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Da tempo si sentiva il bisogno di mappare le due zone confinanti del Piemonte, Gavi e Colli tortonesi. Si è partiti dal Gavi, zona più affine e calpestata dall’agrotecnico Davide Ferrarese, che con un’iniziativa personale, ha messo su carta le colline del Monferrato (bianco). Un primo momento di confronto sul tema risale a un Vinitaly di qualche non fa. Tra gli stand si vocifera tanto dell’intenzione quanto dell’esigenza di una mappa, oggi diventata realtà.

Ci si è avvicinati al progetto gradualmente, abbozzando schizzi, prendendo come elemento primario il suolo e le sue difformità. Lo scorso anno, dopo dodici mesi abbondanti passati a camminare per i 1500 ettari – colmi di biodiversità – e a studiarne i confini, e scrivere, Ferrarese ha sviluppato, da quei suoi primi bozzetti, i disegni, il passo in avanti si è fatto inserendo una variabile: le frazioni che, inserite anche nel disciplinare di produzione, certificano una storicità, un’esistenza della zona produttiva. Attiva. Non ci sono cru, colline o singole vigne, quello di Ferrarese non vuole essere un lavoro alla Enogea. “Oggi non è ancora possibile tracciare così nel dettaglio le zone. Le mappe vogliono essere un primo strumento per i produttori e per i consumatori. Un progetto di promozione, visuale, della produzione vinicola nel gaviese e nel tortonese. Documenti che mancavano, un punto di partenza in attesa di un upgrade grazie all’imprescindibile collaborazione dei produttori.”

Davide Ferrarese

Entrambe le mappe sono tradotte in inglese e hanno un costo di € 10,00. Sviluppate senza fondi o sponsorizzazioni,  rappresentano un desiderio di Ferrarese di vedere le terre – in cui opera principalmente come consulente – migliorate, per uno sviluppo delle denominazioni passando dalla comprensione dei suoli. Il Gavishire vede principalmente terre rosse e terre bianche, non mancano tuttavia parti con terrazzamenti fluviali, formazioni marine e rocce derivate da crosta oceanica. I “grand cru”, le zone più note, ovviamente frazioni, Monterotondo e Rovereto, fiore all’occhiello del Gavi di Gavi Docg, sono affiancate, più ad est, da Capedaggio e Tramontana (Parodi Ligure), Costa Santo Stefano (Bosio) e ad ovest da Pratolungo (Gavi), e a sud Marcarolo (Bosio). Gavi Docg che ha visto nel 2010 l’inserimento nel disciplinare del Gavi Riserva e Gavi Riserva Spumante Metodo Classico, che si aggiungono al Gavi Tranquillo, Gavi Frizzante e Gavi Spumante.

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Con la mappa dei Colli tortonesi la faccenda invece si fa ben più complicata, i comuni sono 46. Trentacinque in più di quelli del Gavi. Qui campeggia da tempo anche la Barbera. Ferrarese la nobilitata al meglio mappandola e raccontandola assieme all’uva autoctona Timorasso. Si racconta l’evoluzione della Doc, dal 1973  a oggi. L’area è divisa in due zone: la superzona Monleale e la Terre di Libarna, figlie di quella modifica del disciplinare del 7 ottobre 2011. Duemila ettari, di cui meno di 200 a Timorasso, che resta però sotto i riflettori, con il delineamento dei confini di quella che è la vera novità 2021: una proposta che arricchisce il disciplinare di produzione ossia la sottozona Derthona Doc, esclusivamente riservata al Timorasso; si tracciano i confini con righello e matita, la tara è la quota minima al di sotto della quale non è, non sarà, possibile rivendicare la denominazione. Produzioni che potranno poi fregiarsi delle menzioni Derthona Riserva, Derthona e Piccolo Derthona.

Una vera e propria piramide qualitativa che prende in esame le produzioni per ettaro, il periodo di invecchiamento e la data in cui i vini saranno esitati. Non ultimo, c’è un’attenzione all’ambiente, la bottiglia in vetro che contiene il vino non dovrà superare il peso di 600 grammi. Di pregio poi l’indicazione dei versanti Unesco vincitori del premio promosso dall’Enoteca Regionale Piemontese Cavour, sono indicati con l’anno: il 2016 in quest, da Monleale a Berzano di Tortona, 2017, da Costa Vescovato a Villaromagno, 2018, a nord di Sarezzano e 2019 a Montegioco. L’altimetria e i suoli dunque come elementi di analisi assieme agli ambiti geologici che vedono zone con sedimenti di origine continentale a nord, formazioni di origine marina al centro e unità derivanti dal Dominio Oceanico Ligure-Piemontese, in cui troviamo rocce più antiche con 70-80 milioni di anni, che si trovano nella porzione meridionale. Una zona ampissima, tutta da analizzare, sulla base di questo documento che indica anche le vallate e i suoi fiumi, dalla Val Borbera alla Valle Spinti, Val Cuore, Val Grue, Valle Ossona e Valle Scrivia.

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