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Che il mondo del vino sia costellato di piccole grandi famiglie è cosa nota,  legami forti, che si intrecciano con la terra. E la scelta di dedicare la propria vita a questo rapporto si materializza nelle stagioni affiancando il lavoro umano allo sviluppo della vite. A Caluso, capitale dell’Erbaluce alle porte della prima capitale d’Italia, il progetto di Ilaria Salvetti si avvia nel 2012 in appena due ettari di vigneto, dislocati intorno al paese e il lago di Candia.

 

Famiglia Salvetti

 

Ma facciamo un passo indietro. Ilaria, quarta generazione di produttori, eredita dal padre Carlo l’arte della produzione del passito e il coraggio. Anche di sbagliare. I Salvetti sono tra i primi nella denominazione ad abbandonare la pergola in favore del gujot. Nel 2005 iniziano un’importante ristrutturazione dei vigneti, la vendemmia successiva Ilaria incontra quello che sarà il suo futuro marito e padre di sua figlia, Daniele. Appassionato e volenteroso, si conquista il suo spazio  in azienda apportando idee più contemporanee da sviluppare in questa piccola cantina-bomboniera. Il parco vitato aumenta di un ettaro, e un piccolo appezzamento è dedicato al Riesling. L’obiettivo? Iniziare la produzione di Metodo Classico, che vede il suo debutto con la 2014 a cui segue, dopo tre anni, anche la prima versione di Erbaluce classico. In vigna si è accorti, puntuali, la vigoria delle piante è gestita applicando il “metodo Simonit&Sirch”; tutti gli sforzi vengono ripagati presto, nel 2016 la cantina ottiene la certificazione BIO.

 

 

In ossequio ai suoi primi dieci anni di attività, Ilaria si è concessa un momento di festa proponendo una verticale di cinque spumanti millesimati di Erbaluce Docg. A seguire il delineamento dei tratti distintivi del vino, Ilaria e Daniele si sono affidati all’enologo Gianpiero Gerbi e alla sua esperienza con questa nobile varietà piemontese, contraddistinta da una spiccata acidità, tale da renderla dunque un’ottima base spumante. E se nel vino le variabili sono molte, in queste rappresentazioni a confronto si aggiungono diversi periodi sui lieviti e dosaggi. Il risultato?

 

 

Molte certezze e conferme sul potenziale qualitativo dell’Erbaluce in cui si sono contraddistinte le versioni pas dosé con oltre 40 mesi sur lattes. Nel caso della 2014 (55 mesi sui lieviti) siamo di fronte a un già ottimo vino fermo prima che spumante, dal sorso materico ma teso nonché prodigo nel corpo, rilascia salinità e freschezza. A seguire, la 2017 (45 mesi sui lieviti) verticalizza ogni componente strutturale del vino esprimendo una mineralità detonante e una concentrazione fruttata sugli agrumi bianchi. Infine, con la 2018, l’ultima immessa nel mercato, oltre a comprendere l’equilibrio dell’annata e la sua generosità, si coglie la loro decodifica, con la scelta di realizzare un Erbaluce extra brut (residuo naturale) con trenta mesi sui lieviti; carnosità ed espressività in un corpo agile e di buona potenza.

“Il sogno non deve essere più veloce del bicchiere” – dice Gerbi – la promenade dei Salvetti è appena iniziata e si completa dal 2020 con la produzione di un Erbaluce macerato, Eutopia, e di un Riesling.

 

+info: www.cantinailariasalvetti.it

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