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Sono selezioni mono parcellari, situate in lieu-dit rigorosamente selezionati e ricercati tra gli archivi storici della Maison per dar luce a due Coteaux Champenois: un pinot noir, il Camille Charmont 2018 ed uno chardonnay, il Camille Volibarts 2018.

Due vini che rappresentano quelle vene, quei legami terreni e sanguini che segnano per la Maison Roederer un punto di non ritorno, non un semplice restyling ma una maturazione socratica basata sul dialogo con la vigna e con i  ricordi. Questo ultimo progetto porta la Maison in una nuova dimensione che punta su due zone della Champagne, Côte des Blancs e Vallée de la Marne, per sfidarsi e sfoderare tutta l’expertise ma sopratutto la personale visione dei terroir stessi e delle loro caratteristiche già espresse da Camille Orly, la bisnonna di Frederic Rouzaud, Presidente Louis Rorderer, la 7° generazione della famiglia Roederer. Nei primi anni duemila nacque il desiderio di omaggiare il coraggio e le scelte di Camille la quale, una volta prese le redini di Louis Roederer nel 1932, alla morte del marito, Léon Olry-Roederer, grazie alla sua personalità brillante, la sua energia salvifica e la sua eccezionale tenacia riuscì ad attraversare tutte le fasi del secolo ed a spingere la Maison di Champagne nella modernità. Gli aneddoti racontano di una donna carismatica, di grande intuito e con uno spirito da viveur: quando riceveva i suoi clienti più affezionati amava sorprenderli servendo dei vini fermi realizzati in vigneti eccezionali e da lei stessa scelti. Una figura visionaria e strategica per Louis Roederer, perché fu lei infatti a decidere di acquistare vigneti in Champagne per seguire l’intero processo produttivo e a creare gran parte di quello che oggi rappresenta il parco vigna della Maison.

E se tra i fattori fondamentali per la Champagne c’è senza dubbio la craie, il gesso, elemento basale per ottenere vini tesi, di struttura e longevi che, come un filo di lana avvolgono il gout du terroir delle varie parcelle, ecco che con Camille si era già cambiato registro per entrare, appunto, in una nuova dimensione. E la storia si ripete, la Maison oggi presenta una nuova chiave di lettura del proprio cammino sempre rivolto alla modernità. Questi due Coteaux Champenois di fatto rappresentano (forse) l’ultimo anello che completa il percorso iniziato nei primi anni 2000 della Casa allorquando si è capito che i gusti stavano cambiando e, soprattutto, che bisognava iniziare ad avere un approccio più “green” alla vigna. Da lì ecco la scelta della Casa di abbracciare la biodinamica e di proiettarsi anche in produzioni che prediligono sempre bevibilità, freschezza e frutto per una piacevolezza globale, caratteristiche innate per la Champagne ma che oggi con Roederer si esaltano anche nei vini fermi che, mentalmente, fanno ripercorrere la storia della Maison. Una ricerca del passato per sentirsi completi dunque e arricchire la propria bacheca con referenze che confermano la dinamicità e l’elasticità di questa regione viticola nonché la progettualità di Louis Roederer.

HOMMAGE A CAMILLE

Jean-Baptiste Lécaillon, vicepresidente ed enologo da oltre 25 alla Louis Roederer, ha iniziato la ricerca dei vigneti migliori per la realizzazione di questi due vini partendo dalla storia di Camille e dalle sue produzioni. La scelta è ricaduta volutamente su quei suoli più ricci più di argilla che di criae per ottenere frutto, agilità ma soprattutto salinità, quest’ultima è certamente il marker in ambo i vini che non solo accompagnano il sorso ma lo rendono dinamico e progressivo. Lo studio per la “Champagne di Louis Roederer” ha visto i primi risultati nel 2014 e, dopo diversi esperimenti tra vinificazioni, affinamenti (in legni di diverse tostature) e terroir (tra Avize e Cumieres) si è giunti al risultato sperato nel 2018.  È in questo millesimo che si è raggiunto il livello e l’interpretazione stilistica immaginati.

Per il pinot noir, si è scelta una parcella di appena 0,43 ettari, reimpiantata nel 2002, a Mareuil-sur-Aÿ, in località Charmont. La definizione del tannino, e il volume che si percepisce nel fin di bocca, derivano da una scelta per precisa del legno, barrique di rovere nuove (40%) fatte costruire apposta dalla Maison con non troppa tostatura per non impattare sul gusto del vino. Ma non solo, dopo varie vendemmie, come detto, Jean-Baptiste Lécaillon ha optato, grazie alla gestione accorta in vigna e la sanità delle uve, per l’impiego del grappolo intero, una macerazione soffice di 17 giorni e follature regolari durante la fase di fermentazione. E, dopo l’affinamento di 14 mesi, il vino restituisce un sorso goloso, vivace, e gioioso già oggi che si amplia al palato con un’ondata di dolcezza appoggiata a una fittezza regolata da una tessitura salace e minerale. Al palato c’è un gusto arborescente, la materia si eleva per aggrapparsi a spezie orientali spinte da una folata più balsamica. C’è un eco di umami per un pinot noir che vuole essere figlio di Louis Roederer ed espressione del suolo fatto di argille verdi (chiamate “illite”) atte a mantenere l’umidità nei periodi più secchi. Ne deriva un vin de garde – come direbbero i francesi – che con il tempo guadagnerà ancora più ampiezza e densità ma che già oggi sgorga un’incredibile salinità e una bella concentrazione materica.

Di contro per lo chardonnay Jean-Baptiste Lécaillon, dopo aver assaggiato un vino nel 1936, fermo, trovato in cantina e prodotto sotto l’egida di Camille a Mesnil – sur – Oger, si è convinto di spostarsi e cercare un vigneto niente di meno che in questo Grand Cru. La parcella scelta è di 0,55 ettari, impianta nel 1997 in località Volibars, tra i lieu-dit Les Joyettes e Les Moissonnières au -Dessus; esposta ad est si trova a sud del villaggio (in direzione Vertus) e vanta un’esposizione perfetta per ottenere quella maturità ideale per realizzare un vino fresco, di buon corpo e, soprattutto, ottenere una base adatta a trasmettere sia l’impronta personale ma anche il talento minerale del suolo. Il primo incontro tra naso e vino potrebbe far pensare alla Borgogna o uno Chenin della Loira o tutt’al più un Savagnin dello Jura; le iniziali note di vaniglia e di legno confondono, impattano e potrebbero far presagire un sorso opulente e ricco di densità. Niente di tutto ciò. Al palato si realizza che a trionfare c’è una sapidità disarmante, la parte di materia un po più verde nel centro bocca di fonderà con quelle note più affumicate in chiusura. Sensazioni apportate dalla fermentazione spontanea seguita da un affinamento di 15 mesi in ceramica (per il 35%), acciaio (44%) e barrique di rovere francese (21%). Vigore, energia e spontaneità. L’anima della champagne (bianca) senza l’effervescenza, si sprigiona.

“Hommage à Camille” è una gamma di vini da collezione? Da super esperti? Niente di tutto ciò, sono vini indirizzati a curiosi, appassionati e, indubbiamente, ai seguaci della Maison Louis Roederer. Che non smette di stupire.

I vini della Maison Roederer sono importati in Italia in esclusiva dalla società Sagna S.p.A.

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