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Liberi tutti: appello all’universo dell’hospitality dopo la quarantena


Un passo in avanti per curare le ferite e iniziare a rimettersi in sesto per il futuro. Gli esercizi commerciali avevano già avuto luce verde a metà maggio, con limitazioni volte a rifuggire gli assembramenti e incentivare l’igiene (perché altrimenti le mani non ce le si lava?); da oggi aprono le frontiere regionali, a breve quelle internazionali. Che per la nicchia della miscelazione, dell’hospitality in generale, vuol dire finalmente poter riaccogliere anche chi vive lontano. Per chi quindi fa parte dell’universo dei bon vivant, c’è molto da essere carichi d’energia e ancora di più da rimboccarsi la coscienza.

AI GIORNALISTI, O PRESUNTI TALI – Ricordatevi del ruolo che ricoprite: siete voi a dover raccontare verità e storie, ancora meglio se per farlo date voce a chi troppo spesso non ne ha abbastanza per poter farsi sentire. È probabilmente il momento più duro di sempre per l’economia tutta, inutile sottolineare quanto lo sia per l’industria dell’hospitality, proprio quando si era arrivati a mettere la testa fuori dall’acqua e si iniziavano a vedere realtà di qualità. Sta a voi (e noi) fare da megafono per quelle anime che continueranno a dedicarsi al prossimo aprendo le loro porte, e che meriteranno le attenzioni dei clienti grazie a genialità e passione. Non sacrificate un intero settore in nome del giornalettismo strillone da angolo della strada: un click in più, ottenuto con foto ritoccate o montaggi ad hoc, non vi renderà paladini dell’informazione, men che meno tributerà il giusto rispetto a chi per questo pagherà le conseguenze. Siate probi, come diceva Salvemini, non per forza imparziali. Se c’è da denunciare, che si denunci, ma senza usare i giornali, o peggio ancora il web, come nasse per tirare dentro lettori e imprenditori, senza distinzione. Va condannato chi deve essere condannato, nessuno di più. In ogni caso ricordate che  come già detto da molti, movida è un’altra cosa. E che l’ultimo periodo storico in cui sono esistiti i delatori, proprio benissimo non andò a finire.

AI BARTENDER E AI PROPRIETARI DI LOCALI – Bentornati, nel senso più letterale del termine, “è un bene che siate tornati”. È vero che la clausura ci ha permesso di riscoprire, sperimentare, dedicarci; sono stati senz’altro mesi utili per progettare e lamentarsi, rendere grazie, riconoscere. Ma niente di tutto questo ha davvero senso senza la possibilità di celebrarlo, come si fa da sempre e in qualsiasi condizione. Al netto di una situazione politico-gestionale da Repubblica delle Banane, torna tutto nelle vostre mani. Siate intransigenti con chi non osserva le regole: chiunque metta in pericolo la vostra professionalità e l’altrui rispettoso svago, non merita un goccio del vostro impegno (oltre che del sacro vostro alcool). Ricordate anche voi della responsabilità che vi viene affidata: siete ambasciatori di esperienze e custodi di storie, in vesti che la vostra figura indossa da millenni. Siete quindi chiamati a far da bere bene, e far stare bene meglio: è un momento storico in cui dopo tre mesi durissimi, e con svariati altri in arrivo, i vostri ospiti vorrebbero solo essere messi nelle condizioni di riempire gli animi e svuotarsi delle preoccupazioni. A voi il compito di permettere il trascorrere delle ore nella maniera più piacevole possibile: se le richieste di chi viene a trovarvi non sono in linea con il vostro pensiero, siate guide, non critici da strapazzo. “La chiarificazione  del ghiaccio spiegatela dopo” (cit.). E forse la cosa più importante: non approfittate della eventuale compassione dei clienti. Se avete deciso di riaprire, e non sarete mai ringraziati abbastanza, fatelo proponendo il massimo della qualità possibile, senza farvi trovare impreparati. Se già pensate di potervela cavare con un “abbiamo appena riaperto” di fronte a una lamentela o a un appunto, per onestà intellettuale dovreste allora ritoccare al ribasso i prezzi o proporre soluzioni più agili rispetto a quelle a cui si era abituati prima del lockdown.

AI CONSUMATORI – Liberi tutti era un grido scherzoso di quando si era piccoli e si giocava a rincorrersi. Significava che nessuno era più prigioniero dei cattivi, si poteva tornare alla libertà farlocca di un giardino che sembrava una prateria. Ma le pochissime, e semplicissime regole rimanevano. Per tutti. Siate quindi ligi perditempo: vi è di nuovo concesso (anzi, restituito, perché non è certo un’elargizione) di rivedere le vostre insegne preferite, chiamare i nomi che ricordate di sicuro, assaggiare nuove proposte. Le misure da adottare sono minime, pesanti e detestabili, ma sono là: come per le altre categorie, siete anche voi responsabili della sopravvivenza del settore che vi permette di cementare i momenti della vostra vita che decidete di rendere indelebili. Considerate come adesso, non tanto o almeno non solo dal lato economico, l’intera categoria dipenda da ciascuno di voi. Ogni comportamento inopportuno, ogni menefreghismo ignorante, si traduce in una pugnalata alle casse e al cuore di chi inizia a lavorare per voi quando voi staccate dal vostro lavoro. Esigete qualità, sempre, e siate magari duri quando l’atteggiamento di chi vi ospita non vi risulta consono (questo a prescindere dalla fine della quarantena); ma pensateci una volta in più quando avrete da ridire sulle cose meno importanti. Il momento difficile non è una scusa per nessuno, ma i più saggi sapranno che a causa di esso siamo tutti bersagli più facili. E forse adesso fate uno sforzo in più capire che l’importante è essere in quel determinato bar e goderne, non certo far vedere che ci siete. Bevete bene e divertitevi meglio, ai selfie pensateci poi.

A TUTTI – Siamo parte di un universo che ha visto interrompersi un processo di crescita e qualità importantissimo. E ciascuno di noi è granello di sabbia, che allo stesso tempo può sostenere gli altri o far bloccare gli ingranaggi. Gestione mediocre, disinformazione costante, atteggiamenti superficiali; ma anche successo commerciale, divulgazione di qualità, sperimentazione sensoriale. Colpe e meriti possono dividersi (non per forza equamente) tra i pezzi che compongono il puzzle dell’ospitalità: se gli angoli di uno si sfaldano, tutti gli altri non restano insieme. Salute, a tutti. Perché oggi riaprono anche i confini regionali, e si potrà incontrare chi da troppo tempo è lontano. Volete davvero non andare a berci su?

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