerso.

Ma per disfarsi dei panni di testimone passivo e vestire quelli da protagonista occorre ben più che uno schiocco di dita. Serve passione, empatia, conoscenza e autorevolezza. Serve una figura dotata di queste qualità, un intermediario, una guida capace di tradurre e trasmettere le peculiarità di un territorio, la sua storia, la sua cultura, la sua identità; ma soprattutto i suoi odori, i suoi sapori e le sue consistenze. Per ogni viaggio che non sia solo un mero viaggio serve un Narratore del gusto.

Sono trascorsi poco più di due mesi dall’inaugurazione del più grande store europeo – la Reserve Roastery di piazza Cordusio, a Milano, – e Starbucks sembra non aver perso di vista il proprio obiettivo: l’espansione. La Sirena – inconfondibile marchio del gruppo made in Seattle  – è infatti approdata questa mattina in Corso Garibaldi, una delle zone più dinamiche e vitali del capoluogo lombardo, per aprire le porte ad una nuova – e questa volta più tradizionale – caffetteria in pieno stile americano.

E dopo la stravagante Coca-Cola Clear, arriva – altrettanto inaspettatamente – la Coca alla Cannabis. In verità, sarebbe decisamente presto per gridare al lancio sul mercato dell’innovativa bevanda. Al momento, infatti, si tratterebbe solo di rumors. Eppure, secondo quanto riferito da Bloomberg, il gruppo di Atlanta starebbe realmente guardando al business fiorente della marijuana, tanto da aver già intrapreso delle trattative con il produttore canadese Aurora Cannabis Inc.