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Erika Mantovan

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“Un altro libro sulle Langhe, se ne sentiva il bisogno?”. Questa la reazione maggiormente sentita al momento della notizia dell’uscita del libro “Alle radici del Barolo” edito da Slow Food Editore che, non solo si conferma come un progetto necessario ma fondamentale per preservare la storia di chi ha lavorato per commercializzare il vino della Langa nei secoli precedenti ai nostri; è una rappresentazione di un tessuto di famiglie radicate nel territorio che è rimasto legato alle proprie origini.

Di netta ispirazione alla più famosa asta benefica del vino al mondo, in scena ogni anno il 3° weekend di novembre, agli Hospices di Beaune, Barolo en primeur rappresenta un’importante iniziativa di responsabilità sociale a valore aggiunto multiplo: solidale, enologico, artistico ed economico, capace di valorizzare ancora di più i famosi Barolo e Barbaresco.

Derthona è il nome antico della città di Tortona e del vino a base di uva Timorasso che campeggia per lo più in questa terra piemontese, accarezzata dai venti liguri, ricca di marne banche e terre rosse, punto nevralgico e strategico per lombardi, liguri ed emiliani. Giampaolo Repetto, Presidente del Consorzio Tutela Vini Colli Tortonesi, a distanza di due anni dallo scoppio della pandemia sceglie nuovamente il Museo Orsi di Tortona per presentare lannata 2020 del Derthona.

Il progetto di Mr. Dee Still è destinato a fa parlare di sé. In occasione del Margarita Day che ricorre il 22 febbraio, questo primo e vero progetto shoppable e magazine al tempo stesso nel mondo del beverage, propone una box in cui troviamo ALTOS, Tequila nata dall’idea di due importanti bartender inglesi: Henry Besant e Dre Masso, insieme al Mastro Tequilero Jesùs Hernandez.

A due passi dal centro della prima capitale d’Italia e non da un altro luogo glam della città, la zona della “Crocetta”, una vecchia villa ottocentesca diventa la dimora di un nuovo locale che vuole far vivere la cucina con leggerezza e andare controcorrente con il resto dell’offerta enogastronomica della città. Lève vuol dire pranzo, aperitivo e cena, un luogo con l’eccellenza al centro, dalla cucina mediterranea, all’eleganza nel servizio e alla freschezza delle materie prime, dove prendersi del tempo da trascorrere in armonia.

Era il 2008 quando Marco Speri decideva, grazie al supporto del padre Benedetto, di avviare il suo progetto personale a Fumane, nel cuore della Valpolicella Classica. L’esperienza in cantina e in campagna non mancava, si trattava solo di prendere una nuova strada con un po’ di sana dose di incoscienza, tipica di chi sa di avere le idee chiare circa gli obiettivi che vuole raggiungere. “È stata una scelta azzardata, ma è andata bene. Oggi non so se la rifarei ma sono qui, con le miei bottiglie e quindici ettari in cui produrre vini d’impronta classica, un omaggio vero alla tradizione viticola di queste terre” – ha detto Speri in occasione della presentazione di quello che, di fatto, si potrebbe considerare come il suo primo progetto, un esperimento di vinificazione durato tredici anni.

Presentato a Palazzo Barolo il progetto di sette produttrici della celebre regione viticola d’oltralpe. Nasce come progetto di amicizia quello delle Fa’Bulleuses, sette giovani produttrici…

Serviva più spazio per contenere l’entusiasmo per il caffè da parte del pubblico della prima capitale d’Italia. Il Salone infatti per il primo anno si è spostato nella centralissima Piazza San Carlo. Una due giorni dedicati al caffè organizzati dall’Associazione di promozione sociale EatBin. L’Assessore al Turismo e Commercio della città di Torino aveva mostrato una certa soddisfazione già in partenza. “Il Turin Coffee rappresenta un evento unico nel suo genere, ormai consolidato e molto partecipato sul territorio, che celebra una delle più importanti eccellenze torinesi, il caffè. Sono certo che il festival darà un forte segnale di ripresa per la città e le aziende coinvolte, confermandosi una grande occasione per il settore del turismo, che sta vivendo un momento difficile non solo sul nostro territorio, ma anche a livello nazionale e globale”.

Sarebbe stato fedifrago, verso se stesso, se non si fosse sfidato, se non si fosse interrogato sui suoi veri gusti e su quelle contaminazioni alle quali ci ha sempre abituati nei suoi menu. Stiamo parlando di Marcello Trentini alias Magorabin che nella sua personale visione di cucina mostra tratteggi o accenti più marcati dall’acidità o dai sapori forti.

È l’urlo di gioia che irrompe tra il suono degli ultimi calici che sbattono tra di loro nell’incontrarsi sul tavolo. Perché sui tavoli ci sono tanti bicchieri, e ci sono tante persone – correttamente distanziate tra loro come vogliono le regole odierne.

Nell’espressione “andare oltre” ci possono essere molti significati, e la cosa più sincera, e d’interpretazione, è la presenza, l’accettazione di “un bisogno di andare oltre”. Una necessità che pone al centro una volontà precisa e ordinaria: rappresentare una propria verità, un gusto costruito nella storia e con essa la sua più pura evoluzione.