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Chissà se quando investì nei primi sette ettari, centrotrenta anni fa, Angiolo Piccini aveva già in mente quale sarebbe stato il percorso che il suo nome e la sua azienda avrebbero calcato. Dal nascosto gioiello di Castiglione in Chianti fino a Shanghai, passando per i mercati di mezzo mondo in cui si muovono circa diciassette milioni di bottiglie e più di sessanta milioni di fatturato ogni anno. Soprattutto, una filosofia di famiglia e lavoro che continua a rinnovarsi: Tenute Piccini è questo, e in realtà molto di più.

Tenute Piccini – Valiano

CENTOTRENTA ANNI FA – Già poco dopo la fondazione nel 1882, Piccini arrivò a fare distribuzione in tutta Italia prima di lasciare le redini al figlio Mario, nel 1925: il giovanotto si dimostrò un condottiero di estrema bravura, trainando l’azienda attraverso i gorghi della Depressione e della Seconda Guerra Mondiale. La visione globale di Mario sfociò finalmente con l’apertura di un nuovo punto vendita a Poggibonsi, dalla cui minuta ma energica stazione il vino Piccini potrà arrivare anche all’estero: oggi la rete di distribuzione contempla 82 paesi. È un crescendo di idee e soddisfazioni: agli inizi degli anni ’50 si crea un consorzio tra famiglie produttrici del territorio per commercializzare i talenti e fare squadra. Lo stesso consorzio sarà il primo a proporre una bottiglia ecologica, pionieristica, dopo il ’64, anno in cui subentra la terza generazione di famiglia con Pierangelo.

VERSO IL FUTURO – La svolta moderna si vive con l’ingresso di Mario Piccini, che dal 1982, anno del centenario, è alla guida delle Tenute, delle quali ha rafforzato la figura commerciale e posto le basi per un progetto di espansione e restauro: è con l’intuizione sua e della sorella Martina che Piccini reinventa l’approccio di un prodotto storico come il Chianti Classico, riproponendolo in chiave fresca, moderna e soprattutto più approcciabile dai giovani, nella linea del Chianti Etichetta Arancio.  Trent’anni di leadership senza dividendi, reinvestendo tutto in azienda: esempio brillante i dodici milioni e mezzo totali di sforzo per lo stabilimento di Casole, un ex fabbrica di statuette Walt Disney oggi perla d’avanguardia e automazione, che permette risparmio energetico e di tempistiche per distribuzione, packaging, logistica. Il simbolo di una realtà flessibile, come l’installazione a tubi che troneggia davanti alla casa madre.

Tenute Piccini – Casole

FOCUS FORMAZIONE – La filosofia di Mario è un filo d’unione tra le rigidità amorevoli di un’educazione d’altri tempi, e la visione lungimirante necessaria per avere successo nel futuro: immobilizzazioni e focus sulla formazione dei dipendenti (settanta in tutto): “Sindacati e aziende devono essere come genitori per il dipendente, devono educarlo e sostenerlo, lavorare insieme”. Non un membro del team Piccini è stato sottoposto a cassa integrazione durante il periodo di chiusura forzata per Coronavirus, durante il quale è stato registrato un +300% nell’e-commerce. E per rimanere costantemente al passo con i tempi, quando non addirittura anticipandoli, dal 2018 l’azienda si avvale della consulenza di uno dei guru dell’enologia mondiale, Riccardo Cotarella, nelle parole dello stesso Mario “un consulente fuori dagli schemi classici capace non solo di dare un contributo importante alla qualificazione dei vini ma anche, e soprattutto, supportare la crescita professionale dei team tecnici con i quali collabora”.

DALLA TOSCANA ALLA SICILIA – Oggi la famiglia Piccini, i cui ultimi esponenti Ginevra, Michelangelo e Benedetta sono già parte della squadra, è proprietaria di Tenute Piccini (che detiene gli Agricoltori del Chianti Geografico), e della Società Agricola Valiano, sotto il cui ombrello esistono cinque altri marchi sparsi su tutto il territorio italiano: Fattoria di Valiano (Chianti Classico), la prima vera eredità e di fatto “il territorio di casa”; Tenuta Moraia (Maremma) dove si trovano Sangiovese e Vermentino su tutti, oltre alle varietà internazionali come Cabernet, Merlot, Syrah, Alicante e Chardonnay; Villa al Cortile (Montalcino) per il Brunello; Regio Cantina (Basilicata), regno dell’Aglianico del Vulture; Torre Mora (Etna), paradiso per le varietà autoctone come Nerello Mascalese, Nerello Cappuccio e Carricante. Circa 200 ettari vitati in totale, sessantasette milioni di fatturato e diciassette milioni di bottiglie l’anno.

Mario Piccini

“L’ITALIA VIVRÀ UN BOOM” – Il brand con il nome di famiglia pesa per circa la metà delle vendite, il 91% delle quali avviene in GDO in Italia, dove Mario è certo si vivrà un’esplosione imminente: “Nei prossimi dieci anni assisteremo a un boom qualitativo enorme, in Italia. La Francia è stanca, satura, il futuro è qui: ma per riuscirci è necessario che si viva un sistema vero e proprio, e che soprattutto qualcuno ci metta la faccia. I giovani devono essere più coinvolti e avere le idee più chiare”. Nel 2019 Tenute Piccini ha aperto i propri uffici a Shanghai, come riprova degli orizzonti larghissimi che da sempre contraddistinguono l’azienda, insieme alla ricerca senza sosta di qualità e dinamismo. E per i tempi a venire i progetti hanno nomi e caratteristiche ben definite: automatizzazione, potenziamento delle cantine per il Chianti Geografico, una ristrutturazione che permetta l’affinamento in legno e in bottiglia, lo smussamento di alcuni angoli per la produzione di spumanti. Sembrava ieri, ci fossero solo sette ettari e un sogno di famiglia. 

 

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