Pinterest LinkedIn

© Riproduzione riservata

“Un altro libro sulle Langhe, se ne sentiva il bisogno?”. Questa la reazione maggiormente sentita al momento della notizia dell’uscita del libro “Alle radici del Barolo” edito da Slow Food Editore che, non solo si conferma come un progetto necessario ma fondamentale per preservare la storia di chi ha lavorato per commercializzare il vino della Langa nei secoli precedenti ai nostri; è una rappresentazione di un tessuto di famiglie radicate nel territorio che è rimasto legato alle proprie origini.

Forse il bene più prezioso e salvifico oggigiorno, in una denominazione che è mutuata, a tratti alla ricerca di un successo in un mercato internazionale sempre più omogeneo in termini di gusti e che quindi si è spinto oltre, verso un mondo “geneticamente modificato”. Era il 2017 quando Vittore Alessandria, produttore in Verduno, decise di presentare il progetto di un libro-omaggio alla storia del Barolo a Slow Food. La sua idea, sentita, di un racconto delle Langhe diverso, partendo dalle origini, venne apprezzato dall’editore che, anche a causa della pandemia, fu costretto ad accantonare il progetto per poi riprenderlo dodici mesi fa con grande entusiasmo.

 

 

“I progetti quando sono belli non muoiono, rinascono.” – ha affermato Chiara Cauda, direttrice editoriale di Slow Food Editore. Al tavolo si ritrovarono gli stessi attori e l’autore di uno primo scritto, molto approfondito, sulla storia della nascita del Barolo: l’Enologo storico di Fontanafredda Lorenzo Tablino. Mancava “solo” la voce narrante della storia, la scelta è ricaduta su uno dei massimi esperti e critici che ci siano in Italia: Armando Castagno, già storico dell’arte, giornalista, critico e professore alla Accademia Treccani e Unisg a Pollenzo. In occasione della presentazione del libro avvenuta il dieci novembre presso la sede della Banca d’Alba, si è entrato nel vivo dei motivi e obiettivi dello scritto, che proprio nel suo titolo trova una grande efficacia comunicativa. Si va a fondo, si scava nel passato per mettere nero su bianco i fatti che hanno segnato il percorso della denominazione Barolo. L’occhio cade inevitabilmente sulle immagini del fotografo Clay Mclachan, capaci di raccogliere attimi e messaggi difficili da esprimere già nell’oralità,  figuriamoci nella scrittura; le fotografie, spesso di natura chiaroscurale, colgono i personaggi e gli ambienti nelle varie stagioni, e nei momenti a loro più emotivamente rassicuranti.

 

 

Questa ricchezza di contenuti visivi si affianca, come detto, ai racconti di dieci cantine storiche “in punta di penna” da Armando Castagno, che ha raccolto le testimonianze dei produttori immedesimandosi nel lettore e portarlo con sé in un suo momento intimo. Gli scritti lasciano molti messaggi. Il Barolo viaggiava sulle navi, oggi è più facile incontrare i produttori nel cielo, sugli aerei più che in cantina, ecco perché il ricordo di queste loro radici diventa un’esigenza. Se la linea editoriale del libro nasce dai documenti ritrovati da Tablino, l’anima è percepita dal vissuto di Castagno, che in un caldo luglio ha visitato le aziende al centro del libro, in attività prima del 1861, anno in cui veniva neocostituito il Regno d’Italia, e che tutt’ora producono Barolo: Fratelli Alessandria, Borgogno, Burlotto G.B., Cordero di Montezemolo, Fontanafredda, Umberto Fracassi, Marchesi di Barolo, Poderi Marcarini, Poderi Oddero, Rocche Costamagna. Aziende, famiglie, che condividono un passato e un presente, consapevoli di quella che è la responsabilità a loro in pectore in virtù della loro eredità. Nel libro si troveranno tappe importanti sul commercio del Barolo, tardivo rispetto al Marsala e la narrazione di documenti dei primi decenni dell’800. “Ciò che è sommerso se non riemerge è dimenticato, non si devono dimenticare i momenti difficili che le Langhe hanno attraversato” – ha dichiarato Tablino. Preservare la memoria è fondamentali per le generazioni future.

 

 

IL SENSO DEL VIAGGIO, LA SENSIBILITÀ DI ARMANDO CASTAGNO

L’idea mi piacque, è originale, nel mondo del vino oggi manca qualcosa, e probabilmente qualcosa si è perso, forse la dimensione narrativa, non poetica, perché l’abbiamo considerata tramontata ma, secondo me, una narrativa che provi, o che tenti di portare il lettore in giro con noi, ha lasciato il passo alla letteratura tecnica: dall’ analisi del mercato, ai numeri, allo sfoggio delle bottiglie e alla “civiltà dell’immagine”. In realtà esiste una comunicazione subacquea, sotterranea, che rischiava di esser dimentica, e che è stata invece una delle molle fondamentali affinché molti di noi si appassionassero al vino; oggi non possono più nascere probabilmente autori che leggiamo come Soldati, Bruni, Cardinale, Veronelli, per citarne alcuni, perché non esiste più la cultura. Sono stati capaci di dipingere più che scattare foto, un mondo del vino passato. E una casa editrice che sceglie, e appoggia un progetto in cui l’obiettivo è il racconto della storia, e lascia a foto evocative, come se parlassero, esprimere un mondo di oggi e di ieri, lo trovo un fatto positivo, molto positivo.

È un progetto che poi lascia a me il compito di raccontare. In trent’anni non mi era mai stata proposta una cosa simile. Il libro non è lungo, è una lettura che, però, richiede concentrazione per verificare le radici del Barolo. “Radice” è un termine antico, l’etimologia della parola è sorprendente, significa “ciò che è flessibile, pieghevole. È una parola che viene usata e spesso strumentalizzata per giustificare una parte conservativa quando in realtà nell’anima è flessibile. La radice può esser comune ma dare origine a individui gioco forza diversi, come accade anche per le piante, non ne esistono due uguali. C’è poi una vocazione artistica, l’arte può essere in un vino. L’idea di produrre qualcosa di nuovo, riprende la storia che rievoca l’identità di un messaggio forte. Il Barolo ha conservato una sua integrità, una sobrietà e serietà nella comunicazione che magnetizzano il pubblico; il vino è autentico, affidabile, è espressione coerente e affidabile al substrato legato a un territorio, è un luogo in cui prevale una certa coerenza, come il libro dimostra, e anziché rincorrere la comunicazione, il Barolo dovrebbe fare comunicazione: essere una locomotiva e non un vagone. Questo è quello che dice il libro.” – ha affermato Armando nel suo intervento.

 

 

Per raccontare tutte le emozioni che si provano prima di arrivare al bicchiere di vino si deve esser una sorta di “supereroi delle emozioni”, capaci di accoglierle tutte dento di sé, analizzarle e farle proprie, in poco tempo.

Nel mentre bisogna ascoltare il vissuto di una famiglia che ha passato la sua vita a lavorare per un unico obiettivo: fare vino. Vivendo spesso in una “altalena economica”. I numerosi adepti del divulgatore di vino – si può dire – tra i più famosi d’Italia, non si stupiranno nell’apprendere che Armando è dotato di un’ottima capita di sintesi, e che passa dalla scansione architettonica degli spazi, dei colori e di tutti gli arredi in armonia tra loro in un battito di ciglia. Sogna ad occhi aperti, immaginandosi il passato davanti a sé, dinanzi ad antiche strutture. Saranno certo i suoi studi a guidarlo, essendo in principio uno storico dell’arte, ma il suo coinvolgimento per le intenzioni umane, desideri e sacrifici annessi, è un talento che o lo si ha o non lo si ha. E il raccontarli con verve non è elemento secondario, la mole di informazioni da registrare in pochi minuti è tanta. Il racconto diventa una sorta di viaggio nel viaggio, suo e del lettore, che si sente al suo fianco – magari – e che un domani arriverà a quei calici non con l’aspettativa ma con il rispetto. Ecco, forse per chi è dedito e porta il peso della storia della propria cantina è giusto che abbia attorno a sé una allure particolare. Non è magia e nemmeno mitomania; si tratta, a volte, di avere il coraggio di fare un passo indietro rispetto al tempo. E ai fatti, che il libro ha lo scopo di mettere in luce concludendosi con uno sguardo al futuro, perchè molte storie del Barolo sono ancora tutte da scoprire.

 

Dal 16 novembre 2022 il libro sarà disponibile in libreria: 224 pagine e €50.00.

 

© Riproduzione riservata

Tu cosa ne pensi? Scrivi un commento (0)

Aperitivo: No. 3 London Dry Gin  - Food is The Key - distribuito in Italia da Pallini

Scrivi un commento

quindici − quindici =