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BEVERFOOD
NEWS – In occasione dell’ultima Chianti Classico Collection, la manifestazione
che ormai da anni presenta ad un pubblico qualificato la collezione delle ultime annate di una delle denominazioni più note al mondo, il consorzio del gallo nero ha diffuso i dati relativi all’intero distretto agro-alimentare del Chianti Classico. Con oltre 500 milioni di euro di fatturato annuo, il distretto chiantigiano è il terroir italiano a maggiore redditività; una grande “impresa”, di cui vino, olio e turismo sono le principali voci di bilancio

Il giro d’affari totale del distretto comprende:
…un valore della produzione vinicola imbottigliata di 360 milioni di euro (Chianti Classico e IGT),
…un valore complessivo della produzione olivicola pari a 15 milioni di euro,
…un valore delle altre produzioni agricole stimabile in 50 milioni di euro,
…un fatturato degli agriturismi e delle loro attività collaterali intorno ai 100 milioni di euro

Il Chianti Classico è un solido distretto agro-alimentare – che si estende per 70.000 ettari, di cui 7.200 vitati a Chianti Classico e 10.000 coltivati ad oliveto, per un totale di 1.200.000 piante – uno degli esempi europei più importanti di questo genere di concentrazione produttiva, in cui convergono multi-fattorialità, eredità storiche, tensioni culturali, qualità delle aziende. Negli ultimi venticinque anni, il territorio del Chianti Classico ha ottenuto un successo che ha pochi equivalenti in Italia ed in Europa. Un fenomeno rapido e di misura inaspettata, ottenuto anche grazie all’abilità di interpretare le tendenze culturali più profonde della società contemporanea,

Un successo determinato in larga misura dall’affermazione sui mercati mondiali del vino Chianti Classico, cioè di quel prodotto che meglio comprende in sé storia, cultura e identità sociale del territorio. Un vino che le strategie degli imprenditori vitivinicoli chiantigiani hanno portato costantemente ad aumentare la propria qualità e, soprattutto, hanno promosso come espressione diretta delle qualità ambientali, artistiche e culturali del territorio. “Quella di costituire un distretto agro-alimentare e’ una scelta – spiega Giuseppe Liberatore, direttore del Consorzio Chianti Classico – che non solo apre la possibilità a finanziamenti più facili, riduzioni tariffarie per opere pubbliche, maggiore tutela ambientale, ma rappresenta l’opportunità’ di “fare branding” insieme, diventando il perno di una nuova strategia ad hoc per le sfide sempre più impegnative che aspettano anche i luoghi più quieti del Chiantishire”.

Grazie al vino, l’economia del Chianti Classico ha realizzato una crescita che ha pochi precedenti soprattutto per una sua caratteristica peculiare: si è basata sulla valorizzazione di risorse agricole ed ambientali che un tempo non molto remoto erano sinonimo di arretratezza e povertà. Prodotti agricoli di qualità e qualità del paesaggio sono stati in grado di trasformarsi in un potente moltiplicatore economico, convertendo quelle che fino alla metà degli anni ’80 erano considerate risorse marginali in un complesso di fattori di crescita tra loro strettamente intrecciati. Basti pensare che vino & paesaggio hanno attivato un importante flusso turistico (fenomeni come quello dell’agriturismo e del turismo eno-gastronomico trovano nelle colline fra Siena e Firenze il loro luogo d’elezione) che, a sua volta, ha stimolato tutta una serie di attività collaterali, a partire dall’artigianato.

A questo elemento centrale, però, vanno aggiunte da un lato la pre-esistenza di un sistema di aziende in grado di attivare risorse umane e finanziarie e, dall’altro, la presenza di una cultura di impresa distribuita su un territorio circoscritto. Va anche sottolineata la presenza sul territorio di particolari forme di organizzazione della catena del valore, capaci di conservare le peculiarità economico-produttive delle singole realtà, con l’obiettivo di integrare le relazioni tra imprese con i luoghi dove tali relazioni si formano e si sviluppano, avendo questi ultimi una nuova centralità in un contesto sempre più globalizzato. Il risultato e’ uno “spazio” interpretato non più come una sorgente di costo, ma come un fattore di sviluppo, in un’ottica di gerarchia e di reti fra luoghi. Il distretto non e’ una semplice etichetta, ma rappresenta il fulcro di un’integrazione istituzionale e produttiva, basata sulla sussidiarietà e sulla cooperazione, con l’obiettivo di consolidare e sviluppare le qualità di tutto un territorio.

+info: www.chianticlassicocollection.it/www.chianticlassico.com/- www.intoscana.it

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INFOFLASH SUL CONSORZIO CHIANTI CLASSICO
Il Consorzio Vino Chianti Classico tutela dal 1924 il vino più noto al mondo, e ne valorizza la denominazione, il territorio d’origine, la storia. Il suo marchio, contraddistinto dall’inconfondibile Gallo Nero, garantisce il vero Chianti Classico: autentico, perché l’unico originato dal territorio del Chianti; certificato, perché la sua produzione è controllata dalla vigna alla bottiglia; inimitabile, perché la sua qualità e identità sono protette in Italia e nel mondo. Con oltre 600 soci iscritti, di cui circa 350 imbottigliatori, il Consorzio Vino Chianti Classico rappresenta oggi il 95% dell’intera denominazione e si avvale di un’organizzazione moderna, strutturata e professionale per svolgere al meglio le missioni per cui è nato: la tutela e la valorizzazione del vino Chianti Classico e del suo marchio. Un territorio che si estende su una superficie di 70.000 ettari, di cui 10.000 vitati per una produzione che, nel 2007, è stata di 280.000 ettolitri.. Sul fronte export, gli Usa rimangono il primo mercato capace di assorbire il 30% della produzione. A seguire la Germania (10%), il Regno Unito (9%), la Svizzera (8%), il Canada (5%) , il Giappone (2%) e la Russia (2%). In Italia si consumano, invece, il 27% delle bottiglie prodotte. +info:www.chianticlassico.com/marketing@chianticlassico.com

logo consorzio chianti

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