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Frizzanti che passione. La settima edizione del report sui vini frizzanti realizzato dal Corriere Vinicolo mette in luce un comparto in salute di quella che rappresenta una peculiarità tutta italiana che storicamente ha svolto il ruolo di apripista sui mercati. Uno scenario che si è verificato prima in Usa con il Lambrusco e in questa fase nel Centro-Sudamerica ed Est Europa. L’interrogativo se non sia ora di supportarli con una promozione specifica, forse bisognerebbe forse crederci un po’ di più.

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GIRO D’AFFARI

Un’eccellenza tricolore con numeri di tutto rispetto, nel 2019, il giro d’affari mosso dai frizzanti italiani all’estero è stato pari a 414 milioni di euro, per un volume di 1,7 milioni di ettolitri. Risultati che sotto il profilo dei volumi sono consolidati, da circa una decina d’anni ci si attesta su questa soglia, dal picco di 1,9 milioni toccato nel 2011. Nel 2019 dopo la vendemmia abbondante del 2018,il valore è stato penalizzato rispetto all’esigenza di muovere massa volumica, cresciuta del 6%, con prezzo medio in contrazione (-6%, a 2,39 euro al litro, contro i 2,55 spuntati nel 2018). Il segmento dei frizzanti ha sofferto maggiormente la pressione sui prezzi della dinamica produttiva del 2018/2019, in confronto con i prezzi dei vini fermi scesi del -2% e degli spumanti a -3%. I vini frizzanti rappresentano l’8% del totale venduto dal nostro Paese sulla quota exort in continuità di quanto fatto registrare nel 2018, con una quota di mercato a valore del 6%, un punto in meno, riflettendo oscillazioni di mercato e il venir meno del Prosecco, dove la quota frizzante è in costante prosciugamento. Interessante il fatto che il mercato riconosce pochissimo plusvalore all’indicazione geografica tipica dei frizzanti, il grosso dei prodotti rubricati con questa sigla sono tra i più economici in assoluto. A livello di categorie, il grosso del prodotto esportato dall’Italia– poco più dell’80% – porta in bottiglia una denominazione d’origine o un’indicazione geografica. Nonostante questi movimenti, rispetto alla composizione dell’offerta produttiva che vede Igp e Dop parificate, quando si tratta di export il peso delle Indicazioni geografiche resta superiore. Motivo spiegato dal campione Lambrusco Emilia, uno dei prodotti più esportati in assoluto, in particolare sul mercato statunitense e in tutto il Centro-Sudamerica. Sul mercato interno il peso delle Dop sulle vendite torna a essere maggiore, evidenza dovuta al fatto che il consumatore italiano è molto più “territoriale” nelle proprie scelte, sia in fatto di consumo di prodotto tipicamente locale, sia quando si tratti di spesa in grande distribuzione

EXPORT E GERMANIA

In termini di performance export, il Cagr 2010/19 dice +3% e +6% per le Dop a volume e valore, contro -2% e +2% per le Igp. Una media di +3% abbondante invece si registra sulla colonna prezzi, che ingloba però l’effetto deflattivo generato dalla vendemmia 2018, l’anno scorso il saldo stava a +5%. Il primo trimestre del 2020 non sembra aver beneficiato del classico effetto meno produzione/prezzi superiori. L’unica categoria in aumento per ora è quella Igp (+3%), ma è un aumento regressivo, con ben 4 punti persi rispetto al +7% degli ultimi due anni. Il totale va sotto di uno speculare -3%, con le Dop a -5%, in aggravamento sul -3% del saldo 2019/18 e i generici addirittura a -10%. A livello di nazioni leggendo il totale dei vini frizzanti, è sempre la Germania il nostro più grande mercato, con poco meno del 30% del totale export a valore. Una quota che è andata diminuendo sia rispetto al 2000, quando i tedeschi compravano circa il 55% del nostro prodotto, sia rispetto al 2009, quando si era sopra quota 40%. Nel 2019 il saldo tedesco è positivo a volume (+6%), ma negativo a valore (-4%) Sul lungo periodo, sono cresciuti di importanza gli Stati Uniti (al 21% di quota valore, con variazione volumica di +3% nel 2019), mentre dietro i primi due vi sono stati scombussolamenti importanti. Nel 2006 vi è stato l’irrompere fragoroso della piazza spagnola, che aveva preso letteralmente la febbre per il Lambrusco. Poi dal 2009 un lento e inesorabile declino, che ha portato la Spagna a chiudere il 2019 a -3%, con una quota sul totale ridottasi al 2%. Stessa parabola discendente ha registrato il mercato olandese, che tra 2006 e 2008 era arrivato a pesare quanto gli Usa, ma oggi ridottosi al 4% di quota, con performance annua di -2% nel 2019.

TREND POSITIVO

Il Messico, oggi quarta piazza a valore con saldo però negativo nel 2019 di -7%, l’Austria, terza piazza, e infine la Repubblica Ceca, arrivata al 4% di quota, come Londra, mentre solo qualche anno prima era ancora un mercato marginale. UK e Francia restano piazze importanti (3% e 4% di quota valore sul totale), ma qui il fattore Prosecco sta rimescolando il mercato. I saldi dell’ultimo anno sono positivi per UK (+21%) e negativi per la Francia, indietreggiata del 4%, ma soprattutto in curva negativa costante dal 2017. Guardando le performance sul lungo periodo, in Europa regressive sono le piazze spagnola, olandese, confermate anche dall’andamento dell’ultimo anno, e tedesca (in ripresa nell’ultimo biennio), mentre positivi risultano Austria, UK e contrastata la Francia, che associa +2% pluriennale a decrescita 2019. In Europa dell’Est gli indicatori pluriennali e annui sono fortemente positivi per tutti i principali mercati, con la Russia in forte ripresa nell’ultimo anno. Da segnalare la performance polacca sul lungo e sul breve per un mercato ormai solido, grande quanto la Cina tanto per dare un’indicazione quantitativa. La vera esplosione di questa piazza si è avuta a partire dal 2017, con la categoria Dop – quindi quella più qualitativa – a fare il 90% delle vendite. Nelle Americhe  nonostante la ripresa dell’ultimo anno, il mercato brasiliano resta alquanto problematico, mentre il Messico si conferma piazza con solida crescita pluriennale, pur nella contingenza negativa dell’anno passato. Performance di crescita costante e confermate nel 2019 per gli Stati Uniti, sopra il 2%. Altro mercato in forte dinamica positiva è il Canada, dove al +7% cumulato corrisponde un +18% annuo che lascia prevedere altra crescita nel futuro.

FENOMENI EMERGENTI

In Asia le cose vanno discretamente sul mercato cinese, al netto del fatto che la Cina rappresenta una piazza su cui tutti si aspetterebbero molto di più considerate le potenzialità. Mercato giapponese che rimane solido, con performance anche nel 2019 di lungo periodo degne di un mercato emergente (+15%). Tra gli emergenti europei, tutti nell’asse centro-orientale del continente, i più convincenti sono Austria e Repubblica Ceca, la Polonia è una piccola e promettente una new entry, mentre la Russia vive di dinamiche tutte proprie, condizionate da problematiche macroeconomiche che investono la regolarità dei rapporti commerciali, anche se dopo la pesante caduta del biennio 2015/16, il mercato sembra instradato su un percorso di costante risalita. Andamento a saliscendi per il mercato britannico, mentre nella piccola Irlanda, dopo una fase ascensionale partita convintamente dal 2013 e culminata nel 2017, si è in tendenza calante. Nelle Americhe, Brasile e Messico si sono scambiati i ruoli di protagonista e di promesse per il futuro: nel 2014 il sorpasso dovuto a crescita messicana innestata su decrescita brasiliana. Nel medio-lungo si può essere tentati di credere che il divario tra i due Paesi si allargherà ancora, a seguito dello sbandamento totale in cui è piombato il gigante sudamericano, anche e non solo a seguito della gestione dell’epidemia da Covid-19. Le promesse asiatiche, dalla sempre verde Cina, alla corrente alternata del Giappone, che per via degli accordi di libero scambio con l’Unione europea guadagna un centesimo di concretezza in più sul medio-lungo periodo, a fronte delle contorsioni cinesi.

EXPORT E CATEGORIE

L’analisi per categorie di prodotto e Paesi, tiene separati i primi due mercati, con Germania e Usa, dove i ruoli di protagonisti sono invertiti. Frizzante Dop per Berlino contro Igp per Washington. Andamenti di ritrovata crescita sul mercato tedesco, con +6% volumico nel 2019, e dinamica consolidata su quello americano, con saldo leggermente negativo (-1%), sulla linea dei 250.000 ettolitri di prodotto annuo dal 2016. Sul prodotto Dop, dove sono rubricati tra gli altri i Lambruschi a denominazione ma soprattutto il Prosecco, i principali mercati sono raggruppati in un fazzoletto compreso tra 2,5 e 4 milioni di litri. Al vertice UK, l’emergente Repubblica Ceca, che ha superato in un colpo Paesi Bassi e Austria. In coda l’Irlanda, regressiva. Tra le destinazioni secondarie, la già citata esplosione del mercato polacco che in un paio di anni ha sopravanzato Francia, Messico, Spagna e Svizzera, tutti in fase progressiva calante. Sul versante Igp, tolti gli Usa fuori classifica per volumi assorbiti e la Germania, piazza principale di approvvigionamento per il Lambrusco si laurea Mosca (8 milioni di litri, +26% annuo), seguita da Messico, la decadente Spagna, Francia e Brasile, entrambi con forti progressioni annue (+10% e +30% rispettivamente). Tra i mercati secondari, l’emergente Repubblica Ceca sul versante Dop qui diventa mercato in progressiva e costante riduzione, anche se l’emorragia sembra essere stata frenata nel corso dell’ultimo biennio. Emorragia fermata anche sulla piazza olandese, ma qui i litri persi in un decennio sono oltre 4, mentre rientra la vampata sul mercato svizzero iniziata nel 2016. Infine il segmento meno remunerativo, quello dei comuni, che vede nella Germania il primo polo d’attrazione. Tolti anche qui gli Usa, tra le piazze principali troviamo Austria in forte crescita, Francia in involuzione nell’ultimo anno, Paesi Bassi in fase anche qui calante, poi UK e Messico. Tra le destinazioni secondarie i mercati sono quello asiatico e canadese, rientrato nei ranghi dopo un’esplosione quasi anomala nel 2011/12.

INFO www.uiv.it

 

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