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Quando uno chef prende il posto di Cristoforo Colombo. E Bud Light lo sostiene


Non la Cleveland di LeBron James, né il centro nevralgico dell’economia, Cincinnati, che pure hanno un’area metropolitana che sfiora i due milioni di abitanti: la capitale, nonché città più popolosa dell’Ohio, negli Stati Uniti è Columbus, così denominata per ricordare il genovese scopritore del continente, Cristoforo Colombo. Il cui ricordo in questi giorni non se la sta passando benissimo, e c’è chi è pronto a sostituirlo. Con uno chef. E con il sostegno di un colosso come AB InBev con il marchio Bud Light.

Sono settimane dure per tutti e sotto ogni aspetto, con problematiche di rilievo mondiale sparse per il pianeta. In cima alla lista rimane stabile, oltre all’ormai onnipresente Coronavirus, la questione razziale in USA e non solo, tornata con fragore alla ribalta dopo i tristissimi esiti dell’arresto, e conseguente uccisione, di George Floyd, e all’esplosione del movimento Black Lives Matter. L’immagine di Cristoforo Colombo, storicamente visto dai critici come fautore dell’inizio della tratta degli schiavi, è diventata quindi indirizzo di proteste e attacchi, insieme a quella di personalità influenti nella storia, ma con un passato torbido.

Quasi ventimila, infatti, le firme già registrate per la petizione lanciata da Tyler Woodbridge, 32enne adottivo di Columbus, che ha proposto di cambiare il nome della città in Flavortownla nuova denominazione deriverebbe da una delle più tipiche espressioni di Guy Fieri, chef e celebrità TV nato proprio nella capitale dell’Ohio. Fieri (nato con il cognome Ferry, anglicizzazione del cognome italiano Ferri, da cui discende) è stato nominato da Food Network volto ufficiale della compagnia nel 2010, ed è ormai da decenni un nome più che noto nell’industria dello showbuisness culinario. Con base in California, è proprietario di tre ristoranti, titolare di innumerevoli consulenze e membro fisso delle giurie più selezionate di vari show televisivi e non solo.

Paradossalmente, i motivi non sono soltanto anagrafici: “È una questione che va oltre il suo luogo di nascita”, spiega Woodbridge. “Fieri ha contribuito a raccogliere oltre 20 milioni di dollari durante il periodo di lockdown, per sostenere ristoratori e dipendenti in difficoltà, e si è da sempre schierato in nome della diversità e dell’integrazione”. Il biondo e tondo chef ha infatti officiato oltre cento matrimoni LGBTQ, ed è un “vero simbolo della comunità di Columbus. La sua disponibilità verso il prossimo e il suo ottimismo sono descrittori perfetti della città, molto più di quanto non sia Cristoforo Colombo”, la cui statua verrà in poche settimane rimossa dalla piazza del Municipio, stando a una comunicazione ufficiale del sindaco Andrew Ginther.

Alle oltre 17.400 firme già riscosse, la petizione può avvalersi del sostegno non certo da ridere di un colosso amatissimo dagli statunitensi: Bud Light (marchio di birra n° 1 in USA di AB InBev), che con un Tweet ha promesso un regalo comune a tutta la città, dovesse effettivamente verificarsi il cambio di nome. Bud Light Seltzer per l’intera cittadinanza, per celebrare un enorme passo verso il futuro, e la richiesta di creare un apposito segnale pubblicitario. Come dice Woodbridge: “È il momento di cambiare, perché è arrivata l’ora del vero progresso”.

Fonte: CNN

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