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Dove berremo quest’estate, e magari anche la prossima, e che direzione sta prendendo la scena del beverage? Luogo sempre più di tenenza che coglie suggestioni da varie direzioni – dalla ristorazione alla nutrizione, alla politica in senso più ampio – il bar diventa nelle punte più avanzate una cartina al tornasole che ci parla della nostra società e del futuro. Ecco come stanno lavorando alcuni locali di tendenza in quattro grandi città del mondo e cosa ci dicono del bar del futuro.

 

 

Dopo aver conquistato la ristorazione, gli ingredienti coreani fermentati e il sesto sapore, l’umami, entrano nella mixology: succede a New York in uno dei nuovi bar più interessanti, Reception. Che propone infusi analcolici o drink a basso tenore alcolico (la tendenza del momento perché i Millennials amano bere bene ma non rovinarsi) a base di soju, distillato coreano. Che viene fatto sul posto e infuso con matcha, loto o taro. Fiori ma anche nero di seppia, zucchero estratto dalle prugne verdi e polline d’api sono alcuni degli ingredienti utilizzati per creare mix davvero originali, e assolutamente al passo con lo spirito dei tempi.

Se a New York si pensa a salute e futuro a Los Angeles ci si rivolge a un passato mitico, puntando al vintage. Del resto la città degli Angeli ha una tradizione più che secolare nel mondo dei cocktail e dei fumosi e luccicanti lounge bar frequentati dalle star di Hollywood fin dai primordi del cinema. Un passato rievocato al Bibo Ergo Sum, che si rifà ai bar art decò nell’ambiente ma anche nella proposta, con una carta divisa in tre “epoche” rappresentativa di tre “stili”: l’Old Style ovvero l’epoca precedente al proibizionismo contraddistinta da punch, sling e cobbler, gli anni ‘70 “divertenti, pop, colorati e vivaci” e l’oggi (e il domani) in cui “si combinano tecniche nuove con gusti famigliari”.

 

Parlando di futuro viene in mente Shangai, la megalopoli da 25 milioni di abitanti dove il lusso massimo è il comfort e il relax. Che si trovano a Funky Monkey insieme a una scelta di 150 whisky, 100 gin, 35 rum e una serie di chicche locali. Pagamenti? Tramite smartphone e WeChat, of course. Per gli amanti della birra The Beer Lady offre 3000 etichette: gli indecisi però non devono temere che giunga l’orario di chiusura, perché il locale è aperto 24 ore al giorno tutti i giorni dell’anno.

Concludiamo il giro del mondo a Parigi. Nella città che per diventare più verde intende piantare 20mila alberi entro il 2020, i bar nella bella stagione puntano all’aperto, tra bateau e chiatte sulla Senna, rooftop verdeggianti e speakaeasy in cortili segreti. Dietro una porta di rue de la Fédération ad esempio c’è Le Jardin, un prato verde dove guastare cocktail a base di ingredienti di stagione e locali, tra cui birre, cole e vini a chilometro zero. Naturalmente.

 

 

Tutt’altro tenore – e dimensioni – al Jardin Suspendu che torna per la seconda stagione sul tutto di un parcheggio a Porte de Versailles. Oltre ai bar (dedicati a birra, champagne, vodka e quant’altro) non manca lo street food, il cinema all’aperto, musica e corsi di yoga. Il tutto immerso nel verde tra limoni, ulivi, aceri giapponesi e vasi di fiori. E il verde entra anche negli interni che diventano piccoli scrigni verdi o giungle urbane come a L’Alcazar, citato da Vogue tra i più chic della Ville Lumière, dove le piante sono ovunque, il soffitto di vetro fa filtrare la luce esterna, le ceramiche sono cinesi e i cocktail si gustano al Balcony Bar, un balcone fiorito con tanto di vasi sospesi alla balaustra in ferro battuto.

 

Fonte: www.host.fieramilano.it

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