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Dal 2009, anno della sua creazione, il bitcoin non ha fatto altro che far parlare di sé. La criptovaluta inventata da un anonimo mascherato dietro lo pseudonimo Satoshi Nakamoto, è rapidamente diventata oggetto di discussione e studio, oltre che protagonista di una sorta caccia all’oro digitale. Anche se per vie indirette, il bitcoin attraverso la tecnologia open source blockchain che ne è la base è destinato a giocare un ruolo fondamentale nell’industria del cibo secondo le analisi di Cb Insight.

Una blockchain (catena di blocchi in italiano) è fondamentalmente un registro pubblico, condiviso e distribuito che può registrare le transazioni tra due parti in modo sicuro, verificabile e permanente. Questo ‘libro contabile’ sfrutta la rete ‘peer to peer’ decentralizzata che attraverso la criptografia certifica e registra tutti i passaggi che un blocco percorre dall’origine senza il bisogno di un server centrale (che potrebbe essere facilmente manomesso, controllato, interdetto o subire guasti). L’introduzione dei protocolli smart contract basati sulla blockchain ha fatto si che questa tecnologia si possa sfruttare per la certificazione e verifica in innumerevoli altri settori oltre a quello finaziario.

In ambito alimentare, la blockchain permetterà di tenere d’occhio tutte le relazioni commerciali che portano alla transazione finale tra produttore e consumatore: ogni prodotto potrà essere monitorato in tempo reale dalla fattoria alla tavola, con in più sostanziali vantaggi economici per le società coinvolte.

Questo permetterà di ridurre, se non eliminare, truffe e contraffazioni, che spesso si nutrono di sistemi di comunicazione e logistica particolarmente inefficaci, disordinati e fallaci. Per di più si abbatterebbero i costi dei sistemi di tracciabilità: secondo la Oklahoma State University i vantaggi economici legati all’utilizzo della blockchain nel comparto allevamento porterebbero a un risparmio fino all’80%.

La Walmart, il più grande rivenditore al dettaglio al mondo sta lavorando in collaborazione con l’IBM per un sistema di trasporto e tracciamento che ha alla base la blockchain. Il sistema di ‘smart package’ è descritto analiticamente nella richiesta di brevetto depositata presso US Patent and Trademark Office. La spedizione dovrebbe contenere un dispositivo che registrerebbe tutti i passaggi della filiera, fattori ambientali, i dati sulla posizione e altro ancora in una blockchain. Lo scorso anno Frank Yiannas, vice-presidente per la sicurezza alimentare di Walmart ha presentato una demo del progetto. Con i metodi tradizionali per tracciare analiticamente una partita di mango dall’Equador a un negozio Welmart di Los Angeles ci sono voluti 6 giorni, 18 ore e 26 minuti mentre utilizzando l’applicazione basata sulla blockchain è bastato scannerizzare un codice QR per avere tutti i passaggi della ‘supply chain’ in soli 2,2 secondi. I vantaggi sono notevoli specialmente per i cibi che vanno consumati freschi. In caso di partita contaminata si potrebbero individuare immediatamente i lotti interessati ed evitare di sprecare il cibo sano che in 6 giorni potrebbe non essere più commestibile.

Video Frank Yiannas spiega l’utilizzo della blockchain in ambito alimentare

Attualmente la tracciabilità di un prodotto da parte del consumatore è affidata a una piccola etichetta con tutti i suoi limiti. La tecnologia blockchain permetterebbe ai consumatori di conoscere in tempo reale l’origine, gli spostamenti e le attività dei prodotti che dovrebbero acquistare, evitando di incappare in merce oscura. Trattamenti OGM, lavorazione, scadenza, stoccaggio, saranno tutte informazioni reperibili grazie alle etichette intelligenti che dovrebbero arrivare sul mercato: basteranno uno smartphone e un codice QR per accedere alle informazioni. Basti pensare ai numerosi frodi alimentari che negli ultimi anni si sono abbattute sul ‘Made in Italy’. L’adozione di un ‘libro mastro’ pubblico, trasparente e non controllato da una autorità centrale nel settore food dovrebbe portare a standard di sicurezza alimentare più elevati e migliore consapevolezza del consumatore sulla filiera e sul cibo consumato.

Anche se la popolarità del bitcoin è in forte calo dopo il boom di fine anno, la tecnologia blockchain potrebbe invadere il mercato dell’alimentazione in altri canali: il colosso Starbucks, seguendo le orme dell’ormai irraggiungibile Amazon, avrebbe intenzione di adottare una criptostrategia ben più aggressiva. Amazon ha infatti proposto ai propri utenti un sondaggio per vagliare la possibilità di creare una valuta propria, ufficiosamente definita Amazon Coin, ricevendo il favore del pubblico (fonte CNBC). Starbucks, secondo quanto dice il direttore esecutivo Howard Schultz, farebbe lo stesso: “Non si tratta di Bitcoin. Ma credo che date la nostra app e le nostre strutture digitali, potremmo diventare una delle prime compagnie ad avere una moneta corrente propria” (fonte Time).

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