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Prodotti 2,06 milioni di ettolitri (-14%). Piemonte seconda regione italiana con un fatturato vino di 1.362 milioni di euro. Focus sui mercati internazionali di Nomisma e Ismea.

I DATI DELLA VENDEMMIA 2023

La raccolta delle uve è stata abbastanza precoce, in generale si è svolta tra agosto e settembre. Tra i vigneti del Piemonte, la produzione di vino è calata del 14% rispetto all’anno prima attestandosi a 2,06 milioni di ettolitri. In Italia la produzione è stata di poco sotto i 39 milioni di ettolitri (-22% sul 2022).

 

 

La vendemmia comunque viene classificata come molto buona in qualità: dalle analisi e valutazione svolte costantemente dal servizio tecnico di Vignaioli Piemontesi, molti vitigni sono collocati tra le «otto stelle» (Arneis, Favorita, Nascetta, Dolcetto, Grignolino, Nebbiolo Alto Piemonte, Chardonnay) e le «otto stelle e mezzo» (Cortese, Erbaluce, Moscato bianco, Timorasso, Barbera, Brachetto, Nebbiolo (Langhe). Tre i picchi vicino all’eccellenza con nove stelle: Freisa, Pelaverga Piccolo, Ruchè. Sette stelle e mezzo a Vespolina, Sauvignon Blanc, Pinot Nero. «Il carattere più apprezzabile del 2023 – scrivono i tecnici – potrebbe essere quello delle ‘ridimensionate’ potenze alcoliche anche più in sintonia con le nuove richieste di mercato». In generale, si delineano prospettive di migliore equilibrio e lunghezza nei vini, oltre che di maggiore complessità: «Occorre saper rintracciare e apprezzare nei vini anche l’impronta dell’annata oltre che quella territoriale».

Per il primo anno, dal 2017, gli ettari vitati piemontesi sono in flessione: oggi sono 44.285 (erano 45.823 nel 2022). Guardando ai numeri, negli ultimi dieci anni (2013 – 2022), il vigneto piemontese ha evidenziato un andamento sostanzialmente stabile e con una situazione di incremento fino all’anno scorso. Nel 2013 la superficie vitata piemontese disponeva di 44.169 ettari, nel 2014 di 43.893, nel 2015 di 43.553, nel 2016 di 43.500, nel 2017 di 44.202, nel 2018 di 44.449, nel 2019 di 44.677 ettari, nel 2020 44.737 ettari e nel 2021 45.420. Anche nel 2022 è continuato il recupero della superficie vitata persa nel passato (45.823 ettari), con un netto incremento rispetto al valore del 2013.

La produzione di vini a denominazione di origine rappresenta il 94% con 1,95 milioni di ettolitri dichiarati nella vendemmia 2023. Ci sono 59 denominazioni con 18 Docg e 41 Doc che coprono circa l’83% della produzione regionale; quasi tutta di vitigni autoctoni storici.   Positivi i dati economici del settore dell’agroalimentare piemontese a cui fa riferimento anche il vino: secondo gli ultimi dati della Regione Piemonte, il valore della produzione piemontese è di 1.362 milioni di euro su un totale italiano di euro 11.334 milioni. Il Piemonte si conferma come seconda regione a livello nazionale per impatto di fatturato. Un export che interessa circa il 60% del vino prodotto in Piemonte, di cui il 70% nei paesi comunitari e il 30% nei paesi extra Ue. Il 33% della produzione vitivinicola in Piemonte arriva dal mondo della cooperazione: 35 cantine cooperative piemontesi sono associate e rappresentate da Vignaioli Piemontesi con circa 8.000 soci.

Sono poco più di 19 milioni di euro le risorse assegnate dalla Regione Piemonte nell’annualità 2023/2024 alla misura promozione sui mercati dei Paesi terzi dell’OCM Vino per l’internazionalizzazione e l’export delle aziende vitivinicole piemontesi, così ripartite: 8,4 milioni di euro per la misura promozione dei vini sui mercati dei Paesi terzi; 6,9 milioni di euro per la misura ristrutturazione e riconversione dei vigneti; 3,8 milioni di euro per la misura Investimenti. Sono 7,1 milioni di euro le risorse assegnate dalla Regione Piemonte per il biennio di transizione 2023 – 2024 a favore della sottomisura 3.2 PSR 2014/2020, a sostegno delle attività di informazione e promozione, svolte da associazioni di produttori nel mercato interno alla UE per la valorizzazione delle produzioni piemontesi rientranti nei regimi di qualità.

 

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PERFORMANCES E POSIZIONAMENTO COMPETITIVO DEI VINI PIEMONTESI

Il 2023 ha rappresentato dunque un anno dai molti risvolti complicati per il mondo del vino italiano, non solo per la produzione ma anche per i mercati. Denis Pantini, responsabile Nomisma Wine Monitor, ha analizzato le performance dei vini piemontesi, in particolare all’estero. Per quanto riguarda l’export di vini Dop italiani (-0,3% a valore, -3,9% a volumi), quelli piemontesi sono andati meglio della media, nel senso che l’Asti spumante Dop è cresciuto del 5,2% nei valori e leggermente calato nelle quantità esportate (-0,9%). I rossi fermi Dop piemontesi invece hanno subito una contrazione del 2,6% a valori e del 5% a volumi (contro, rispettivamente, un calo del 5,6% e del 8,1% che ha interessato l’intera categoria dei rossi Dop).

Guardando ai principali mercati di export dei vini Dop piemontesi, le variazioni rispetto al 2022 si sono manifestate in maniera differente. Così, nel caso dei rossi fermi e guardando ai valori, i principali cali hanno interessato il Canada, la Norvegia, la Germania e il Regno Unito mentre all’opposto si sono registrati aumenti in Francia e Svezia. Per quanto riguarda invece l’Asti Spumante, il valore dell’export (gen-ott 2023 vs 2022) è cresciuto in Lettonia (si tratta per la gran parte di ri-esportazioni in Russia), Germania, Uk, Polonia e Austria mentre è diminuito negli Stati Uniti, Messico e Giappone.

Infine, uno sguardo al lunghissimo periodo. Al di là dei fattori congiunturali che hanno interessato (e stanno interessando anche questo inizio 2024, tra l’altro a rischio di peggioramento alla luce delle tensioni geopolitiche in atto) il mercato del vino con gli effetti descritti sopra, vi sono altri elementi – in questo caso strutturali – che devono essere tenuti in considerazione per comprendere i possibili trend futuri del settore. Primo fra tutti l’evoluzione demografica dell’Italia e l’approccio al consumo di vino da parte delle nuove generazioni. Le previsioni demografiche rilasciate dall’Istat mostrano un Paese che al 2050 risulterà meno popoloso (-5 milioni di abitanti rispetto ad oggi) e più vecchio (il 35% della popolazione avrà più di 65 anni).

Questo necessariamente si tradurrà in un minor consumo di vino (in quantità) che, comunque, già negli ultimi vent’anni è calato di quasi il 30%. Quindi per mantenere inalterata la struttura produttiva della filiera vitivinicola italiana (con tutti i risvolti positivi che esprime a livello socio-economico per il Sistema Paese e per i singoli territori), occorrerà sia esportare di più (andando anche ad interessare mercati oggi poco presidiati dai produttori italiani) che comprendere per tempo l’evoluzione dei gusti e delle abitudini di consumo dei giovani d’oggi. Giovani che, attualmente nella scelta di acquisto di un vino, sembrano prediligere attributi in parte condivisi anche con le generazioni dei meno giovani (come l’origine territoriale, la valorizzazione dei vitigni autoctoni), altri indicati con maggiore enfasi (vini sostenibili) ma altri ancora dove il divario con la media dei consumatori italiani risulta molto evidente. È il caso dei vini “limited edition” (promossi da influencer o realizzati in collaborazione con imprese del mondo della moda e del fashion), ma soprattutto dei vini adatti alla mixology.

+info: www.vignaioli.it 

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