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Ogni anno, puntuale, facciamo il punto della vendemmia quando le uve arrivano (non tutte!) in cantina dei produttori che animano l’Associazione Deditus formata dalle aziende Azelia, Cordero di Montezemolo, Sandrone, Michele Chiarlo, Pio Cesare, Poderi Gianni Gagliardo, Poderi Luigi Einaudi, Prunotto e Vietti.

La parola, in direttissima, è dei produttori che, moderati da Roberto Fiori de La Stampa, hanno espresso le caratteristiche di un’annata 2023 davvero complicata, a causa di un‘eredità siccitosa del millesimo antecedente contrapposta, però, a una quantità di pioggia caduta piuttosto elevata (500-700 mm). E, nonostante gli episodi di grandine registrati a luglio, che hanno interessato alcune zone delle Langhe, l’uva Nebbiolo si è dimostrata essere capace di rispondere in maniera efficace agli effetti del climate change in atto.

La 2023, che vedrà ultimare i raccolti attorno il prossimo 20 ottobre, ha tutte le caratteristiche per essere una sorta di benchmark per registrare, ordine: l’esperienza accumulata in vigneto da parte dei produttori nelle ultime due decadi e la solidità in quella che è la disponibilità ed impiego pragmatico della manodopera. Il fattore umano è dunque al centro: le scelte prese dalla potatura al diradamento, si verificano nei tempi diversi di maturazione delle uve.  Luca Sandrone, portavoce odierno dell’omonima cantina, mette sotto esame l’importanza del lavoro in vigna e dei diradamenti più tardivi. Il clima avrà anche spianato tutto ma le scelte dell’uomo hanno fatto la differenza. All’unisono si parla di grande lavoro in vigna e di cernita cesellata dei grappoli, “nei bricchi si sono registrati casi di grappoli bruciati ma la maturazione fenolica è ottima, la concentrazione dei tannini è elevata” – ha affermato il giovane Lorenzo dell’azienda Azelia.

È presto per dirlo ma sulla carta, dati alla mano, si parla di un’annata dal ciclo vegetativo tutto sommato regolare e con un buon potenziale evolutivo. Stefano Gagliardo della cantina Gagliardo afferma: “Stiamo vivendo un’annata miracolosa, quest’annata fatta di estremi ha messo a dura prova noi e le vigne. Raffiche di vento a 105 km orari mi hanno coricato le vigne a Lazzarito ma lo abbiamo superato.
Si parla molto di peronospora quest’anno, nelle Langhe ci meritiamo un ‘bravi’, siamo stati bravi a gestire la malattia. I grappoli, è vero, non sono uniformi, ma la selezione farà la differenza. Se contestualizziamo il Barolo rispetto alle altre zone, siamo un’eccezione.

Stefano Chiarlo della Michele Chiarlo – barberista affermato – è tra coloro che hanno enfatizzato l’aspetto della “gradazione alcolica inferiore rispetto ad altre annate, e come le rese produttive siano buone: 55 – 60 quintali per ettaro, con un diradamento del 30%. Non possiamo generalizzare” – ed ecco spiegato il motivo per cui si tratta di un’annata sicuramente stimolante per i produttori – non v’è dubbio – ma sopratutto per il mercato, che metterà a giudizio, lo ripetiamo, l’expertise, più o meno datata, delle cantine.

Alberto della Cordero Montezemolo tiene, infine, a tranquillizzare i consumatori: l’annata è buona, l’aspetto agronomico ha aiutato tantissimo, si tratta di un millesimo disomogeneo dal punto di vista del caldo. E dunque, cercando di sintetizzare l’operato dei produttori, si può affermare che competenze e tempestività nei lavori in vigna sono tra i fattori più importanti in questa 2023. La gestione dei terreni è fondamentale, al centro c’è  la fertilità da riportare nei suoli in tutte le annate – più o meno siccitose. La vite si è espressa con una variabilità elevata, e la lettura del suo andamento è tra le sfide più impegnative per i viticoltori di oggi sia dal punto di vista organizzativo sia economico.

+ INFO: deditus.it/it/

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