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Derthona è il nome antico della città di Tortona e del vino a base di uva Timorasso che campeggia per lo più in questa terra piemontese, accarezzata dai venti liguri, ricca di marne banche e terre rosse, punto nevralgico e strategico per lombardi, liguri ed emiliani. Giampaolo Repetto, Presidente del Consorzio Tutela Vini Colli Tortonesi, a distanza di due anni dallo scoppio della pandemia sceglie nuovamente il Museo Orsi di Tortona per presentare lannata 2020 del Derthona.

Dal confronto con produttori – e i loro vini, sia dell’annata 2020 che di quelli con più anni alle spalle – non si può non parlare di un tema tanto caro a Walter Massa: i tappi impiegati per chiudere le bottiglie. Qual è il migliore, o meglio dire, il più idoneo per i vini prodotti con il Timorasso? A cercare di rispondere al quesito sono stati presentati i risultati di una ricerca effettuata dal giovane enologo Matteo Poggio al BONAFUS di Chieri, che ha analizzato lo stato evolutivo di bottiglie di Timorasso di una stessa annata ma tappate diversamente. Tra sughero monopezzo, agglomerato (DIAM), Nomacorc Select Green 100, 300, 500 e Riserva, Vite Wak e Vite Tav, si evince che le bottiglie con una maggiore quantità di ossigeno, e dunque con un’evoluzione più precoce – dopo 12 mesi di affinamento – sono quelle tappate con Nomacorc 300 e 500.

Risultati raccolti dopo una degustazione dei vini avvenuta lo scorso settembre – dove noi di Beverfood eravamo presenti – nella quale abbiamo apprezzato proprio i campioni con la chiusura Nomacorc 300 e 500, risultati più godibili per piacevolezza e bevibilità. I vini con le altre chiusure esprimevano senza dubbio un maggiore potenziale evolutivo e sensazioni di chiusura. E nel cercare di tirare una riga e riassumere in qualche rigo lo stato di salute del Timorasso – già battezzato come Barolo bianco da alcuni – ci sentiamo di affermare che il vino inizia ad esprimersi dopo almeno tre anni di affinamento in vetro, e al netto delle chiusure; le diverse scelte in cantina, poi, che afferiscono a periodi più o meno lunghi di macerazione e/o l’impiego del legno, concorrono a formare oggi un’immagine ancora purtroppo disorganica della denominazione, che potrebbe però presto allinearsi con l’arrivo della denominazione Derthona Doc e relative caratteriste organolettiche da rispettare per l’ottenimento dell’idoneità.

Ad oggi, infatti, un buon 25% delle referenze a base Timorasso sfrutta il marchio “Derthona” ma di fatto si propone nel mercato come “vino bianco”. In pillole, il nuovo disciplinare Derthona, pone al centro qualche elemento: vigne dedicate, e a un’altitudine minima per ogni comune, tre tipologie di vino (Piccolo Derthona, Derthona e Riserva); l’impiego di sole uve Timorasso, resa massima di 75 quintali per ettari, 4000 ceppi per ettaro, 12,50% per il Derthona e 13,00% per il Derthona Riserva, estratto secco minimo 17,00 grammi/litro per il Derthona e 18,00 g/l per il Derthona Riserva. L’immissione in commercio è ammessa solo dal primo settembre dell’anno successivo alla vendemmia, mentre tre gli anni richiesti per la versione Riserva, che potrà essere commercializzata a partire dal mese di marzo. Attenzione anche alla sostenibilità: la bottiglia da 0,75 litri non può superare i seicento grammi di peso.

Ma tornando al vino, dopo gli assaggi en primerur della 2020, per i motivi sopracitati è oggi ancora difficile delineare, in linea definitiva, il livello qualitativo dell’annata ma si può invece tranquillamente asserire che una decina di aziende siano oramai arrivate a centrare il proprio stile produttivo riuscendo ad interpretare il millesimo e le caratteristiche dei diversi terroir (di cui avevamo parlato qui) come: Cascina I Carpini, Ezio Poggio, La Colombera, Oltretorrente, Pomodolce, Ricci, Sassaia, Vecchia Posta,Vigneti Boveri Giacomo,Vigneti Massa. Vini di personalità, di persistenza e di buon equilibrio già oggi tra il frutto e l’acidità ma non per questo inadatti a durare nel tempo.

L’annata 2018 – sebbene sia stata generosa in termini di uve – ha dato vita in qualche caso a vini più esili ma in generale di buona piacevolezza e potenza, come il Derthona Montecitorio di Walter Massa. Tra le annate di riferimento e con picchi di eccellenza resta la 2016, che si mostra impattante, elegante, ricca e in armonia. Concentrato sul frutto e di stampo neoclassico c’è il Derthona di Cascina Gentile mentre il Derthona Lacrime del Bricco di Vigneti Boveri Giacomo risulta essere il migliore vino di Derthona Due.Zero 2022. Elegantissimo, serico, con avvolgenti note di agrumi e sensazioni di zenzero candito; l’acidità protegge una corporeità e un andamento palatale che riporta a uno Chablis. Più vertebrale, con note iodate e fine al palato, c’è il Colli Tortonesi Terre di Libarna Doc Archetipo di Ezio Poggio.

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