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Crescono i consumi del Prosecco e si conferma il posizionamento nella fascia alta dell’Amarone. Per mantenere l’eccellenza, però, bisogna evitare di cadere nella banalizzazione del prodotto e difendersi dalla vendita al ribasso. “Mettere insieme Prosecco e Amarone può sembrare una sfida” spiega Primo Anselmi, Presidente di Fedagri Veneto in apertura del convegno ““Prosecco e Amarone: due eccellenze della vitivinicoltura nel Veneto”, organizzato da Federagri Veneto, nella sala Convegni della Federazione Veneta delle Banche di Credito Cooperativo. “Sono in effetti due prodotti diversi per clientela, volumi, prezzi, mercati e canali di vendita. Ma si prospetta per entrambi una direzione importante da seguire: quella dei mercati esteri”.

Gli spirits sono le bevande alcoliche che più di tutte hanno sofferto a causa della pandemianel 2020 i consumi di amari, liquori e distillati si sono ridotti del -20% rispetto al 2019 a causa in primis della chiusura e delle restrizioni che hanno interessato l’Ho.re.ca., canale fondamentale per il settore da dove prima dell’emergenza Covid-19 passava ben il 54% dei consumi.

Nella scelta dei vini, in particolare quelli di alta qualità (fine wines), il brand – in particolare delle aziende “storiche” che da più tempo operano sul mercato – è rimasto in tempi di pandemia uno dei principali criteri di scelta da parte dei ristoratori nella formulazione della propria offerta in wine list (lo pensa l’84% degli intervistati), prima ancora dei premi sulle guide (63%) o della denominazione nota/famosa (52%).

Con la riapertura, da lunedì 18 maggio, della ristorazione e del ‘fuori casa’ si riattiva anche per il vino italiano un canale naturale che vale al consumo 6,5 miliardi di euro l’anno. Di seguito le principali risultanze dell’instant survey dell’Osservatorio Vinitaly-Nomisma Wine Monitor, realizzata ad aprile su un campione rappresentativo di 1.000 consumatori di vino.

  • L’Italia cavalca e trascina l’onda dei consumi di sparkling nel mondo: +240% in 10 anni, contro media mondiale a +50%
  • Italia leader in 16 mercati mondiali, contro 29 della Francia. Nel Sud del mondo (più Cina) però ha un peso ancora marginale, con quote di mercato sotto il 10%
  • Nei prossimi 5 anni il forecast ci premia in Cina (+38,5%), Russia (+27,5%), Usa (+22,5%) e Giappone (+10%). In stagnazione UK e Germania

Il vino rosato non è più “donna”, ma piace proprio a tutti. La notizia arriva da Lecce dove per il quarto anno consecutivo si è celebrato Roséxpo il salone internazionale dei vini rosati. Secondo un’indagine condotta da Nomisma Wine Monitor comprano rosè le donne per il 73% e gli uomini per il 67%. Una passione che si sta unificando ma che ancora oggi non raggiunge gli standard della cugina Francia dove la Provenza resta il maggior attrattore per i winelovers.

Il futuro dell’export del vino italiano negli USA passa dalla conquista dei consumatori Millennials. Scelgono il vino più per la notorietà del brand che per tipologia e provenienza, guardano al prezzo e sono attratti dal design delle bottiglie: sono i consumatori Millennials, una delle chiavi per conservare e ampliare l’export agroalimentare italiano negli USA. Se n’è discusso oggi al convegno “Il vino secondo i Millennials: una nuova generazione di consumatori” organizzato all’Università  degli Studi di Scienze Gastronomiche di Pollenzo da Verallia e Nomisma.

Amano i nostri vitigni al punto da preferire i vini italiani rispetto a tutti quelli stranieri (35,6%); li prediligono ai vini francesi, argentini, cileni e australiani; adorano il Prosecco (prima scelta rispetto allo Champagne) e gli abbinamenti cibo-vino. Sono i ‘Millennials’, la Generazione Y (20-35 anni) che sostituirà i ‘Baby Boomer’ tra i top buyer americani, inquadrati nell’indagine a cura del nuovo ‘Osservatorio Mercati terzi’ di Business Strategies/Nomisma-Wine Monitor. La ricerca, presentata al Vinitaly nel corso del convegno ‘Obiettivo export a 50 miliardi di Euro: quali strade per la promozione?’, organizzato da Business Strategies in collaborazione con il ministero delle Politiche Agricole, è stata realizzata su un campione di 3800 giovani residenti negli Stati di New York, Illinois, California, Miami, Oregon.